di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

Le Letture Differenti

0000000

Su questo Blog tante volte ho detto e scritto che noi dei Diari non siamo e non vogliamo essere solo un esercizio commerciale, ma che ci proponiamo di essere un presidio culturale, all’interno di un borghetto di centro cittadino, capace di fornire Letture Differenti. Ma non solo consigli intelligenti per una lettura fuori dai soliti autori ed editori, ma anche pensare di portare quelle Letture fuori dai soliti circuiti tradizionali. Ecco perchè, anche questo anno, abbiamo fatto partire una nuova iniziativa solidale a favore dei “ragazzi fuori famiglia” della Onlus Agevolando. Non serve soltanto il quotidiano impegno e la passione per i libri, a volte diventa necessario anche metterci la faccia e spendersi in iniziative di carattere solidale, ma dai contorni ben definiti. L’idea di sospendere un titolo a caso per una persona indefinita non ci ha mai convinto del tutto. Quest’anno, dopo i senza dimora e i terremotati di Visso degli scorsi anni, abbiamo scelto i ragazzi fuori famiglia di “Agevolando” e contiamo che siano gli scrittori e gli editori e i nostri amici e clienti e sostenitori a metterci i libri, tanti libri, per questi ragazzi giovani e sfortunati, ma determinati a “riuscire” e a venire fuori da situazioni di disagio. Il libro sospeso quest’anno è per poter costruire una vera Biblioteca: a organizzare fisicamente la Libreria saranno gli stessi ragazzi, impegnati a catalogare e a costruire manualmente la scaffalatura che conterrà i libri raccolti. Questa iniziativa solidale ci vedra’ impegnati fino a Natale per costruire una Biblioteca per i ragazzi di Agevolando e contiamo molto sul sostegno di Editori e Scrittori e gente dei libri che passa dai Diari in questi giorni. Ma soprattutto contiamo sui frequentatori abituali della nostra libreria, su chi ci segue anche a distanza attraverso i social. Ricordiamo sempre che per l’iniziativa del Libro Sospeso nel 2015 abbiamo vinto un Primo Premio importante per il valore sociale del nostro “fare libreria” da un’apposita commissione istituita dal Cepell, Centro per il libro e per la lettura del Mibact, presieduta dal giornalista e scrittore Filippo la Porta e dal Presidente del Cepell Romano Montroni. Per noi la Cultura dal basso passa da queste iniziative e attraverso Letture Differenti.

000000Letture Differenti che ci portano a partecipare a iniziative e rassegne “diverse”. Come la creazione di una vera e propria Biblioteca dell’Acqua all’interno della Libreria per la XXII Edizione di Scritture d’Acqua. La Rassegna nata nel 1996 ha come luogo elettivo il capoluogo e la provincia di Parma: un territorio ricco di fonti minerali e termali, di monumenti e architetture d’acqua, di torrenti e fiumi, di prodotti agrindustrilai e gastronomici che fondano la loro tipicità su un ambiente fortemente caratterizzato dal liquido elemento.
La Rassegna Scritture d’Acqua vuole celebrare questo elemento naturale attraverso una serie di iniziative, mostre, esposizioni, dibattiti, opere letterarie, artistiche e scientifiche il cui tema sia proprio l’acqua: libri, oggetti, progetti, scoperte e realizzazioni che ne celebrino le qualità, i modi ottimali di utilizzo, le funzioni vitali e salutari di questa risorsa.
All’interno dei Diari fino al 14 Dicembre troverete la nostra Biblioteca dell’Acqua con una selezione di Titoli attraverso cui celebrariamo un elemento fondamentale per la vita biologica e sociale dell’umanità. Siamo, del resto, una Libreria di viaggio e crediamo fortemente che la natura abbia sempre qualcosa da insegnare. Per questo, la biblioteca dell’acqua dev’essere anche uno spunto, uno dei tanti, per cogliere suggestioni e farci riflettere su quanto ognuno di noi può fare, nella propria quotidianità, per tutelare il nostro ambiente e la sua biodiversità.

