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Ti avrei dato appuntamento in Dizengoff Street, a Tel Aviv, di fronte ad una fermata dell’autobus…

Non svelo l’importanza di questo luogo nell’economia narrativa di “Grandangolo”, il romanzo di esordio di Simone Somekh per la casa editrice Giuntina, e lascio che i lettori lo scoprano durante la lettura. Vi chiedo, invece, di avvicinarvi a me e a Simone Somekh che ci apprestiamo a chiacchierare del romanzo, dei temi forti che tratta, del giovane ebreo Ezra, protagonista del libro, di scrittura e di tanto altro ancora.

Vi siete preoccupati così tanto di far combaciare tutti i pezzi che avete perso di vista quelli più importanti. Volevate una comunità e vi siete lasciati scappare la famiglia. Volevate Dio e vi siete dimenticati degli uomini. A volte penso che abbiate guardato alla realtà attraverso un grandangolo: pur di allargare gli orizzonti, avete permesso che la vista degli oggetti in primo piano venisse deformata.

Sono le parole che Ezra, il protagonista del romanzo, rivolge alla madre in un momento tragico e delicato del libro, e rappresentano la confessione più autentica e sincera che si sia mai permesso con lei. 

Clicca sulla foto per accedere al sito della casa editrice.
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Mi sembra che queste parole così accorate e intime, intrise di lucidità e rabbia, rappresentino il nodo cruciale dell’intero romanzo, intitolato appunto “Grandangolo”.

Anche Ezra vive la sua vita guardandola in maniera deformata, fa delle scelte che lo portano fuori dalla sua comunità di ebrei ortodossi americani alla ricerca di orizzonti illimitati, e lentamente, dolorosamente ma anche caparbiamente e coraggiosamente, mette a fuoco i propri sentimenti per scoprire la sua vera identità.

C’è una consapevole, voluta, ricercata focalizzazione da parte di Ezra di ciò che vive? La sua maturazione non si evince forse dalla volontà di riuscire a vedere con maggiore chiarezza ciò che è e ciò che accade, persino ciò che è stato, e da questo rinnovato e rinvigorito sguardo far scattare delle scelte che se apparentemente sembrano più irrazionali, sono in realtà più solide e motivate?

In questa scena, il mio personaggio Ezra ha la possibilità di tornare indietro, nella casa dei suoi genitori, e di fare i conti col suo passato in maniera diretta, forse definitiva. L’occasione, però, degenera e si trasforma velocemente in una riapertura di diverse ferite mai medicate.

Riemerge dunque la rabbia e ritorna a galla il ricordo delle sciagure che avevano tormentato il rapporto tra il protagonista, i suoi genitori e la comunità a cui appartengono.

Ezra si rende conto che mentre lui ha svolto un lungo percorso di crescita e formazione, ricco di ostacoli, errori e vittorie, i suoi genitori sono rimasti esattamente dove li aveva lasciati anni prima: fermi nelle loro convinzioni, ancora irremovibili.

Credo che questa sia un’esperienza comune a molti giovani che vanno all’avventura lontano da casa e tornano per trovare tutto immutato. Forse è un bene: la frustrazione scaturita dalla stasi può trasformarsi nella consapevolezza che invece chi è partito ha avuto occasione di evolversi. Ovviamente “Grandangolo” presenta un caso estremo, ma sensazioni del genere possono essere vissute a livelli di intensità differenti.

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La vera originalità del tuo esordio, a mio avviso, risiede nello sguardo con cui Ezra osserva il mondo e di rimando se stesso, toccando temi difficili e complessi, come quello dell’identità, della diversità, dell’omosessualità, delle lotte politiche per la libertà, dell’effimero e del durevole, delle relazioni e della fratellanza, dell’utilità e del disinteresse, uno sguardo che rimane sempre giovane e autentico, senza farsi ingabbiare in dogmi o preconcetti.

Da Brighton a New York, passando per Manama in tumulto, fino a Tel Aviv: è alla ricerca di una patria, Ezra, o alla ricerca di sé? Questi due elementi coincidono e sono separati? 

Il talento di Ezra sta nel trasformare la sua debolezza – l’isolamento dal mondo che esiste al di fuori del suo nucleo famigliare – nella sua più grande forza. Il fatto di non essere stato esposto alla società, nelle sue complesse sfumature politiche e culturali, gli procura un obiettivo completamente nitido attraverso cui fotografare ciò che incontra durante il suo tragitto.

In “Grandangolo”, Ezra cerca se stesso, e di conseguenza cerca i valori in cui crede: la giustizia, l’empatia, la realizzazione personale. Questi valori lo definiscono. Solo in un contesto che rispetti tali valori, credo che Ezra potrà veramente trovare ciò che cerca.

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Tra i tanti temi importanti toccati nel romanzo, due sono sentiti in maniera preponderante da Ezra: la diversità e l’omosessualità, legati fortemente al concetto di identità, perduta o rifiutata.

Li tratti entrambi con particolare introspezione, indagandoli nell’intimità della vita del protagonista. La diversità è il collante dei due rapporti più veri e fondanti per Ezra: quello con la zia Suzie e quello con Carmi, un fratello adottivo dal destino tragico.

Provai un leggero fastidio all’idea che fosse lui a sentirsi diverso, quando ero sempre stato io quello diverso e ritenevo che sempre avrei portato sulle mie spalle quell’immagine di me stesso. Diverso dai miei genitori, diverso dai miei compagni della Nachmanides, così come ero stato diverso da quello della Yeshiva, diverso dai bostoniani che vedevo in metropolitana ed ero diverso dagli studenti asiatici che fotografavo a Cambridge. A volte credevo di essere diverso per definizione. Carmi, invece, non mi sembrava affatto diverso; disgraziato sì, sensibile anche, speciale di sicuro, ma nessuno l’avrebbe definito “diverso”. era solo un ragazzo con un’enorme tragedia alle spalle. O almeno così l’avevo sempre pensato.

