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Non è semplice organizzare i pensieri e le sensazione che si irradiano dalla lettura di “Ragazze elettriche” di Naomi Alderman (traduzione di Silvia Bre, Nottetempo). Sicuramente il nodo centrale è che non si rimane illesi dalla lettura di un libro fulminante come questo, e non si torna indietro, non si può essere quello che si era, dopo averlo letto.

Un libro dalla struttura narrativa apparentemente semplice: una doppia cornice. Uno scambio di lettere, tra il professionale e l’amichevole, tra Neil Adam Armon, un saggista storico alla sua prima prova con il romanzesco, (ma questo nome mi dice qualcosa!)  e la stessa scrittrice, o una sua omonima, Naomi. Lo scrittore è ansioso di consegnare, per varie perplessità di trama e verisimiglianza, la sua opera alla scrittrice. Eppure è il primo geniale elemento del libro: la motivazione per cui allo scrittore e alla scrittrice, e di conseguenza ai loro lettori, potrebbe apparire inverosimile una trama come quella proposta da Neil. Un mondo retto dagli uomini.

naomi_alderman-d23Con questa suggestione, Naomi Alderman in un momento imprecisato della storia futura ci conduce in un mondo distopico, sradicando con forza, la stessa di una scarica elettrica potentissima, tutti i pregiudizi e i preconcetti di genere, al maschile e al femminile. Per un gioco tra adolescenti, divenuto virale e diffuso sui social, le giovani donne scoprono di avere una matassa, che consente loro un potere violento raffinato e invincibile, come quello delle anguille elettriche: dalle mani possono scaricare scosse elettriche capaci, se non contenute, di arrecare la morte alle loro vittime. I maschi, e con loro la società in generale, sono spaventati, intuendone le potenzialità e le conseguenze, tali da poter mettere a rischio il dominio maschile su cui finora si è retto il potere.

Comincia così un apocalittico conto alla rovescia: da meno dieci anni al tempo presente del racconto, attraverso una narrazione frammentata in diversi punti di vista, quello di Roxy, una donna dalle capacità elettriche portentose; di Allie, guida spirituale del movimento delle donne dotate di matassa; di Margot, politica senza scrupoli e arrivista; fino a Tunde, giornalista e testimone che si è prefissato di raccontare il nuovo potere femminile emergente. Intorno a loro una serie infinita di personaggi, di cui Alderman con assoluta, portentosa maestria intreccia storie, situazioni, relazioni sempre più intrigate e sconvolgenti.

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Quello che ne viene fuori è un romanzo-albero, per variare l’abusata definizione di romanzo-mondo, a cui però “Ragazze elettriche” corrisponde nel profondo.

La forma narrativa di “Ragazze elettriche” combacia perfettamente, e aggiungerei genialmente, con quella del potere, un’immagine potente con cui inizia il romanzo storico di Neil:

La forma del potere è sempre la stessa: è la forma di un albero. Dalle radici fino alla cima, un tronco centrale che si ramifica e ramifica all’infinito, aprendosi in dita sempre più sottili, protese in avanti. La forma del potere è il disegno di una cosa viva che tende verso l’esterno, e manda i suoi sottili filamenti un po’ oltre, e ancora un po’ più oltre.

Così anche “Ragazze elettriche”, romanzo ramificato all’infinito, che prende in consegna un mondo costituito e lo colpisce con una forza e una potenza immaginifica senza eguali, per cambiarlo radicalmente e smisuratamente. Se mai avessi immaginato un mondo in cui le forze di potere fossero capovolte, consegnate alle donne invece che agli uomini, non sarei mai stata in grado di disegnarlo con tale precisione ed esattezza, con inesausto rivolgimento di prospettive e visioni. Perché la forza estrema e fulminante del romanzo di Alderman non è solo nell’immaginare un mondo diverso da quello attuale in cui siano le donne ad avere la forza e dunque il potere, ma anche e soprattutto nelle prospettive distopiche che sa creare e mettere in essere con assoluto e conseguenziale realismo.

È nell’elemento distopico che Alderman trova la forza narrativa, la carica polemica e politica, mostrando come alla base dei due mondi ci sarebbe una stridente, negativa, paurosa somiglianza: la violenza. In questo modo, alla maniera di Machiavelli, mostra con eccezionale vis la negatività e la mancanza di luce in un mondo in cui le donne potessero prendere il sopravvento in virtù delle stesse potenzialità che lo hanno garantito agli uomini: la forza e la violenza. Non a caso il titolo originale è “The power”.

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Le ragioni del romanzo distopico sono, com’è proprio del genere, profetizzare il futuro portando alle estreme, negative conseguenze elementi già visibili nel mondo attuale e contemporaneo. L’originalità di “Ragazze elettriche” è di innestare sull’elemento distopico quello femminile, che potrebbe sembrare, perlomeno alle donne, auspicabile e utopico.

Un romanzo con una grandissima coesione narrativa, laddove si sceglie una narrazione in tempi e punti di vista separati, che si legge con grande attenzione e partecipazione fin nei ringraziamenti, in cui Naomi Alderman lancia l’ennesima e definitiva scossa, capace di illuminare ancora una volta tutto il resto, come l’esplosione di un fulmine:

Le illustrazioni sono di Marsh Davies. Due di esse – Il giovane servo e la Regina sacerdotessa – sono ispirate a veri reperti archeologici dell’antica città di Mohenjo – Daro, nella valle dell’Indo (anche se ovviamente non avevano pezzi di iPad attaccati). Non sappiamo molto sulla cultura di Mohenji-Daro – alcuni reperti suggeriscono che fosse completamente egualitaria secondo modalità davvero interessanti. Ma nonostante la mancanza di un contesto, gli archeologici che le hanno rinvenute hanno denominato Re sacerdote la testa in steatite riprodotta a pag.287, mentre hanno chiamato Danzatrice la figura femminile in bronzo riprodotta a pag.286. Portano tuttora questi stessi nomi. A volte penso che per trasmettere tutto il senso di questo libro potrebbero bastare questi fatti e queste due illustrazioni.

La maestria di Alderman è di essere capace di costruire un romanzo eccezionale, in cui nulla manca al romanzesco, dai personaggi che nella distopia assurgono ad eroi, o meglio eroine, tracciate con acuta e dettagliata forza introspettiva, a scenari e paesaggi di grande costruzione letteraria e immaginativa, pur partendo da realtà geografiche determinate e ampiamente riconoscibili, a riflessioni e meditazioni esistenziali e filosofiche che si innestano nel tessuto narrato. Anche sul versante della scrittura, a chi ancora volesse credere che esiste una letteratura femminile invece che una letteratura al femminile, Naomi Alderman dimostra che non esistono confini di genere letterario e di scrittura legata all’identità sessuale. Battaglie, violenze, sete di potere possono ben appartenere tanto agli uomini che alle donne, come la capacità sia per gli uni che per le altre di farle diventare pagine di letteratura. Dove sia il bene e dove il male è il grande quesito posto alla base di un libro complesso e ramificato come “Ragazze elettriche” che lascio a chi deciderà di leggerlo.

 

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Ragazze elettriche
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