Sempre per Scritture d’acqua,sabato 2 dicembre assieme ad un’amica storica della Libreria, Fabrizia Dalcò, abbiamo presentato un libro d’esordio che profuma di fresco come “L’equilibrio perfetto della felicità” di Anna Alagi, pubblicato da Edizioni della sera.
Anna Alagi, esperta di marketing e comunicazione aziendale, ha portato in Libreria una storia importante e tutta declinata al femminile e che tutte le madri dovrebbero leggere.

00000000000000

“L’equilibrio perfetto della felicità” è un romanzo che trascina fino al fondo più nero, più doloroso dell’esperienza di una madre, per risalire a piccoli passi verso la vita. Federica è una giovane donna ambiziosa e appagata dalla quiete di una vita familiare priva di turbamenti. Fino alla nascita del suo secondo bambino, Mattia, quando con la scoperta della rara cardiopatia congenita di cui è affetto il bambino, crollano inesorabilmente tutte le sue convinzioni con un percorso quotidiano vissuto tra le mura di un ospedale pediatrico nella periferia di Torino. Dopo quell’istante l’esistenza della protagonista si lega inesorabilmente all’attesa e alla speranza: la sua solitudine è affiancata da un coro di voci e di volti, come quello di Martina, una donna incapace di gestire il dolore e quello di Paola, più tenace e guerriera difronte alla malattia di suo figlio. Ma se a liberare la sua mente dall’inganno fosse proprio chi ha pagato il prezzo più alto? «Quello era un autentico temporale immaginario, un uragano di carta, esito di una vita quieta, che non brucia, che non fa male. Mi chiedo cosa sarebbe stato, se solo avessi saputo che esistono arcobaleni senza tempesta.»

000Non solo letteratura differente, ma anche poesia. Il Mercoledì 29 novembre, abbiamo ospistato la poesia sociale del colornese Alberto Padovani con la sua nuova raccolta di poesie dal titolo “Il Manutentore” (Zona Editore). A introdurre il giornalista Camillo Bacchini, figlio di uno dei più grandi poeti del nostro novecento Pier Luigi, e a leggere un attore di grande raffinatezza come Raffaele Rinaldi, una colonna della nostra libreria. Padovani è conosciuto come cantautore e membro fondatore del gruppo musicale ManìnBlù, ma è anche un poeta. Qui è alla sua quarta prova poetica. “Il Manutentore” consta di tre sezioni e si apre con un pre dove il poeta subito dichiara le sue intenzioni: “Siamo l’età di mezzo. Siamo i responsabili, se la porta resta aperta, se la casa sa di chiuso, se perde il rubinetto. La manutenzione è la disciplina della terra. Quella che ci porta ad un nuovo giorno. Questo è richiesto a noi, dai giovani, dai vecchi, dalla comunità. Allora, è disperazione, oppure si fa manutenzione. Forma adulta. Che dopo tutto, quando vuoi, la porta resta aperta. Te ne assumi la responsabilità, manutentore.” Evidenti le citazioni di musica ed in particolare di Ivano Fossati.

