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Quanto al nostro incontro, che ne dici se usassimo la cornice dei sassi di Matera?

22045906_1725002290867096_9179652671614674896_n-300x183Come dare torto a Federico Baccomo, che è stato ospite del Women’s Fiction Festival 2017, amato da tutti ma in particolare dai giovanissimi, che emozionati e ingalluzziti si sono messi in fila per aver il libro dedicato, dopo aver apprezzato la conversazione con Annalisa Monfreda di Donna Moderna, insieme a Lorenzo Marone.

Ci inoltriamo dunque tra i sassi, incerti nei passi ma sicuri nelle intenzioni, per chiacchierare di “Anna sta mentendo” (Giunti), il nuovo romanzo dello scrittore che spinge il piede della narrazione sulla digitalizzazione dei nostri comportamenti, anche e soprattutto nei sentimenti e nelle relazioni affettive.

“Anna sta mentendo” è un congegno sofisticato, che indaga il senso del reale, l’interazione con la tecnologia, i sentimenti ma più ancora le reazioni sentimentali, con freschezza e immediatezza narrativa e una trama che avvince e tiene il lettore in sospeso. Un romanzo che spinge a riflettere, perché pone continuamente domande e mai si prefigge di dare risposte. 

Riccardo aveva visto WhatsTrue all’opera, aveva visto di che cosa era capace. Quella roba era molto di più che semplice materia da romanzo.

La giro sotto forma di domanda: Di cosa è capace WhatsTrue? che roba è quel molto di più che semplice materia da romanzo?

 

federico-baccomo-ambra-castelliAll’inizio nella mia testa, WhatsTrue era “solo” un intrigante espediente narrativo: cosa succederebbe se, prima di ricevere un messaggio, là dove appare la didascalia “sta scrivendo” apparisse invece la scritta “sta mentendo” prima di ogni bugia? Mi sembrava potesse venire fuori una storia interessante. Poi mi son reso conto che le implicazioni di una fantasia del genere erano più ampie. La domanda diventava: che forma potrebbe assumere un mondo in cui viene bandita la possibilità di mentire? Tra le mille conseguenze ho pensato anche: beh, per prima cosa non esisterebbero più i romanzi, forse la forma più strutturata di menzogna.

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E senza la possibilità di mentire sarebbe molto difficile portare avanti le relazioni sentimentali. Cosa sarebbe l’amore senza quelle innocenti bugie che salvano da interminabili litigi e da mille incomprensioni? Quanto può essere crudele la verità e quanto può cambiare la vita?

Nel tuo romanzo, a livello narrativo, non è la bugia a mettere in moto le diverse vicende narrative, ma piuttosto la rivelazione di verità tenute nascoste e celate.

Non è la verità a cambiare la vita di Riccardo? che ruolo gioca la verità nelle relazioni amorose?

 

***PREZZO DA CONCORDARE***[Posato] Federico BaccomoIl fatto è che mentire o essere sinceri non sono che semplici modalità espressive, prive in sé di una connotazione morale. In altre parole, si può fare del male dicendo la verità, si può praticare della bontà mentendo. Gli esempi sono infiniti: dire “Sono sicuro che andrà tutto bene” è una bugia che regala coraggio, dire “Anna Frank è nascosta dietro quella libreria” è una verità che distrugge. Certo, in una relazione amorosa, siamo portati a pensare che la verità sia comunque più degna della menzogna, ma proprio l’amore porta dentro di sé un moto che non può essere cancellato senza cancellare l’essenza dell’amore stesso: parlo della fiducia. Amando qualcuno, scegliamo di fidarci; scegliendo di fidarci accettiamo il rischio di vedere tradita questa fiducia. Ma è il tuffo in quel rischio lì a renderci umani, a dare al nostro sentimento il suo valore più alto. Imporre la verità, cancellare la menzogna, comporterebbe la fine dell’amore per come lo conosciamo.

 

Anche se a volte la verità è un sollievo: c’è anche questo in “Anna sta mentendo”, e di più non racconto perché il romanzo ha una trama raffinata e geniale, in cui il lettore si trova immerso, brancolando con Riccardo alla ricerca della verità, o persino della realtà.

Woody-di-Federico-Baccomo-1030x615Approfondirei invece il discorso sulle modalità espressive, che mi sembrano una cifra fondante della tua scrittura. Già in “Woody” (Giunti) hai sorpreso i lettori con la lingua canina che riproduceva fedelmente il sentire e le percezioni che un cane può avere sulla realtà, persino quelle spazio-temporali. In questo, invece, introduci il linguaggio, immediato e subitaneo, dei messaggi su whatsapp. Il mondo digitale è un vero personaggio del romanzo, ma il tuo sguardo si sofferma con critica lucidità anche sulle potenzialità e i limiti della comunicazione tramite messaggi. 

