Nuova Frontiera junior

La sede ideale per la chiacchierata che vi apprestate a leggere potrebbe essere la redazione di La Nuova Frontiera, casa editrice romana che dal 1999 si occupa di letteratura per ragazzi, con una particolare attenzione ai classici in senso lato, dalla mitologia alla filosofia alla modernità, a cui si affianca a partire dal 2002 il settore della narrativa straniera, volta soprattutto all’area di lingua spagnola e portoghese, iberica e latinoamerica. In particolare saremmo ospitati nella stanza di Marta Corsi, curatrice della nuova collana per ragazzi per sto per presentarvi. Ma a vostro piacimento potreste anche immaginarci nel palazzo del principe Salina a Donnafugata, ospiti di Maria Antonietta Ferraloro, o su un albero come uno dei personaggi indimenticabili di Calvino, con Giorgio Biferali.

Collana 900

Comincio con la prima domanda a Marta, anima e ideatrice della collana Junior di La Nuova Frontiera, già da me tanto amata per i Classici, proposti nella lingua e nello stile più allettante dei contemporanei, spesso scrittori per ragazzi come Carola Susani, Nadia Terranova, Luisa Mattia, Paolo Di Paolo: da Omero a Dante a Ariosto fino a Oscar Wilde e tanti altri.

Esordisce con due bellissimi volumi, dedicati a Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Italo Calvino, la nuova collana sempre junior intitolata “Scrittori del 900”.

Dove nasce l’idea di una storia letteraria in frammenti, dedicata ai ragazzi? La definisco così, perché ogni libro è monograficamente dedicato a uno scrittore. Quale fascia di età avete in mente? C’è un progetto già definito e strutturato in autori da trattare e numero dei volumi, o invece vi lascerete trasportare e influenzare dai momenti e dalle occasioni?

La collana Scrittori del ‘900 nasce dalla consapevolezza che purtroppo molto spesso gli autori italiani del ‘900 sono studiati a scuola in maniera frettolosa o addirittura ignorati per mancanza di tempo. Da qui il desiderio e il tentativo di far appassionare i ragazzi alla letteratura e condurli alla lettura delle grandi opere del ‘900 italiano.

L’idea è stata dunque chiedere a scrittori contemporanei di raccontare l’autore che ha segnato di più la loro vita: lo scrittore che considerano un maestro, una guida, quello che assolutamente consiglierebbero di leggere. Prima di tutto perché pensiamo che il consiglio spassionato di un altro lettore possa essere più utile ed efficace di molte parole e lezioni e inoltre perché è bello e utile poter contestualizzare un autore raccontando anche un po’ della sua vita e in fondo ripercorrendo così anche tanta storia del ‘900.

Il target di riferimento a cui abbiamo pensato nell’ideazione della collana era una fascia d’età dai 12 ai 15 anni, in realtà – come spesso avviene – poi il target effettivo di lettori è parecchio più ampio.

In fase di ideazione del progetto ho stilato una serie di nomi di autori imprescindibili del ‘900 italiano, almeno secondo me, perché tra questi ci sono alcuni dei mostri sacri della mia formazione letteraria, nel frattempo per una serie di fortunate coincidenze sono venuta in contatto con Maria Antonietta Ferraloro e Giorgio Biferali che autonomamente avevano in mente dei progetti su Tomasi di Lampedusa e Italo Calvino… e così siamo partiti con questi due titoli, incanalandoli nella nostra collana.

Dal punto di vista estetico, proprio perché l’ambizione è creare una piccola biblioteca del ‘900, tutti i volumi sono di un formato piccolo e maneggevole, di sole 96 pagine e ognuno è caratterizzato da un colore che è quello utilizzato da Giulia Rossi per copertina e illustrazioni interne, ma anche per sottolineare alcune frasi tratte dalle opere o da altri testi  – come diari e lettere – degli autori raccontati.