00000000
Letture Diverse, tra le nostre proposte, e personaggi differenti e mai banali come il tedesco Roland M. Schernikau. Poeta «sensibile come un’orchidea» e comunista militante, visse un’esistenza di stupefacente intensità, che seppe riversare in opere letterarie dalla forte carica iconoclasta e anticonformista. Nato in Germania Est, a sei anni si trasferì all’Ovest con l’amatissima madre. Dopo un’adolescenza in provincia, partì alla volta della grande città dove prese a esibirsi in spettacoli di burlesque diventando un vero e proprio principe della vita notturna nella leggendaria Berlino degli anni Ottanta. A Berlino Ovest si iscrisse al Partito di Unità Socialista di Berlino Ovest (SEW) e studiò alla Freie Universität germanistica, psicologia e filosofia. Si esibiva en travesti e collaborava con il gruppo “ladies neid”. Dal 1986 al 1989 Schernikau studiò presso l’istituto di letteratura “Johannes R. Becher” di Lipsia, dove era stato ammesso, in quanto abitante a Berlino Ovest, con notevoli difficoltà.Risale a questo periodo la corrispondenza epistolare con Peter Hacks, con cui Schernikau aveva già avuto contatti ai tempi di Berlino Ovest. Schernikau chiese a Hacks, se a suo parere dovesse trasferirsi nella RDT. Hacks gli rispose che, se fosse voluto diventare un grande poeta, non avrebbe avuto altra scelta. Solo la RDT, “con i suoi orrori”, rappresentava tutti i dubbi del secolo. Nel 1989 Schernikau ottenne la cittadinanza della RDT, e si trasferì il 1º settembre a Berlino-Hellersdorf, dove lavorò com e drammaturgo teatrale per la Henschel-Verlag. Al congresso della Lega degli Scrittori della RDT del marzo 1990 pronunciò un famoso discorso, in cui definì i recenti sviluppi politici “controrivoluzionari”. Nel 1991 terminò il suo romanzo legende.
Ronald M. Schernikau morì il 20 ottobre 1991 per le conseguenze dell’AIDS. Fu sepolto nel cimitero parrocchiale di San Giorgio a Berlino-Friedrichshain

0La casa editrice L’Orma ha da poco pubblicato il suo primo libro “Canzone d’amore da un tempo difficile”nella collana Kreuzville e con la traduzione di Stefano Jorio. Nel 1980, ancora prima di sostenere l’esame di maturità al gymnasium di Lehrte, pubblicò “Kleinstadtnovelle” (l’edizione italiana tradotta con “Canzone d’amore da un tempo difficile” e inedita finora) presso la Rotbuch Verlag. Il libro tratta di un coming out omosessuale in una piccola città e fu il suo primo successo, tanto che la prima edizione andò esaurita in pochi giorni. Con “Canzone d’amore da un tempo difficile” diventò il più amato cantore delle irrequietudini di una generazione di tedeschi. Tale era la maturità del testo che la redazione della casa editrice tedesca da principio reputò falsa la data di nascita dell’autore, che all’epoca della pubblicazione doveva ancora finire il liceo. Ancora oggi, il nome di Schernikau evoca scelte orgogliose e coraggiosamente in controtendenza. Coerente fino in fondo, fu l’ultima persona a richiedere e ottenere la cittadinanza della DDR, a poche settimane dalla caduta del Muro.
Un liceo come tanti in una provincia addormentata, alla fine degli anni Settanta. Tutto procede come deve, tutto è conforme alla norma. Tutto tranne un ragazzo vulcanico che trasforma i temi in pamphlet, le interrogazioni in comizi, la vita in uno sfavillante spettacolo di buffonerie e provocazioni. Anche i suoi amori creano scandalo, non solo perchè omoerotici, ma soprattutto perchè b. (così viene indicato il protagonista: in questo romanzo si sovvertono e annullano tutte le gerarchie, anche quella delle maiuscole) è allergico a ogni forma di ipocrisia. Quando si innamora di un compagno di classe, il mondo che lo circonda cercherà di domare (o addirittura schiacciare) la sua diversità, riuscendo però solo a rendere ancora più insopprimibile la spinta verso quella forma preziosa di liberazione che è la conquista di un’identità rivendicata. In questo romanzo lirico, ritmato da uno stile elettrico e saettante che lascia senza fiato, un giovanissimo poeta, ricalcando la propria stessa esperienza, ha saputo consegnarci l’affresco di un’adolescenza intransigente, pronta ad affrontare a viso aperto lo sconquasso del sesso, il tradimento degli adulti (con la luminosa eccezione della dolcissima madre single, immagine di un affetto capace di farsi consapevolezza) e la stagione irripetibile degli anni di scuola sempre in bilico tra la meschinità del branco e il miracolo degli amici. Un piccolo classico segreto che vibra della forza, scabra e a tratti indecente, della tenerezza.
Grazie a L’orma editore possiamo leggere questo esordio unico che aveva tanto colpito l’immaginario del pubblico tedesco, per la maturità, l’arguzia e la lucidità politica con cui un adolescente dell’epoca parlava dell’attrazione per il suo medesimo sesso, affidando alla letteratura il racconto di un coming out.
Il giovane Schernikau non si vergogna di vivere secondo le propria visione della vita e non scende a patti con la rassegnazione di essere considerato diverso perché omosessuale: sceglie di scrivere un testo dove tutti possono leggere, tra le righe, ogni aspetto della sua eclettica personalità fatta di comunismo, film, letteratura, smalti colorati e attrazione sentimentale-sessuale verso individui “maschi” come lui. Questo attraverso un godibile testo che, per la proprietà di linguaggio, si stenta a credere sia stato scritto da un adolescente (per di più tedesco, vista l’ironia dell’autore) che sta lottando contro la paura della vergogna, imposta dagli altri per il solo fatto di voler essere sé stesso.
Ronald M. Schernikau è protagonista anche del libro, uscito per Voland qualche anno fa, di Matthias Frings dal titolo “L’Ultimo comunista” nella traduzione di Chiara Marmougi.
Siamo a Berlino Ovest nell’estate del 1980 e il ventenne Ronald M. Schernikau, convinto comunista, omosessuale dichiarato, autore di un romanzo shock autobiografico, è la star del momento, di giorno letteratura e politica, di notte discoteche, cabaret e spettacoli en travesti. Figlio di una ragazza madre che mai si è adattata a quell’Ovest tanto agognato da tutti, ha un solo obiettivo: tornare a Berlino Est. Novembre 1989. Mentre migliaia di cittadini scavalcano il Muro per emigrare a Ovest, solo una persona va nella direzione opposta: il nuovo passaporto dello scrittore Ronald M. Schernikau sarà l’ultimo emesso dalle autorità della DDR, la Repubblica Democratica Tedesca. Storia di un uomo e di un artista che ha oltrepassato ogni limite, e a cui è impossibile non affezionarsi.

