Claudia Pezzetti blogger di Il giro del mondo attraverso i libri
Claudia Pezzetti
blogger di Il giro del mondo attraverso i libri

BLU ZAFFIRO

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La prima sfumatura di blu che ho scelto è il blu zaffiro che campeggia nella splendida copertina de “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf, tradotto da F. Cremonesi per NN Editore.

Siamo a Holt, in Colorado, una cittadina composta da gruppetti di case abbarbicate ridosso Main Street e fattorie che punteggiano qua e là le aride campagne circostanti; Addie e Louis sono due anziani vicini di casa, vedovi entrambi, che rivivono nella solitudine gioie e dolori del passato. Ma Addie, intraprendente, ha un’idea: perché Louis non trascorre le notti da lei? Non si tratta di una proposta indecente – come crederanno tanti abitanti di Holt – Addie pensa semplicemente di attraversare le notti assieme a Louis: raccontargli qualche aneddoto del passato, parlargli di sé stessa, ricordare i frammenti della sua vita.

Blu zaffiro è il colore delle notti attraversate assieme da Addie e Louis, ben avvolti nella coperta quando il vento delle pianure ulula, con le mani ossute strette tra loro, pronti a sentir crescere ogni notte un tenero affetto.

Sei di nuovo troppo severo con te stesso, osservò Addie. Chi riesce ad avere quello che desidera? Non mi pare che capiti a tanti, forse proprio a nessuno. E’ sempre un incontro alla cieca tra due persone che mettono in scena vecchie idee e sogni e impressioni sbagliate. Anche se, ripeto, questo non vale per noi due. Non in questo momento, non oggi. [Le nostre anime di notte, Kent Haruf, trad. F. Cremonesi]

 

BLU COBALTO

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Cobalto è la seconda sfumatura di blu che ho scelto e che predomina la copertina de “Piccolo paese” di Gaël Faye, tradotto da M. Dompè per Bompiani.

Gaby è un ragazzino vispo e intelligente, vive in Burundi, nel cuore dell’Africa, con il papà francese e la mamma ruandese; le sue giornate trascorrono nella calura tipica delle regioni equatoriali, piene di stimoli e marachelle da combinare con gli amici. La quotidianità di Gaby prende una brutta piega quando nel vicino Ruanda inizia una sanguinosa guerra civile e nel piccolo Burundi sale al governo l’ennesimo militare a seguito di un colpo di stato.

A Gaby, che non ha mai voluto decidere se si sente più francese o africano, i conflitti lo obbligano a fare delle scelte, drammatiche. È terminato il tempo in cui si sentiva piccino in confronto agli sterminati cieli africani, in cui nuotava nelle limpide acque blu oltremare del lago Kivu, in compagnia di amici e famigliari, prima di sedersi al ristorante per mangiare un’ottima grigliata di pesce di lago.

La guerra senza che glielo chiediamo s’incarica sempre di trovarci un nemico. Io, che desideravo restare neutrale, non ci sono riuscito. Ero nato con quella storia. Scorreva dentro di me. Le appartenevo. [Piccolo paese, Gaël Faye, trad. M. Dompè]

 

BLU OLTREMARE

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L’ultima sfumatura di blu che ho scelto è l’oltremare, un colore brillante e profondo come le acque che circondano l’Isola del Giglio, indiscussa protagonista del romanzo “Isole minori” di Lorenza Pieri, edizioni E/O.

Tere è una bambina quando il governo italiano decreta che i due brigatisti Freda e Ventura, tra i responsabili della strage di piazza Fontana, vengano confinati sull’Isola del Giglio. Siamo negli anni settanta, anni pesanti e difficili per gli italiani, anni di disordine e di attentati. Ma per Tere l’isola è il porto sicuro della sua vita, il lembo di terra dove sono ancorate ben stabilmente le sue certezze: il papà veterinario, la mamma rivoluzionaria, la nonna che ha fatto la staffetta partigiana in Emilia, l’amata odiata sorella Caterina e Pietro, l’amico di sempre.

L’arrivo dei brigatisti scombina la quotidianità dell’isola e turba profondamente Tere; oltre a questo, col tempo si aggiungono piccoli e grandi sconvolgimenti famigliari, Tere prenderà la decisione di allontanarsi dal suo porto sicuro, dalle acque blu oltremare del Giglio, dagli animali meravigliosi che la abitano, pur sapendo in cuor suo che il saluto sussurrato a Pietro prima della partenza verso il continente non è un addio bensì un arrivederci.

Avevamo visto i delfini la mattina. Siamo stati dietro i loro dorsi lucidi con il gozzo per una buona mezz’ora, poi andavano troppo lontano e babbo doveva rientrare. Per me era la prima volta. Era la fine di agosto del 1976. In genere la conclusione delle vacanze degli altri segnava l’inizio delle nostre. [Isole minori, Lorenza Pieri]

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Ringrazio Giuditta Casale e Angela Del Prete per avermi invitata a scrivere per questa rubrica.

I Tre Colori di Il Giro del mondo attraverso i libri
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