Per quanto riguarda il contenuto, regola fondamentale per l’autore coinvolto nel progetto di scrittura è quella di personalizzare il racconto, e tenere sempre a mente che l’obiettivo principale della collana è far sì che i ragazzi siano spinti dalla curiosità di leggere in prima persona le opere dello scrittore raccontato. Quello che la collana non vuol essere è una sorta di Bignami del Novecento italiano, di questo a mio parere non c’è nessuna necessità.

Tornando alla pianificazione, ad aprile 2018 usciranno due nuovi volumi, uno dedicato a Natalia Ginzburg ad opera di Arianna Di Genova, l’altro su Pier Paolo Pasolini a cura di Rossano Astremo, entrambi sempre con le illustrazioni di Giulia Rossi. Speriamo di poter continuare con l’uscita di due o quattro titoli ogni anno.

 

Il libro di Maria Antonietta Ferraloro su Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha come sottotitolo “Il Gattopardo raccontato a mia figlia” (che parafrasa un celebre titolo di Ben Jelloun che forse è stato il primo a rendere feconde a livello letterario le suggestioni e gli stimoli che nascono dal confronto con i propri figli); quello di Giorgio Biferali dedicato a Italo Calvino, è sottotitolato “Lo scoiattolo della penna”, l’allusione è all’interno della poetica calviniana e non la svelo, perché leggendola ne ho tratto grande diletto che non voglio togliere ai lettori.

I sottotitoli dimostrano che la struttura e anche le motivazioni di partenza dei due autori sono molto diverse, e diversi sono i libri, a testimoniare l’intuizione felice di Marta Corsi di creare una collana in cui, all’interno del progetto comune, ogni autore conservasse la propria voce e il proprio battito del cuore nei confronti dello scrittore amato.

Però c’è un elemento in comune nei due testi, molto felice a mio parere, che traccia un’invisibile ma netta idea di continuità, intrecciandola con il progetto generale della collana: l’invito appassionato a leggere, che non è un invito “morale” né un insegnamento etico, ma nasce dal proprio entusiasmo e dal personale amore per la lettura, e per Tomasi e Calvino nella fattispecie.

La prima domanda che rivolgo quindi a Maria Antonietta e a Giorgio è quanto sia stato programmatico e strutturato all’interno della narrazione il desiderio di invogliare alla lettura e di contagiare i giovani lettori, a cui il libro si rivolge, (e quelli non più giovani) e se, in un certo senso, l’ideale lettore del libro con la sua giovane età abbia dettato l’invito stesso come qualcosa di naturale e inevitabile.

BiferaliConcordo pienamente con te sull’elemento in comune dei nostri due libri. Ma, almeno per quanto riguarda il mio racconto, perché di questo alla fine si tratta, be’, non c’è stato nulla di programmatico, se non il tentativo timido e incerto di offrire al lettore e a me stesso un ordine cronologico dei fatti, pubblici o privati che fossero. E soprattutto per quanto riguarda l’invito alla lettura, non ci ho mai pensato davvero, né prima, né durante la scrittura, perché sarebbe stato come tradire me stesso, quello che sono stato, nella mia prima infanzia: un felicissimo non lettore. La lettura l’ho scoperta dopo, da solo, spontaneamente, quando mia madre, insegnante, ha smesso di regalarmi libri. Come imparare a camminare, ad andare sulla bici senza quelle due piccole ruote di sostegno, a calciare un pallone. E a prescindere dall’anagrafe, non credo che sarò mai in grado di fare discorsi paternalistici, retorici, perché mi suonerebbero finti, e se ne accorgerebbero tutti. La voglia di leggere viene così, all’improvviso, senza troppe ragioni, come l’amore.  

Non ti conosco, Giorgio, ma attraverso il libro credo di aver spiato dalla serratura parte di te, e sì, non ti ci vedo neppure io a fare discorsi paternalistici, forse per questo il tuo invito alla lettura giunge con una schiettezza e immediatezza che è davvero felice!

Per Maria Antonietta Ferraloro, invece?

Maria Antonietta FerraloroOh, ma il desiderio di sollecitare la “mia lettrice” a leggere  è stato assolutamente “programmatico!

