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Che parola difficile: Mitzvà.

Prima ancora di capire cosa significhi, con Luigi dobbiamo fare le prove per pronunciarla correttamente, ripetendola più volte. Che suono simpatico, con la t e la z che si prendono a braccetto per unire insieme le due sillabe: mi (e Luigi indica sé) e va (e fa il segno di andare via). Forse non ha tutti i torti: perché la mitzvà in parte è tralasciare se stessi per andare verso l’altro, comprendendo e ascoltando le sue necessità.

IMG_20171119_135526Appare Giuseppina, che si propone di leggere per me e Luigi “Ma cos’è una… Mitzvà?” pubblicato da Giuntina, nella bella collana dedicata ai piccoli lettori Parpar, testo di Liz Suneby e Diane Heiman (tradotto da Rosanella Volponi) con le illustrazioni, zoomorfe curiose e leggiadre di Laurel Molk.

Non è la prima volta che in prossimità di Natale, la casa editrice Giuntina con la collana Parpar, ci offre una riflessione sull’importanza della condivisione e della fratellanza, della gioia dell’essere con gli altri e di darsi agli altri. Anche con “Ester e il disastro di Channukà”, attraverso un rito tradizionale ebraico, mi aveva dato modo con i bimbi di sfrontare la più importante festa cattolica di tutti gli orpelli consumistici e di riscoprire il valore del dono, la generosità e la capacità di mettersi in ascolto degli altri. (QUI la lettura che ne feci con Giuseppina e Nuccia: come passa il tempo e i libri lo scandiscono.)

Con un po’ di anticipo, anche questo nuovo albo della collana, pur non essendo pensato come tale, potrebbe essere un dono indicato come strenna natalizia. Perché porta a scoprire che i “precetti” non sono semplicemente un rituale religioso, ma trovano il loro senso e valore più alto nell’essere “un modo di vivere”. Insegnare ai bimbi che questa è la qualità più importante dello spirito religioso, che solo in parte si incarna in un credo, mi sembra non solo fondamentale ma anche l’unica vera speranza che ci rimane del futuro, in tempi cupi e bui come quelli in cui viviamo, quando siamo tornati all’epoca di una presunta guerra di religione, se mai sono esistite le guerre di religione e non siano state sempre appannaggio di altri interessi e obiettivi.

I bimbi sono subito attratti dal curioso e divertente zoo che anima le pagine: topi scimmie cerbiatti marmotte foche e struzzi, leoni e pecore, zebre elefanti e gru. Tutti insieme appassionatamente, a sottolineare che la vera identità non è nell’essere uguali o simili, ma nello stare insieme e condividere lo stesso spazio, che si trasforma in un letto in cui cani di razze diverse, e minuscoli topini, ascoltano la storia della mamma, ringraziandola di tutto l’affetto che mostra loro.

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A ogni mitzvà è dedicato l’intero folio, riservando la definizione al margine, ora destro ora sinistro, su un fondo pastello che in ogni pagina la evidenzia con leggerezza, e nel resto la descrizione narrativa e grafica, sempre allegra e gioiosa. Sono tutte azioni di grande idealità, ma alla portata dei bambini, come perdonare, accogliere, aiutare, prendersi cura, fare la pace. Chiedo ai miei bimbi di sceglierne una, cercando di metterla in pratica il più possibile per un mese.

Giusi non ha dubbi, e si dedicherà  alla cura di chi è malato. In questo periodo di influenze e raffreddori avrà un bel da fare! Luigi, invece, ha più difficoltà, e alla fine sceglie, forse per l’immagine ludica e spiritosa, di elogiare gli amici.

Mi sembra prezioso questo albo, per l’allegria e la gioia dei toni e dei colori, per lo spirito che lo anima di genuina ingenuità. Ma soprattutto perché indica una strada, senza dare insegnamenti, che è quella della pacifica coesistenza in un mare di diversità, in cui l’importante non è chi abbiamo di fronte, ma cosa vogliamo donare di noi a chi ci sta accanto. Un messaggio felice, che si libera di ogni connotazione rituale, e che diviene viatico a ognuno: “per tutti quelli di buona volontà”.

Questa è una mitzà! Adesso lo sappiamo, e ne siamo felici.

Ma cos’è una… Mitzvà?
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