Diversa era anche zia Suzie. Incommensurabilmente diversa da mia madre e da tutte le donne che conoscevo.

C’è una diversità palese ed evidente, che è quella di Ezra e Suzie, e che confina con la ribellione e la trasgressione di regole imposte, e una diversità esecrata e combattuta, da tenere vergognosamente nascosta, e quindi più tragica e drammatica. 

Mi è sembrato che ci sia un filo sottile ma ben teso tra l’omosessualità, negata nella comunità ebraica ultraortodossa in cui Ezra è nato, e l’antisemitismo. Il parallelismo tra i due viene reso evidente da Patryk, un omosessuale polacco, fuggito dalla sua terra per non essere emarginato. Quando Ezra e Patryk si ritrovano in Bahrein faranno i conti con il timore di essere diversi e la sfida di non cedere alla paura.

Mi sembra molto coraggioso affrontare in questo modo il tema della diversità e in particolare quello dell’omosessualità. Quali erano le tue intenzioni ponendoli al centro di “Grandangolo”?

Più che tra omosessualità ed antisemitismo, credo che nel libro emerga un sottile parallelo tra omofobia e antisemitismo. Ho tentato di far parlare i personaggi senza i filtri che spesso applichiamo alle parole quando parliamo di questi temi complessi. Mentre scrivevo, speravo di creare una “no judgment zone” tra Ezra e Patryk, perché si confrontassero e discutessero. Oggi negli Stati Uniti si parla di intersezionalità: io non volevo mettere sullo stesso piano problematiche diverse, ma volevo che queste dialogassero, grazie al confronto tra le esperienze e le memorie dei personaggi.


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Doverosa precisazione lessicale tra omosessualità e omofobia: grazie, Simone.

Ezra dimostra un talento precoce per la fotografia. Saranno delle foto che gli causeranno l’espulsione dalla Yeshiva, rendendo anche più evidente il conflitto con i genitori, che non sono nati come lui in una famiglia ultraortodossa ma lo sono diventati, dopo gli studi universitari. Questo dato non è secondario, anche se lasciato sullo sfondo del romanzo, che in realtà propone varie suggestioni sul dentro e il fuori, intesi in varie declinazioni.

La fotografia è un elemento narrativo importante, perché capace di innescare situazioni e relazioni. È solo un espediente narrativo, particolarmente riuscito per muovere l’intreccio, o invece ha anche altro valore e funzione introspettiva? Hai pensato subito a Ezra come un giovane fotografo, o invece questo suo talento è venuto fuori in un secondo momento?

Durante l’estate del 2015, quando ho cominciato a delineare la trama di “Grandangolo”, ho pensato subito all’idea di un protagonista ortodosso armato di macchina fotografica. La fotografia sarebbe stata un mezzo potente per catturare luoghi, persone, traumi e rivincite; sarebbe inoltre diventata un modo per trasmettere la sensibilità, in questo caso artistica, di Ezra. Mi piaceva anche l’idea di scrivere di fotografia senza immergerla nel contesto dei social media, in particolare di Instagram: Ezra non sfodera l’iPhone e scatta impulsivamente; riflette, studia, analizza e poi scatta.
Per lavoro, ho spesso dovuto utilizzare la macchina fotografica, ma di certo non mi considero un fotografo professionista. Mi sono quindi messo a leggere, non solo sulle tecniche di fotografia, ma anche la storia della fotografia di moda (Federica Muzzarelli, “L’Immagine del desiderio”) e ho intervistato un fotografo di moda per comprendere meglio la sua professione.

La fotografia è quindi sia un elemento letterale sia una metafora nel romanzo. Non è uno strumento, un prop, un materiale di scena: è protagonista prima della ribellione di Ezra e poi della sua realizzazione professionale; ma rappresenta anche l’immagine del grandangolo che Ezra utilizzerà alla fine del romanzo per rievocare il dramma avvenuto anni prima nella casa dei suoi genitori.

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Ci avviamo alla conclusione della nostra chiacchierata con l’ultima domanda. Chiudo “Grandangolo” e mi spingo più in generale sul tuo rapporto con la scrittura.

Il romanzo rappresenta il tuo esordio: come sei arrivato alla scrittura? Hai scritto il romanzo a ventun anni: è il tuo primo romanzo, o il primo romanzo ad essere pubblicato? Lo senti ancora il TUO romanzo, o è ormai diventato il romanzo dei lettori?

Scrivo da quando sono piccolo. Digitavo storielle sul computer del mio papà già quando ero alle elementari, le stampavo e le facevo leggere a tutti. Grandangolo non è il mio primo romanzo, ma è il primo che ho ritenuto adatto alla pubblicazione. Spero che questo sia solo l’inizio. Scrivo narrativa in italiano quasi come per creare un contrappeso alle ore che passo scrivendo articoli di giornale in inglese. La sera, quando chiudo Twitter e metto da parte le notizie, è un piacere sedersi davanti al computer e lavorare nella mia lingua madre.

Fa un effetto strano vedere il romanzo in mano a tante persone che non conosco. Credo che il giorno della pubblicazione Grandangolo sia diventato proprietà di tutti i lettori. Devo lasciare che ognuno lo interpreti come preferisce. Ma soprattutto, con questa consapevolezza, ora mi godo i testi ancora inediti con maggiore gelosia, perché so che sono veramente miei solo finché non li condivido coi lettori.

 

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Con un semplice click sulla foto, ordini il libro e lo ritiri nella tua libreria di fiducia.
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Chiacchierando con… Simone Somekh
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