Questo percorrere strade in controsenso e in piena libertà ci richiama a un libro pubblicato, recentemente, dalla casa editrice di Rovereto Keller nella Collana Razione K e dal titolo “Viaggiare controvento. Viaggiatori illegali nell’URSS”, a cura di Cornelia Klauss e Franck Bottcher, con traduzione dal tedesco di Giulia Bettiga, Giada D’Elia, Verdiana Ghidotti, Valentina Grassi, Silvia Olini, Sara Tentori.

3Tutti sappiamo della gente dell’Est che fuggiva all’Ovest durante la Guerra fredda, ma che cosa sappiamo di chi invece voleva scoprire cosa stesse accadendo a Oriente? Queste sono le voci, le immagini, i resoconti di alcuni giovani viaggiatori illegali nell’Imperium sovietico. Una sola grande passione: la libertà e con essa la curiosità, la montagna, il viaggio, la natura… Un gruppo di giovani negli anni Settanta e Ottanta si mette in viaggio (ognuno per conto proprio), non per sfuggire al comunismo riparando in Occidente ma per scoprire cosa ci fosse oltre l’orizzonte. Montagne da scalare, altipiani e pianure da percorrere e popoli da scoprire e gente, tanta gente da incontrare. Tutto unito nel nome dell’Unione Sovietica eppure tutto così diverso e incredibilmente variegato. Questo è il resoconto di quei viaggi, proibiti e non autorizzati,di personaggi e storie ai quali si fa fatica a credere. Di “fuorilegge” e di poliziotti e agenti dei servizi segreti che a un certo punto “chiudono un occhio”, di venditori di Bibbie in incognito, di territori immensi in una terra che sembra non aver confini, di qualcosa che unisce tutte le giovani generazioni: la voglia di scoprire a proprio modo il mondo.
Gli autori di questi viaggi sono :
Michael Beleites, nato nel 1964 a Halle e cresciuto a Trebnitz nei pressi di Zeitz. Si forma e lavora come imbalsamatore presso il Museo di storia naturale di Gera. Dal 1982 e attivista del movimento ecclesiastico per la pace e per l’ambiente. Nel 1988 mette a punto la documentazione Pechblenda – L’estrazione dell’uranio nella ddr e le sue conseguenze. Tra il 1982 e il 1989 viene perseguitato dalla Stasi. Nel 1990 e membro fondatore della sezione di Greenpeace della ddr. Dal 1995 vive a Dresda e lavora principalmente come pubblicista. I suoi libri trattano la rielaborazione della storia della ddr, la cultura del ricordo, la storia della biologia e dell’agricoltura biologica.

