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Complimenti a Più libri più liberi

Il trasferimento sulla Nuvola mi pare sia andato benissimo.

Molto altro (e in molte altre sedi) bisognerà fare per far rinascere Roma, ma che un segnale arrivi dal mondo dei libri – e dall’editoria indipendente – credo non sia da sottovalutare. Chi di dovere, ne tenga conto.

175909492-0b7e3ae4-421d-46cb-9514-85bd8101aa2eNon è la prima volta che Nicola Lagioia, uno dei più acuti e illuminanti intellettuali di questi nostri poveri tempi, interpreti alla perfezione i miei pensieri, e li esprima come io non saprei. Mi è parso che il trasferimento sulla Nuvola di Più libri più liberi abbia portato i lettori e la gente comune a riappropriarsi di un evento che negli ultimi anni aveva visto un calo di presenze, interesse e vivacità. Che tante famiglie abbiano approfittato della Fiera per poter accedere alla Nuvola di Fuksas e tornare a casa con un selfie a testimoniare che loro c’erano stati, è un ulteriore motivo a vantaggio del trasferimento, nella speranza che la Nuvola possa accendere un minimo di curiosità in chi non ha i libri nel proprio orizzonte di passioni e interessi. La sensazione, rispetto agli anni immediatamente precedenti a questo, gironzolando tra gli stand è che fosse meno immediato scorgere addetti ai mestieri editoriali, perché l’affluenza della gente comune era aumentata, e non più negata. Al contrario nelle ultime edizioni non potevi fare un passo senza scorgere l’editore, il traduttore, l’editor e lo scrittore, il giornalista e l’aspirante, perché di fatto non c’erano che loro.

downloadSempre Fiera ma più Festival: questo è, a mio avviso, l’aspetto più positivo dell’edizione 2017. Tanti gli eventi, alcuni di grande respiro internazionale. Cito i due che hanno colpito maggiormente la mia attenzione: Paul Beatty, tradotto in Italia da Fazi, vincitore del prestigioso premio inglese Booker Prize, con “Lo schiavista”, che per la prima volta premia il romanzo di uno statunitense, che ho ascoltato in conversazione con Nicola Lagioia, e Taty Almeida, una delle Madri di Piazza de Majo, insieme con Michela Murgia, che mi sono persa perché già di ritorno a casa, ma che segnava, a mio avviso, un momento grande di riflessione collettiva e di emozione storica. Gli incontri erano, però, davvero tanti, le presenze strepitose, e il livello e lo spessore letterario molto alto, senza che mancassero occasioni di leggerezza e di divertimento. In chiusura, il maestro Camilleri, che nonostante la cecità, rimane giovane di pensiero e di intelletto. Seguire la diretta facebook dell’incontro con Marino Sinibaldi è stato non solo divertente e ludico, come sa sempre essere lui con l’eccezionale affabulazione, ma anche commovente nel constatare l’energia che dimostra e il tanto che continua a insegnarci, con ironia e senza modestia.

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Più libri più liberi si è tenuto dal 6 al 10 dicembre. Io mi sono concessa la giornata di sabato, vagando tra gli stand dalle 12 alle 17 senza sosta, accompagnata da Serena Ricciardulli, scrittrice esordiente per Bonfirraro con “Fuori piove” di cui ho avuto la fortuna di diventare amica. Entusiaste e mai sazie, come bambine in un luna park, abbiamo dimenticato persino di mangiare. Di quelle CINQUE ore di tempo sospeso, così pieno di incontri, parole, novità, abbracci e saluti da sembrare infinito, potrei scrivere un post lunghissimo, ma poi vi annoiereste, smettendo di leggere, e allora per costringervi ad arrivare alla fine, la faccio più breve possibile e ve lo condenso in CINQUE tempi salienti, uno per ogni ora.