Il primo nucleo della  narrazione di questo libro è nato parecchi anni fa. Era un piccolo manoscritto: il regalo per i nove anni di mia figlia. Come saggista, mi occupo di Tomasi da  più di un decennio. Sono stata io a scoprire che tra i luoghi del Gattopardo vi è pure il piccolo borgo di Ficarra, nel messinese;  e a ricostruire un periodo sconosciuto, ma estremamente rilevante della biografia umana e letteraria di questo grande scrittore  (Tomasi di Lampedusa e i luoghi del Gattopardo, Pacini, 2014).  È  un autore che amo profondamente, mi è sembrato del tutto naturale provare a farlo conoscere, quanto prima,  a Giulia. Nel manoscritto originario, le pagine si alternavano già a delle illustrazioni: vi erano i disegni di una mia cara, giovane amica, allora all’ultimo anno del Liceo artistico e alcuni fotogrammi presi in prestito dal film di Visconti. L’idea era quella di offrire alla mia bambina una mappa, che le consentisse di muoversi a proprio agio dentro l’universo di Tomasi e dentro quella straordinaria “isola del tesoro” che è il suo capolavoro.

L’età di mia figlia ha giocato un ruolo essenziale nell’architettura del libricino e nella scelta dei “materiali” utilizzati (linguistici, lessicali, metaforici).

Ho cercato, infatti, di miscelare leggerezza e rigore. Il mio desiderio era di incuriosirla. Ma neppure per un attimo ho rinunciato a mettere dentro questo libro tutto quello che avevo imparato nella mia quotidiana e antica frequentazione di Tomasi. Uno degli autori più grandi del Novecento letterario ed uno degli scrittori più amati, letti e tradotti nel mondo.

Però, ho provato a stemperare le mie esigenze  (e paturnie) di studiosa in una sorta di “cunto”, un  racconto affabulante, quanto più possibile  “visivo” e “musicale” . Molti lettori mi confessano, ad esempio, di aver letto interi pezzi del libricino a voce alta. Non posso che esserne felice. In effetti, per catturare l’attenzione di Giulia, ho anche giocato con il suono delle parole, e la loro intrinseca cantabilità.   

Calvino ScoiattoloIn una parola, Giorgio Biferali, hai svelato il fascino del libro: un racconto, che ha come protagonista Italo Calvino, in pieno spirito calviniano, giocato sulla leggerezza che è il tono e il tocco con cui tratti le tematiche e la poetica dello scrittore, la molteplicità di piani di lettura che aprono visuali e prospettive letterarie critiche narrative immaginifiche, la rapidità con cui salti, scoiattolo o uccello come Biagio, da un argomento all’altro, da un testo all’altro, dal dato biografico a quello letterario, l’esattezza non  solo lessicale e stilistica, ma anche contenutistica, la visibilità all’interno del testo narrato nel ricreare scenari calviniani e nel proporne di nuovi di matrice calviniana, ma anche il modo straordinario in cui il testo narrato entra in empatia e in sintonia con le illustrazioni, che incarnano in pieno l’ariosità e il diletto, il piacere e la fantasia.

Dopo aver letto il tuo libro si mescolano due sensazioni: la voglia di condividere “Lo scoiattolo della penna” con tutti e il desiderio di rileggere Calvino.

E vengo alla domanda: perché leggere Calvino? Perché Giorgio Biferali lesse Calvino e che cosa i lettori oggi possono trovare in Calvino?

E infine perché scrivere di Calvino?