Gabriel Berger, figlio di un ebreo scappato dalla Germania nazista, nasce nel 1944 in un nascondiglio francese. Suo padre si trasferisce nel 1948 in Polonia per costruirvi il socialismo ma nel 1957 e costretto ad andarsene a causa del rinascente antisemitismo. Si reca dunque nella Ddr. Gabriel Berger frequenta le scuole superiori a Dresda dove studia fisica presso la Technische Universitat. Nel 1975 fa una richiesta di trasferimento nella Germania federale e nel 1976 viene arrestato con l’accusa di “vilipendio dello Stato”. Dopo un anno di carcere si sposta a Berlino Ovest dove lavora dapprima nell’ambito dell’energia nucleare poi come docente di informatica. Negli anni Ottanta studia filosofia e scrive per i giornali e per la radio. Il suo primo viaggio illegale in Unione Sovietica risale al 1971.

Gernot Friedrich, nato nel 1937 a Zeulenroda (Turingia). Figlio di un insegnante, studia pedagogia a Muhlhausen. Sara poi costretto a lasciare l’universita perche membro attivo della chiesa locale. Lavora per la dewag, l’agenzia pubblicitaria della ddr a Gera. Vicario e predicatore aggiunto in alcuni comuni della Turingia, e in seguito per vent’anni parroco a Jena, poi per altri dieci a Gera. Prima del 1989 compie numerosi viaggi in treno, autobus, bicicletta e autostop in Unione Sovietica e nei Paesi del blocco orientale.

Wladimir Kaminer,nato nel 1967 a Mosca. Dopo una formazione come tecnico del suono per il teatro e la radio, studia drammaturgia all’istituto per il Teatro di Mosca. Nel giugno del 1990 ottiene “asilo umanitario” nella ddr, che allora esisteva ancora, dopodiche diviene cittadino della Germania federale. Oggi vive a Berlino dove lavora come giornalista, scrittore e disc jockey. In italiano sono stati pubblicati da Guanda quattro suoi libri, tra i quali il piu noto e Russendisko.

Karsten Konig, nato nel 1960 a Dessau, cresciuto a Berlino Est, ha compiuto numerosi viaggi in Europa orientale e in Unione Sovietica. Ha organizzato incontri UDF, e fuggito in Cina nel 1989 con Reinhard Tauchnitz, unico cittadino della ddr ad aver superato gli ottomila metri (Shisha Pangma). Inquilino di una casa occupata. Laureato in fisica, microbiologo, fondatore e amministratore delegato della JENLAB GMBH di Jena, docente all’universita di Saarbru?cken (esperto di microsensori) e caporeparto all’istituto di Tecnologia biomedica Fraunhofer (ibmt) di St. Ingbert.

