Poetto

Il mare le piaceva sempre: quando era trasparente e il sole apriva una strada di stelle sull’acqua, quando era scuro e le onde facevano sentire il loro lamento, e perfino quando era agitato e minaccioso e il profumo di salsedine si faceva più intenso.

Le sarebbe piaciuto qualunque mare, ma quello del Poetto più di tutti. Il fondale digradava dolcemente e non ti sconcertava con improvvise profondità, né ti seduceva con suggestioni e avventure sottomarine per poi tradirti.

Non è che in spiaggia non ci fosse proprio nessuno…

terre-promesse-d516Difatti a uno sguardo più attento Felicita, la protagonista di “Terre promesse”, il nuovo romanzo di Milena Agus, come sempre per Nottetempo, ci avrebbe scorto, rivolte al mare, e forse si sarebbe incuriosita per la concentrazione che sarebbe trasparita dalla postura mia e della scrittrice, intente a chiacchierare.

Nessuno come Milena Agus sa accarezzare i dolori della vita e la tragicità di certi destini, lasciando intatta la gioia di vivere e uno sguardo ottimistico sul mondo. Anche con l’ultimo romanzo “Terre promesse”, Felicita è una piccola grande eroina del quotidiano, una “feliciotta positiva”, con una sua intatta e diamantina dignità che niente e nessuno può scalfire. 

C’è una chiara, aperta, solare visione della vita e dell’esistenza umana dietro i suoi personaggi, che si pone anche come filo conduttore tra i vari romanzi, o invece sono loro, nella unicità con cui li immagina, che dettano le regole del mondo narrato?

milena_agus-d8La carezza di cui lei parla è quella che ricevo anch’io dalla scrittura. Questi feliciotti positivi come Felicita mi suggeriscono un modo di pensare, di vivere che mi fa bene. Per questo il finale delle mie storie non è lieto, perché non sarebbe credibile, come nel caso di “Terre promesse”, ma resta comunque aperto all’ottimismo, nel senso che il lieto fine non c’è, ma non è escluso.

 

Felicita e la madre, Ester, trasferitesi a Milano, non sembrano sarde, ma ben presto devono fare i conti, in particolare Felicita, con il non essere neppure milanesi. Eppure Felicita, con quell’accento mancante sul suo nome che è la sfida al sorriso che sa sempre estendere al mondo, non smette di pensare che c’è sempre un posto per la felicità sua e delle persone che ama, senza lasciarsi mai scoraggiare dai fallimenti e dalle difficoltà che le si agitano intorno.

Cos’è la felicità nell’universo di Felicita? e soprattutto come risponde Milena Agus al quesito posto nell’ottica interna di Felicita al cospetto di Marianna, la proprietaria del piccolo appartamento che Felicita fitta a Cagliari:

Questa sua durezza di cuore era un credito contratto con la madre, che l’aveva venduta, e la zia, che l’aveva comprata. Però, pensava Felicita, c’era gente maltrattata dalla vita che restava tenera di cuore. O quelli erano solo i santi?

milena-agus-e-le-sue-terre-promesse-d55Nel libro l’idea è quella che nessuna terra promessa è mai all’altezza delle aspettative. I personaggi la cercano, la sognano, ne hanno un’idea precisa in testa ma non possono trovarla perché non esiste nel modo in cui se la sono figurata e quasi sempre il viaggio per raggiungerla è sfinente. Il segreto della incrollabile gioia di vivere di Felicita è quello di fermarsi dove sta bene, la consapevolezza che la felicità possibile nella vita è quella senza l’accento. Molti scambiano la saggezza di Felicita per rassegnazione, il suo essere buona per idiozia, invece Felicita dimostra che è proprio il suo l’unico modo di non soccombere sotto il peso delle difficoltà e dei fallimenti ed è un personaggio talmente forte che riesce a trascinare alla gioia di vivere chi la nega con convinzione, come l’amica Marianna.

 

Era stato proprio grazie al Partito Comunista che Felicita si era convinta di essere desiderabile e aveva trovato il coraggio di proporsi a Sisternes. Scoprì che il sesso era una cosa bellissima e pensava che in fondo era valsa proprio la pena di venire a questo mondo.

Quanto è rivoluzionaria e moderna Felicita nell’universo in cui vive e quanta attualità c’è nella sua figura di donna libera di fare delle scelte in grande autonomia, che per quanto faticose e dolorose, sono irrinunciabili nell’eticità del personaggio che non è mai superficiale adesione a regole e convenzioni, ma intimo radicato consapevole sentire? Cosa c’entra il partito comunista con le scelte passionali a cui Felicita impronta la sua vita?

milenaagus3Anche il comunismo, il PCI, è in questa storia una terra promessa non all’altezza delle aspettative. Ma della sua militanza nel Partito Felicita prende il buono, per esempio la fiducia in se stessa che la aiuterà nella vita privata: lei non è attraente, è troppo cicciona, ma al Partito dicono che le bellissime sono oche!

 

 

“Terre promesse” è anche un delicato, pieno di sfumature, caleidoscopico romanzo sulle relazioni padri/figli, visti in un continuo fluire: Ester e Raffaele che da figli diventano madre e padre; Felicita e Pietro Maria; ma anche sulla mancanza di tali relazioni come Marianna o Giuditta, la donna amata da Gregorio, il figlio di Felicita. In entrambi i casi, sia quando i genitori sono presenti sia in loro assenza, c’è un groviglio, una sofferenza, un’urgenza che marchia i personaggi. Cosa vuol dire essere genitori ed essere figli in “Terre promesse”? Sono semplici tappe della vita, o ruoli in cui riconoscere parte di sé? Qual è più vera la dimensione filiale o quella genitoriale?

agus_bigFelicita è un personaggio forte. È soltanto in apparenza una perdente, come tutti i miei personaggi femminili. In realtà è indistruttibile e ferma nelle proprie idee di autenticità dei sentimenti. Nei rapporti di famiglia è questo che cerca, non gliene importa nulla dei rapporti famigliari che la renderebbero più accettata e ben inserita nella società. Naturalmente, le scelte in questo senso sono scomode e  dolorose, come per esempio essersi rifiutata di sposare il ricco padre di suo figlio disposto a regolarizzare la situazione, pur non amandola.

 

Il mare, divinità consolatoria del romanzo, paradiso terrestre in cui perdersi nell’infinito. Al mare Raffaele, padre di Felicita, affida il suo destino; nel mare, Ester spera di migliorare il proprio; sul mare Felicita posa il suo sguardo alla ricerca di un senso. Persino la nonna di Felicita, la fredda e ruvida madre di Ester, nel mare da vecchia ritrova una serenità mai immaginata.

Che la terra promessa, o meglio le terre promesse siano isole in mezzo al mare, collegate in arcipelaghi, o invece le terre promesse non esistono?

foto2-300x300Il mare in “Terre promesse” rappresenta proprio la mancanza di orizzonte. Si confonde col cielo. Le possibilità sono infinite. Se siamo in riva al mare, la terra promessa non possiamo vederla, non  c’è, possiamo solo immaginarla.

 

 

 

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Chiacchierando con… Milena Agus
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