di Francesca Maccani

Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce
Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesca clessidra

Non so se i bilanci siano prerogativa femminile, so che appena ho iniziato a leggere “Clessidra” di Dani Shapiro, tradotto da Gaja Cenciarelli per Edizioni Clichy, senza aver dato uno sguardo alla sinossi, mi sono trovata catapultata nella vita dell’autrice.

Il libro infatti è un memoir nel quale la Shapiro racconta i suoi ultimi 18 anni di vita, quelli trascorsi accanto al suo terzo marito, anch’esso scrittore.

Il racconto è schietto, immediato e onesto, talmente onesto che confesso di aver pensato che ci vuole fegato a mettere giù nero su bianco in questo modo i propri pensieri più intimi.

Con una prosa senza fronzoli e che va dritta al sodo, la scrittrice racconta aneddoti quotidiani, difficoltà economiche, problemi di salute, ricerca di baby sitter e di case nuove, con uno sguardo appartentemente distaccato. Tratto questo che mi ha ricordato vagamente lo stile della Didion anche se la Shapiro è meno “fredda” e si concede molto di più al lettore.

Non si vergogna di mostrare le sue debolezze, i suoi fallimenti e le sue fallacie, come moglie e come madre. Non è difficile, mentre si legge, identificarsi nei suoi tormenti e soffrire con lei.

Allo stesso modo fa tenerezza vedere come alcune sue piccole manie, siano in realtà anche le nostre, quelle di noi mamme, lettrici e “scrittrici”, che devono riuscire a conciliare lavoro e famiglia, creatività e incombenze quotidiane.

“Da anni, ormai, ho dei blocchetti speciali in cui trascrivo passaggi che mi colpiscono molto mentre leggo I libri scritti da altri. Forse sono un’altra forma di diario. Di sicuro sono profondamente personali. Non sapevo, quando ho inziato a tenerli, che talvolta vengono definiti taccuini”.

Io stessa li utilizzo questi taccuini, non solo, li faccio usare anche ai miei alunni, che annotano le cose più significative che leggono durante l’ora di narrativa in classe.

L’autrice dice che questi taccuini sono in qualche modo il resoconto della sua vita, dato che si appropria così profondamente delle parole degli altri scrittori, da farle divenire sue. Ma non sue per il semplice atto di copiarle, sue perchè qualcun altro è riuscito a dire meglio di lei, cose che lei stessa provava e sentiva.

In un certo senso questo è il sunto del leggere, dell’amare le parole e i libri.

Questa è un poco anche la mia visione della letteratura. Attingere non tanto per capire, quanto per poter riuscire a dire, meglio di come riuscirei a fare.

Clicca sulla copertina per accedere al sito della casa editrice.
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In questo breve ma densissimo memoriale ho trovato così tanti spunti di riflessione così tante analogie col mio sentire che mi sono chiesta se veramente, noi donne, abbiamo un comune sentire così simile e soprattutto così intenso.

Una penna decisamente acuta e a tratti spietata, lucida e diretta, quella della Shapiro. Non è un libro rassicurante nè romanzato, è un libro vero che riesce a fare anche male perchè tocca dei tasti dolenti quali le difficoltà di essere madre oggi e il fallimento dei rapporti di coppia.

Per chi non ha paura di sentirsi dire quanto sia dura a volte, per chi ha fallito ed è caduto, per chi si è rialzato, per chi non teme di guardare in faccia la vita, quella vera, malattia e morte comprese.

La Recensora della Domenica: Clessidra

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