00 (1)Letture differenti, personaggi sopra le righe, storie in contromano, storie di uomini e donne di rottura contro un sistema preordinato. Dopo il romanzo e il personaggio di “Gilgi, una di noi” della scrittrice Irmgard Keun da questa settimana ai Diari si trova anche “Doris, una ragazza misto seta”, sempre edito da L’Orma nella collana Kreuzville, con la traduzione di Vins Gallico.
Irmgard Keun è stata una scrittrice tedesca che raggiunse una certa fama negli anni trenta grazie proprio a questi romanzi. La sua produzione, rimasta sconosciuta in Italia per decenni, ha conosciuto recentemente nuove traduzioni che ne hanno riportato la modernità. Il suo primo romanzo, Gilgi, una di noi pubblicato nel 1931 riscuote un grande successo così come La ragazza di seta artificiale pubblicato l’anno seguente. Entrambi tuttavia finiranno nel 1933 nella lista della “Letteratura nociva e inopportuna” stilata dal partito nazionalsocialista. La protesta dell’Autrice le costerà l’arresto: verrà rilasciata dietro l’alta cauzione pagata dal padre (200.000 marchi).Tra il 1936 e il 1940, a causa del regime nazista, andrà in esilio prima a Ostenda in Belgio e poi nei Paesi Bassi. È apprezzata da molti scrittori, tra cui Alfred Döblin, Kurt Tucholsky, Egon Erwin Kisch, Hermann Kesten, Stefan Zweig, Ernst Toller, Ernst Weiss, e Heinrich Mann.

Gilgi è una ragazza allegra e indipendente, decisa a farsi strada nella vita. E’ cresciuta in una famiglia borghese, tra mobili che sanno di vecchio e idee di un’epoca ormai superata. Rappresenta, quasi programmaticamente, un esempio limpido e scanzonato di quella che i giornali del suo tempo definiscono,tra stupore e preoccupazione,la «nuova donna». Quando non lavora come segretaria e dattilografa, ascolta il jazz, fantastica sul futuro, ama flirtare e divertirsi in compagnia di amici come Pit, che pontifica sul socialismo, e Olga, che è affascinante e non ha paura di esserlo. La sua esistenza, sempre scorsa sui binari di una rigorosa e sognante autodisciplina, deraglia però quando conosce Martin, uno scrittore bohèmien capace di scuoterne le certezze costringendola ad affrontare i paradossi e i contrappassi dell’autonomia in un mondo di uomini. L’incontro con l’amore innesca infatti,oltre a un’euforia bruciante,una strenua e vitale sfida per conquistare e difendere la propria libertà, che sfocia in un finale vertiginoso e sorprendente. Una protagonista memorabile, proprio perchè «una di noi»,costella di risa, palpiti e pensieri questo romanzo ilare e sensuale, che per la sua sfacciata modernità negli anni Trenta venne messo al rogo dai nazisti. Un gioiello di stile capace di raccontare con leggerezza e ironia una donna che non si arrende, alla tumultuosa ricerca di una sottile, ingorda, dirompente felicità.

Doris è una giovane, vive in provincia, si innamora spesso e sogna in grande. E a sognare non l’ha imparato nell’oscurità delle notti, ma nel buio delle sale cinematografiche. «La mia vita è come un film, ed è così che la voglio scrivere» annota nelle pagine che compongono questo incalzante romanzo in cui ritroviamo a pieno l’inconfondibile tocco di Irmgard Keun. Una ragazza nella Germania degli anni Trenta, dove l’economia ristagna e la società freme. Quando le moleste attenzioni del capo la costringono a lasciare il lavoro di dattilografa, Doris decide di partire alla conquista della ruggente Berlino. Diventare una stella,una stella del teatro, del cinema o anche solo del bel mondo, poco importa, risplendere come le luci della grande metropoli, e magari trovare l’amore: ambizioni che la spingono, non senza fraintendimenti e cadute, a reclamare un ruolo da protagonista all’interno della propria vita. Le avventure di questa «ragazza misto seta»,un tessuto già in sè simbolo di un lusso contraffatto, sfavillante eppure effimero, sono un vorticoso saliscendi di ambienti e passioni tra splendori e miserie, dal proletario Karl ad Alex pezzo grosso dell’industria, da Brenner reduce di guerra cieco all’impiegato Ernst. Al suo fianco l’amica del cuore Tilli, addosso una pelliccia rubata quasi più cara di ogni affetto. La voce irresistibile di Doris trascina con sè un meravigliato gioire dello sguardo e del corpo, una leggerezza di fronte a ogni ostacolo che, tra ingenuità e malizia, riluce del mito, moderno e atavico, della giovinezza. Con descrizioni precise, dialoghi asciutti e una scrittura sincopata che ricorda i ritmi del jazz, in linea con la corrente letteraria della «Nuova oggettività», la Keun conquista il lettore rispecchiando la miseria e la precarietà della Germania alle soglie del nazismo.
Chiudiamo con il suggerimento di un bellissimo libro (e una storia differente !!) edito da Marcos y Marcos, dal titolo “Ancóra” dello scrittore turco Hakan Günday, nella traduzione di Fulvio Bertuccelli.