BiferaliParafrasando una cosa che scrisse proprio lui, potrei risponderti perché leggere Calvino è meglio che non leggerlo. O anche perché fa bene, perché tocca qualsiasi tema, le fiabe per ragazzi, i viaggi nello spazio e nel tempo, l’amore, la morte, con la stessa leggerezza, conservando sempre quella sua semplicità, senza diventare mai banale o prevedibile. Io ho letto Calvino perché mi avevano obbligato a leggerlo, a scuola, durante l’estate, e all’inizio credevo che fosse una di quelle cose che ti allontanano dal mare, che ti accorciano le vacanze, e invece. La lettura come compito, come obbligo, per magia, è diventata un piacere. Leggere Calvino è un po’ come scoprire per la prima volta un essere umano, come riconoscersi umani in un mondo pieno di voci, di sguardi, di storie che ancora non conosciamo. I lettori di oggi, quelli veri, che amano leggere senza pregiudizi o idee preconcette, troveranno le stesse cose che ho trovato io, fin da quando l’ho scoperto, nell’estate del 2003.

Giorgio ha definito il suo come un racconto. Tu, Maria Antonietta, come lo definiresti?Leggendo, mi è sembrato che la tua passione non fosse solo per il capolavoro scritto da Tomasi, ma per la sua stessa figura, per come lui è stato come uomo e per come è arrivato alla scrittura. Infatti il tuo libro è tripartito: una premessa che chiarisce la genesi e le intenzioni del testo; una parte dedicata alla biografia, anche sentimentale e letteraria, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e una terza che scandaglia con precisione, ma senza accademismo, “Il Gattopardo”.

Per quali strade, autore e romanzo, ti hanno incontrata?

Maria Antonietta FerraloroNon so che libro ho scritto.

Probabilmente, come ti accennavo,  l’ho immaginato come un “cunto”, uno di quei favolosi racconti nati per essere ascoltati, prima ancora che letti. Magari dopo essersi coricati, e in attesa di cedere al sonno. 

Tomasi di Lampedusa attraversa la sua esistenza con il passo claudicante di un’anatra zoppa. Nasce in una delle famiglie isolane che annovera, tra i suoi antenati, per parte materna ben tre Viceré. Eppure, quando si consegna alla morte, poco più che sessantenne, è indigente. Dopo un’infanzia e una giovinezza dorate, conoscerà solo delusioni, difficoltà, dolore,. Questo rovescio della sorte, lo segna nel profondo. Contribuisce a renderlo un uomo taciturno e solitario. Sino al 1954, anno in cui decide di tenere delle Lezioni per dei suoi giovani amici, e poco dopo, di  dare inizio alla stesura del Gattopardo, la vita del principe palermitano è  del tutto anonima.  Non è un caso se, Adrea Vitello, uno dei suoi maggiori biografi, lo abbia definito “un autore misterioso”. Per fortuna, la biografia umana e letteraria, nel caso di un autore così grande qual è Tomasi, non sono mai sovrapponibili. Il Gattopardo mi ha rapito. La sua bellezza è accecante. Dopo aver chiuso questo capolavoro, il mistero dell’uomo ha iniziato a blandirmi. Cosa si nasconde tra le pieghe di giorni che si succedono sempre eguali, quasi indistinguibili l’uno dall’altro? Chi è il genio, prima di divenire tale? Quali, tra gli interlocutori che scegli o che il caso mette sul suo cammino,  sono  più cari al suo cuore; e perché?

C’è poi il problema di quello che pure nel libricino ho voluto definire “l’altro Lampedusa”. Malgrado venga ormai unanimemente annoverato tra i più grandi autori del Modernismo,  i manuali scolastici non rendono ancora onore alla sua figura. Ci sono dei luoghi comuni che vanno sconfessati. Ad esempio, Tomasi non è l’autore di un unico libro. Il suo capolavoro non è il frutto irripetibile di una miracolosa e irripetibile stagione creativa. Il genio non vive di miracolose epifanie. Mi interessava che Giulia si appassionasse al Gattopardo; ma comprendesse pure quanta profondità vi è sempre in ogni singola  vita, anche quella che appare più insulsa.

 

GattopardoIl Gattopardo non è un libro per ragazzi: complessa la lingua, nella sua ricerca e ricercatezza; multiforme il contesto storico; contradditori e ricchi di sfumature i personaggi. Per questo il tuo “cunto” è ancora più importante, perché accende una fiamma di curiosità che può essere il miglior viatico per affrontare la lettura del romanzo.