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PRIMO TEMPO: i colori degli stand. Il rosso del bellissimo sorriso di Francesca Chiappa insieme a quello delicato di Silvia Sorana che si staglia sull’eleganza del bianco delle copertine Hacca, di estrema raffinatezza e gusto; colori netti e decisi per le incisive copertine di Spartaco, con la generosità e la calda accoglienza di editore e ufficio stampa; i ricci di Giorgia Antonelli tra le stupende copertine artistiche di LiberAria, che vanta un catalogo giovane di grande originalità, pieno di esordi promettenti come quello di Alessandra Minervini e Tiziana D’Oppido, e negli anni passati Noemi Cuffia e Alessandro Garigliano (che quest’anno ha scritto per NN editore quello che per me è uno dei libri più belli che abbia letto: Mia figlia, Don Chisciotte); i pastelli e i colori accesi di Marcos y Marcos, che porta in Fiera Michael Zadoorian, in persona; la nuova veste grafica dei sempre amati libri Minimum fax, e i complimenti sperticati a Luca Briasco, l’americano in Italia; uno dei libri più belli del 2017 nello stand di Giuntina, “Svegliare i leoni” di Gundar Goshen, che fa coppia con l’esordio brillante di Simone Somekh; i colori caldi di Voland e l’ammirazione per il bel lavoro di Daniela Di Sora; la realtà spumeggiante di 66thand2nd; i doppi colori della collana Incendi di Add e le loro altre interessanti proposte; il colore unico delle copertine di L’orma; il bianco elegante e lucido delle nuove copertine Nottetempo tra cui si illumina la copertina rossa di “Ragazze elettriche”; la sobrietà delle copertine di La Lepre; il classicismo fine delle copertine e delle proposte di Lindau; le interessanti scoperte di Quodlibet; i toni originali della veste grafica e delle scelte editoriali di Fazi, con l’affettuosa accoglienza di Cristina Valotta dell’ufficio stampa web; la voce decisa di La Nuova Frontiera, con la bellissima proposta nella linea per ragazzi dei Classici e della nuova collana sugli scrittori e le opere del Novecento; le immagini brillanti e divertenti di Edt, in particolare della collana Giralangolo; la poesia delle illustrazioni di Lavieri; le copertine parlanti di Sinnos e l’entusiasmo di Della Passarelli quando parla di libri; lo spazio degli audiolibri di Emons che dà voce agli scrittori amati; le rifinite e accurate proposte di Del Vecchio; la perfezione della linea editoriale di Exòrma con la ricerca di scritture di spessore; e ancora ancora e ancora, perché Più libri vuol dire Più liberi, di pensare di criticare di riflettere e valutare.

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SECONDO TEMPO: le sorprese e le novità. L’abbraccio con Claudia Papaleo, dell’ufficio stampa Tunuè, che mi svela senza rivelare che “Tabù” di Giordano Tedoldi mi aspetta al varco sbaragliando la mia percezione di romanzo dalla struttura novecentesca (sono alle prime pagine!); Luca Pantarotto, a cui finalmente dopo lo scambio di tanti tweet posso stringere la mano, che mi anticipa le uscite in programma per il 2018 della casa editrice più ricca di novità del panorama italiano, NN Editore, dall’esordio di Roberto Camurri a una nuova collana, dai 12 titoli del 2017 ai 20 previsti per il 2018; Flavia Piccinni di Atlantide edizioni a cui confesso la mia passione per Irene Brin, promettendole di leggere la loro bella edizione. Gli auguri sperticati a Giovanni Turi, che a Più libri più liberi esordisce come editore della nuova interessante e propositiva TerraRossa edizioni: teniamolo d’occhio, perché ha promesso letture “inedite” e supportiamolo perché è bravo e competente.

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TERZO TEMPO: gli incontri inattesi, o sperati. Più libri più liberi è anche il palcoscenico di incontri difficili da realizzare altrove per chi come me vive in una provincia periferica. Quelli più felici per la loro casualità e imprevedibilità sono così scanditi. Appena arrivata in Fiera, Fabio Stassi, in procinto di presentare con Savatteri, Malvaldi e Manzini la nuova antologia di gialli natalizi per Sellerio, a cui ho potuto dare un abbraccio di congratulazioni per la sua nuova avventura in Minimum fax come responsabile della narrativa italiana, nella certezza che ne leggeremo delle belle; nel bel mezzo del pomeriggio, Nadia Terranova, con il rammarico di non aver potuto assistere alle presentazioni da lei moderate, unito alla speranza di poterla leggere presto di nuovo, dopo il graffiante “Gli anni al contrario” che ha sancito la sua natura bifronte di scrittrice per ragazzi e per adulti; Marta ZuraPuntaroni, con la sua inarrestabile simpatia, che mi ha presto tradito per un ciocorì; Attilio Coco, di cui ho adottato il paese di origine;  in chiusura della mia giornata in Fiera, Nicola Lagioia, che ho accompagnato insieme con Alice Di Stefano, Elido Fazi e Paul Beatty nella postazione di Fahrenheit che come sempre ha reso possibile a chi non c’era di partecipare da casa ascoltando la radio, ma che non ho avuto, come al solito, il coraggio di salutare, pur desiderando da tempo di complimentarmi con lui per quello che fa e per come lo fa; e infine fuori dalla Fiera, dulcis in fundo, Teresa Ciabatti, a cui ho potuto finalmente dire quanto è stata brava, travolgente e ironica durante la presentazione di “La più amata” al Women’s Fiction Festival con Annalisa Monfreda.