1 (2)Daha, ancóra: è l’unica parola turca che conoscono i migranti clandestini. Ancóra acqua, ancóra pane, ancóra speranza.
Viaggiano nel cassone di un camion per monti e deserti, verso la costa turca dell’Egeo. Lì entra in gioco Ahad. Carica i migranti sul furgone, attraversa il bosco e li nasconde sottoterra, nella cisterna del suo giardino. Attendono lì, per settimane, sognando la Grecia. La cisterna è buia e spoglia, la governa un tiranno bambino: Gazâ, il figlio di Ahad. Cresciuto senza madre tra trafficanti di uomini, ha ricevuto un’unica lezione di vita: sopravvivi. E il suo cervello è diventato più veloce del suo cuore. Gazâ è un piccolo genio, sogna di studiare al liceo, all’università. Ma tra lui e i suoi sogni c’è di mezzo Ahad, padre padrone. È la cisterna, la sua scuola; Gazâ, scienziato in erba, studia il comportamento delle persone in cattività.
Una notte di pioggia cambia tutto. Il furgone di Ahad esce di strada, i clandestini muoiono a decine nel precipizio. Gazâ vede l’inferno con i suoi occhi e non vuole più saperne dell’umanità.
C’è una voce chiara, tuttavia, che lo chiama, dal profondo della sua mente. È la voce di Cuma, clandestino afgano, amico perduto. Dalle sue mani ha ricevuto l’unico bene al mondo che gli sia caro: una rana di carta. Con quell’origami in tasca, sempre tra le dita, con quella voce in testa, Gazâ cerca una via per la rinascita. Sarà questa rana, verde e salterina, a indicargli la strada. Il viaggio di un bambino cresciuto troppo in fretta alla ricerca dell’innocenza perduta. Un romanzo travolgente sulla schiavitù moderna, sulla necessità di sapere, e sperare ancóra, lottare ancóra.
Hakan Günday, nato a Rodi nel 1976, ha sangue turco e sguardo europeo. Figlio di diplomatici, cresce spostandosi da una città all’altra, per poi approdare a Istanbul, dove adesso vive.
A ventitré anni, invece di varcare il portone dell’università, comincia a trascorrere le giornate al caffè di fronte e scrive il suo primo romanzo. Da allora ne ha scritti otto, diventando in Turchia l’autore che tutti gli editori vorrebbero pubblicare, perché è un mito tra i giovani e campione d’incassi in libreria.
Racconta storie a tinte forti con stile vivo e fulminante, con passione cocente e sensibilità delicata. Tra incroci inediti di Oriente e Occidente, Hakan Günday coglie la vita in situazioni estreme, stagliandosi come una voce nuova e forte dell’Europa più giovane che cambia. Dopo “A con Zeta”, celebrato come miglior libro del 2011 in Turchia e tradotto in diciannove lingue, “Ancóra” affronta il tema scottante dei migranti ed è in corso di pubblicazione in tutto il mondo. In Francia è stato il caso letterario dell’autunno 2015 e ha vinto il prestigioso Prix Médicis.

Nello Zaino di Antonello: Le Letture Differenti

Lascia un commento