Cosa hai sperato che Giulia, e con lei tutti i lettori che le sono seguiti, trovino tra le tue pagine? 

Fai anche incontri nelle scuole: tua figlia o gli alunni che hai incontrato hanno tratto dal tuo lavoro un aspetto che non ti saresti aspettata?

 

Maria Antonietta FerraloroLa chiave d’accesso al mio libro si trova nei versi di Emily Dickinson, messi in esergo; e che lo accompagnano sin dal primo momento.

Mi piace pensare, infatti, che sia assolutamente necessario credere sino in fondo ai propri sogni più belli. Provare  a realizzarli, anche quando  tutto sembra cospirarti contro. D’altronde,  non diceva pure il Bardo che siamo fatti della stessa materia dei nostri sogni?

Il desiderio di Tomasi era quello di diventare un grande scrittore. L’epistolario e  tutti gli altri  suoi scritti occasionali ce lo confermano. La Letteratura è presenza viva, palpitante, nell’animo del Principe,  in ogni stagione del suo vivere e in ogni istante. Non rinuncia a questa scommessa neppure quando gli eventi precipitano e rimane senza soldi;  senza casa; rischia di morire durante  i bombardamenti; si ammala gravemente. Mi commuove immaginare quest’uomo su cui tanto si è accanita  la sorte ma che, con un ultimo colpo di reni,  si rimette all’impiedi: ritrova forza e motivazioni per scrivere un capolavoro come Il Gattopardo. È vero, non ha mai saputo di avere consegnato alle stampe uno dei libri più amati di tutti i tempi. Ma la sua fama lo rende ormai immortale. È stato lui a vincere la partita.

Quando uscì la prima recensione del Gattopardo raccontato a mia figlia,  su Robinson di Repubblica, Concetto Vecchio lo definì “Un Gattopardo per tutti”.

Immaginati la mia sorpresa! Mentre lo scrivevo, non mi aveva neanche sfiorato l’opzione di farne un libro!

Invece, sembra proprio che il giornalista avesse visto bene. Tanti adulti lo leggono come fosse una sorta di introduzione al mondo di Tomasi.

Sull’altro versante,  so che è già in adozione in moltissime scuole. Non c’è, tra l’altro, una chiara prevalenza di un ordine sull’altro: è presente dalle elementari alle superiori.   Compatibilmente ai miei impegni, cerco sempre di accettare gli inviti dei colleghi e di incontrare gli studenti. Insegno da abbastanza anni per sapere quanta verità vi  sia   in  una frase di quel grande che era Bernard Malamud: “Si impara da ciò che si insegna e si impara da quelli a cui si è insegnato “.

Ti dirò di più, mi diverto e apprendo così tante cose  dai giovani lettori  che entro fine gennaio darò inizio a dei laboratori gattopardiani aperti esclusivamente ai bambini  dai 5 agli 8 anni.

È vero, il Gattopardo non è un romanzo per tutti, meno che mai per i più piccoli.

Ma possiamo incuriosirli. Aiutarli a leggerne e capirne qualche brano.

Leggere è necessario per vivere. Leggere i grandi romanzi è necessario per pensare.

 

calvino-italoGiorgio, un’ultima domanda per te.

Mi pare di capire che il racconto su Calvino sia indipendente dal progetto della collana “Scrittori del 900” e che in realtà vi sia confluito in un secondo momento per quei destini incrociati che rendono la vita più bella.

Pensavi a un lettore ideale e giovane, già dal concepimento del racconto? Oppure hai dovuto operare delle modifiche e degli aggiustamenti per la pubblicazione con La Nuova Frontiera Junior?

