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Puoi scegliere tra

a) Un campo da tennis sul mare.

b) La Sagrada Família.

c)Un treno per Lourdes.

Sono le alternative che mi avrebbe proposto Marco Ciriello, per chiacchierare di “Le sorelle misericordia” (Spartaco edizioni) e chi ha letto o leggerà il libro si renderà conto di quanto ciascuna delle tre sia calzante. Lascio a voi la scelta di raggiungerci dove più vi aggrada, noi intanto cominciamo a chiacchierare.

sorelle-misericordia-copertina-250x384“Le sorelle misericordia” e non “le sorelle Misericordia” e neppure “sorella misericordia”: Laura e Cristiana sono le due sorelle, protagoniste del romanzo (o del racconto? come sembra tu voglia indicare da uno dei tre passi citati in esergo: Scrivo racconti avari come poesie, di Raymond Carver). Cominciamo a spiegare il titolo e a tracciare il rapporto che le due sorelle hanno con la misericordia? Sempre nell’esergo, tu proponi la definizione del sostantivo misericordia, quasi a volerlo rendere un dato concreto, ma soprattutto a svincolarlo da una logica e ontologia meramente religiosa. La misericordia non è una (pre)disposizione fideistica, come spesso siamo tentati a credere, ma una qualità dell’animo, una virtù, un sentimento. Era anche questo che volevi sottolineare nel titolo?

Juan Villoro, un grande scrittore messicano, dice che Un río es un relato que fluye. Un fiume è un racconto che scorre, per me non ha importanza se ne cogli un pezzo o tutto, quindi se fai un racconto o un lungo romanzo, ma come lo fai. Poi uno potrebbe anche accorgersi che ogni pezzo ha una giusta misura, ma è un discorso successivo e più complicato, che riguarda come si vedono le cose e in che misura si decide di restituirle, riuscendo più o meno a far capire quello che si sente.

Sì, c’è una chiara indicazione al lettore, la misericordia è quella cosa là, per poi giocarci. Tutto quello che scrivo è un gioco, a volte semplice a volte no. Tanto che la storia comincia con la dedica, Hitchens è un mondo, un manifesto, un pensiero. È l’avvocato del diavolo nella causa di beatificazione di Madre Teresa, è uno scrittore che ha fatto un reportage della propria malattia, ed è principalmente un uomo libero, così libero da uscire dal tempo, capace di andare contro anche quello che amava pur di continuare ad essere libero. È un pezzo alto del pensiero occidentale, ancora sottovalutato. A me è servito molto.

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Le sorelle misericordia, alla stregua dei dialoghi socratici di Platone con un ampliamento della narrazione, dello storytelling per usare una definizione moderna, è un trattato romanzato sul senso della vita, che come una pallina da tennis rimbalza da un campo all’altro, quello di Cristiana che è sprezzo della religiosità e della fiducia fideistica con uno sguardo ironico e vitalistico, e quello di Laura, campionessa che rinuncia alla gloria e al successo terreno per un controverso e irrisolto senso della vita e del destino che non le dà scampo né tregua, e che segna le sue scelte, scandalizzando.

In una ipotetica partita tra Laura e Cristiana si potrebbe decretare una vincitrice, o invece la metafora si approfondisce proprio nella mancanza di una vittoria?

12647424_1240155756001617_8164066237700396052_nPiù che Platone pensavo a Leopardi con innesti di Massimo Troisi.

No, è una partita aperta che non ha vincitore. Non mi interessava che una delle due vincesse. Sono due donne molto diverse che rappresentano due modi di intendere la vita e il dolore. Il libro è una partita di tennis verbale che poi ha un finale inatteso e aperto.

 

Che cosa ha in sé il gioco del tennis che lo rende emblema della partita esistenziale che le due sorelle giocano tra loro, in scambi fulminei in cui anche la narrazione si presta, con grande sapienza, a riprodurre il ritmo veloce e battente di uno scambio tra campioni? Perché se è netto il sostrato meditativo e riflessivo su cui sia Laura che Cristiana (si) indagano alla ricerca di una propria, autentica visione di sé e del mondo, è pur vero che come narratore rimani sempre in un equilibrio perfetto, senza indulgere in facili elucubrazioni, in parti trattatistiche e accademiche, in una sfera pienamente realizzata di romanzesco. Credo che la cifra vera del tuo libro risieda nella felice commistione tra uno sfondo di indagine “astratta” e una narrazione piena e avvincente su due anime, provate tragicamente dalla perdita e dalla malattia, ma anche baciate dalla fortuna (intesa come destino con un esito determinato), l’una dei suoi successi sportivi l’altra…

downloadTutto il libro è una partita. Ho la presunzione che un esperto di narrativa e tennis possa scorgere negli scambi persino i colpi, io l’ho scritto immaginandoli. Giocando sui simboli, rovesciati – ovvio –: dai nomi al credo, dai corpi alle proiezioni nel tempo e nello spazio di questi. La scrittura è gioco per me, devo principalmente giocare e quindi divertirmi. Lo sport è gioco e il gioco è immaginazione, e l’immaginazione è fuga. Quando scrivo sto sempre scappando e se scappi non hai tempi morti, né pesi inutili, da qui viene fuori lo stile, da qui nascono i miei libri. Odio annoiarmi quindi non sopporterei d’annoiare gli altri, e dai riscontri dei lettori prima e con “Le sorelle misericordia” con me si divertono, piangono, ridono, si incazzato, dissentono, apprezzano, ma di sicuro nessuno si annoia. E di questo sono molto contento.

Movimento tennis

La donna che stiamo osservando…

si apre così “Le sorelle misericordia”. Anche questo incipit mi sembra che rientri perfettamente nella visuale della partita con cui hai condotto la narrazione del romanzo.

Narratore e lettori sugli spalti, lo sguardo fisso al campo, in cui si gioca una partita importante, che mostra l’irreversibilità della vita.

Qual è l’ottica da narratore che hai voluto assumere in “Le sorelle misericordia”? Quel “noi” in apertura è un invito, un avvertimento, un posizionamento di ruoli?

Ci sono diversi punti di vista, e salti di voce. Si alternano quelle di Laura e Cristiana, il lettore viene chiamato in mezzo, e poi riportato sugli spalti. Infine c’è una voce che racconta una sorta di manifesto di chi è senza dio.

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Veniamo all’ultima domanda.

E poi c’è Barcellona: la città della libertà, delle possibilità, in un certo senso della felicità di Laura, che segna ineludibilmente il destino di Cristiana.

Qual è la magia di Barcellona e perché tra tante città europee sei stato attratto dalla sua luce, per ambientare il set finale della partita di “Le sorelle misericordia”?

Marco-CirielloLa scelta di Barcellona città di libertà etc etc, è solo per una questione di comodità con la città più importante della storia: Lourdes. Più della libertà è la geografia.  È una questione pratica, tutti pensano una cosa, invece Laura si accorge della facilità con la quale si può raggiungere Lourdes da Barcellona e lo considera un segno. Ovviamente per Cristiana è solo una coincidenza. È un altro gioco di rovescio, che però il lettore può tranquillamente ignorare.

Chiacchierando con… Marco Ciriello
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