27 Luglio 2016

QUARTO TEMPO: gli appuntamenti mancati. Occasioni come quella di Più libri più liberi rendono possibili incontri e saluti, ma lasciano anche in sospeso tante cose che si era intenzionati a fare.  La prima occasione mancata è stata senza dubbio quella di poter invadere stand di editori amati e apprezzati, o conoscerne di nuovi, con Antonello Saiz, mitico libraio della Libreria Diari di bordo, viaggiatore instancabile attraverso i libri da mettere nello Zaino, che si era proposto come mio valletto d’eccezione, senza che poi riuscissimo neppure a salutarci; altro incontro mancato, a cui mi è spiaciuto moltissimo non essere presente è stato quello di Melania Mazzucco con Valeria Luiselli a colloquio su “Dimmi come va a finire” sulla condizione dei minori non accompagnati che dopo aver superato la frontiera che separa il Messico dagli Stati Uniti, devono affrontare un altro viaggio, non meno pericoloso e feroce che è quello della burocrazia americana per poter risiedere negli Stati Uniti. Un libro coraggioso e propositivo, che ho amato e che ha confermato Valeria Luiselli, dopo “Volti nella nebbia”, come una delle scrittrici che meglio interpretano quello che cerco nella lettura e nella Letteratura. (Ma di Valeria Luiselli e del suo libro vi parlerò dettagliatamente in un altro post, perché ho avuto il grande piacere di fare colazione con lei, insieme ad altre blogger, per parlare del libro).

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QUINTO TEMPO: il senso profondo e il momento più vero della mia personale edizione di Più libri più liberi 2017 è incarnato dalla mia “dichiarazione d’amore” a Martina Testa. La seguo da sempre con passione e ammirazione, riconoscendo in lei un grande talento e una professionalità appassionata e sincera. Nella poliedricità della sua figura di traduttrice ed editor, fino a essere direttore editoriale di Minimum fax, e ora editor di Sur con Marco Cassini, ho sempre visto qualcosa che mi apparteneva profondamente: ciò che mi sarebbe piaciuto essere. Da sempre però mi sono detta che il suo viso mi era stranamente familiare, più di quanto la sua immagine così poco invasiva e invadente giustificasse. Sabato non ho resistito e vedendola allo stand di Sur, ho sentito l’urgenza di palesarmi con tutta la mia ammirazione. Non mi sbagliavo, c’è un filo sottile che ci unisce: stessa età, stessa università e, vera sorpresa perché la sua attività di traduttrice dall’inglese mi aveva sempre portato a credere diversamente, stessi studi classici in Filologia, anche se lei con una tesi in Storia Greca con il Prof. Musti (che tanto aveva affascinato anche me a lezione) e io in Letteratura Latina. Ecco svelato il segreto dell’intima, profonda ammirazione che ho sempre provato nei confronti di Martina Testa, e che mi ha sempre portato a tifare per i suoi successi, come se in qualche modo recondito potessero appartenere anche a me nella sfera dei desideri non realizzati: lo stesso humus di formazione sulle “sudate carte” degli autori greci e latini. Con un sorriso contagioso che si apre al mondo, mi ha detto: – Adesso cercherò di fare ancora meglio, per non deludere le tue aspettative.

Basta poco, – voglio dirle pubblicamente – continua a fare come hai sempre fatto.

Certo se prima la seguivo con ammirazione, adesso la seguirò con un trasporto sentimentale ancora più spinto e giustificato.

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Ancora una volta, mi ritrovo a pensare che i libri, e tutto ciò che gira intorno ad essi, rappresentano non solo ciò che sono, ma anche la parte migliore di me, e mi riservano in ogni occasione infinite incredibili sorprese, che mi portano a tracciare una maggiore consapevolezza di me.

Con la testa tra i libri nella Nuvola
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