 

BiferaliProvocatoriamente dico spesso che io non distinguerei tra letteratura e letteratura per ragazzi, ma al contrario tra letteratura e letteratura per adulti. Infatti in quest’ultima ci sono libri che i ragazzi non possono leggere o che non vale la pena che leggano per motivi diversi da una mera censura, e dunque ha senso una definizione che operi una distinzione. Invece quella per ragazzi è piena dell’incantamento che, per me, è requisito essenziale della letteratura. Conserva evidente e pieno l’elemento aurorale che la contraddistingue. Parla alla parte più vera di noi, che se coincide in una fase della vita con l’età anagrafica, poi rimane, silente o consapevole in base alla sensibilità di ciascuno, nella parte più profonda e fondante del nostro essere.

In realtà il racconto è nato insieme all’idea della collana. Conoscevo da tempo la Nuova Frontiera, avevamo un ottimo rapporto, e un giorno Lorenzo, Maia e Marta mi hanno detto che stavano pensando a una collana di scrittori del Novecento. Mi hanno chiesto se mi venisse in mente qualcuno, e io ho risposto subito Calvino. Scrivendo, non ho pensato all’età dei miei lettori. O meglio, credevo che avrei dovuto pensarci, perché per me era la prima volta che scrivevo un libro per ragazzi, ma poi mi sono accorto che mi è bastato essere me stesso e il racconto è venuto da sé. Sarà che io, come Calvino, sono stato bambino molto a lungo, e forse lo sono ancora, e questo mi aiuterà sempre a scrivere, sia libri per ragazzi che quelli per un pubblico adulto.

Nuova Frontiera j

Per chiudere questa chiacchierata polifonica, vorrei dare la parola a Marta Corsi, perché se l’invito alla lettura dei due autori è arrivato bello chiaro, con il loro entusiasmo e la loro passione, e arriverà ai lettori leggendo il racconto di Giorgio Biferali e “lo cunto” di Maria Antonietta Ferraloro, vorrei che attraverso Marta giungesse anche quello della casa editrice “La Nuova Frontiera”.

Perché leggere “Gli scrittori del ‘900”? Quali lettori vi augurate per questa collana? E qual è il desiderio che vorreste esprimere perché per voi della casa editrice sarebbe il successo del vostro progetto?

Se dovessi rispondere con il cuore, anche a costo di apparire un po’ retorica, direi perché la letteratura è vita e insegna a vivere. E ai ragazzi affamati di vita ognuno degli scrittori raccontati in questa collana potrebbe insegnare qualcosa. Ma anche semplicemente perché tutti hanno scritto opere meravigliose, e leggerle è più che un piacere.

Nell’ideazione di “Scrittori del ‘900” abbiamo pensato in primo luogo ai ragazzi di terza media o del biennio delle superiori, ma i libri sono adatti anche a un pubblico più adulto che magari ha voglia di ripercorrere il tragitto umano e letterario delle figure chiave del Novecento italiano.

Se quindi la collana riuscisse anche solo a destare curiosità nei confronti di questi grandi autori potremmo dirci felici, ma certo se ai lettori venisse il desiderio di andarsi a leggere uno o tanti dei capolavori citati, allora sì saremmo davvero soddisfatti e potremmo ritenere di aver raggiunto il nostro scopo.

 

Sono doverosi i complimenti sperticati a Marta, e agli autori. A causa vostra ho fatto le ore piccole. Da tempo i colori sgargianti dei due libri (complimenti anche per questa scelta cromatica così decisa, ribadita anche nelle pagine) mi facevano l’occhiolino dal comodino, così poche sere fa mi sono decisa e ho preso in mano il libro di Maria Antonietta Ferraloro ed è stato subito amore. A lettura terminata, ho commesso l’errore di farmi trascinare dalla curiosità e di cominciare a leggere quello di Giorgio Biferali: erano già le 23 e l’intenzione era solo di controllare che scoccasse di nuovo il colpo di fulmine. Poche pagine per poi riprendere la letture il pomeriggio successivo. Il colpo di fulmine c’è stato, ma all’amor non si comanda, e senza che me ne accorgessi ho continuato a leggere fino alle 3 di notte.

Questo aneddoto vuole essere un omaggio e un inchino a tutti voi.

Chiacchierando con… Marta Corsi, Maria Antonietta Ferraloro e Giorgio Biferali