Anna lo ascoltò senza interrompere poi disse: “Perché non mi hai risposto?”.

In che senso? Perché non mi hai risposto subito o perché non mi hai risposto per iscritto?

e poco dopo

è stato logorante star lì a vedere che digitavi e digitavi, e non arrivava nessuna risposta.

Mi sembra una bella sfida narrativa, esaminare così da vicino e attraverso una ricca introspezione, come cambia la comunicazione a livello strutturale e lessicale nell’odierna era digitale, e come sono cambiate le nostre reazioni di fronte al diverso mezzo comunicativo, nel momento in cui ci sono in gioco i sentimenti più importanti.

Si può dire che siano questi i due perni della narrazione in “Anna sta mentendo”?

 

1236807_671573679533168_595200679_nSono sicuramente i perni stilistici. C’è qualcosa di affascinante (soprattutto per chi con le parole ci lavora) nel considerare i moderni sistemi di comunicazione. Chi l’avrebbe mai detto qualche anno fa – quando si dava per morta la scrittura, sostituita dalla diffusione dei cellulari, dalla comunicazione orale – che improvvisamente ci saremmo trovati a dedicarci a questi infiniti epistolari che chiamiamo chat? In particolare, letterariamente parlando, c’è un aspetto curioso di questo tipo di comunicazioni: ciascuno di noi sviluppa una propria grammatica che non è né corretta, né scorretta, ma semplicemente personale. C’è chi abusa dei puntini di sospensione, c’è chi riempie i messaggi di faccine, c’è chi scrive tutto in minuscolo, c’è chi usa abbreviazioni, ecc. Ecco quindi che per un autore diventa allettante – oltre che molto divertente – provare a raccontare i suoi personaggi attraverso questi nuovi tratti personali. In fondo si tratta sempre di giocare con le parole, e perché rinunciare alle nuove possibilità che ci offrono questi strani tempi?

 

wupGiochiamo con le nuove possibilità che ci offrono questi strani tempi?

Mi stai scrivendo un messaggio su Whatsapp, e all’improvviso mi appare “Federico sta mentendo…”

Cosa mi avrai mai raccontato?

 

Probabilmente “Ehi, che piacere sentirti”. Credo sia la bugia che dico più spesso, ma non perché non mi faccia piacere sentire un amico, è solo che, da quando scrivere è diventato il mio lavoro (un lavoro che amo), nel momento in cui smetto e alzo le mani dalla tastiera preferirei uscire a mangiare una pizza o fare una telefonata, e invece ecco che c’è da passare a un’altra tastiera.

 

Siamo all’ultima domanda, Federico!

“Anna sta mentendo” non indaga solo nel nodo gordiano della letteratura, che tu ben interpreti nella scelta dell’esergo: Ogni bugia crea un mondo parallelo. Il mondo in cui quella bugia è vera.

ma attraverso il lavoro di Riccardo è anche un implicito elogio del potere della lettura:

L’erudito professor Mancini, e con lui una comunità mondiale di luminari, erano arrivati a scoprire quello che chiunque, fin da bambino, lasciato in compagnia di un libro, sapeva bene: che immaginare un’emozione equivale a provarla. Pagina dopo pagina, aveva attraversato la soglia di migliaia di esistenze che a loro volta avevano attraversato la soglia della sua, e non c’era bisogno di tante rigorose sperimentazioni per sapere che, sì, immaginare di vivere equivale a vivere.

Che lavoro fa Riccardo? e cosa cerca da lui il professor Mancini? 

 

Federico-BaccomoCon “Anna sta mentendo” ho ricevuto parecchi complimenti per l’idea alla base del romanzo. Mi è stato chiesto tante volte “Ma come ti è venuta?”, e devo confessare che, lì per lì, pure se l’ho sentita immediatamente come un buon motore narrativo, non mi sono sentito particolarmente baciato dalla Musa. Mi è sembrata un’intuizione in qualche modo a portata di mano. È stato trovare il lavoro di Riccardo che mi ha fatto sentire fortunato, che ha dato la svolta decisiva al libro. Non vorrei dire troppo perché tanti aspetti sono lasciati volutamente nebulosi, ma fondamentalmente Riccardo è un ricercatore. Di cosa? Non lo sa bene nemmeno lui. Quando lo incontriamo è alla guida di un progetto molto particolare: lo studio delle reazioni emotive provocate dalla lettura di brani narrativi. In altre parole, cosa succede nella nostra testa quando ci commuoviamo, o proviamo paura, o ci infuriamo, di fronte a Cenerentola o Delitto e castigo? Ecco, nel romanzo ho provato – da autore ma soprattutto da lettore – a dare una possibile risposta, la mia.

 

Concedimi ancora una domanda: tra i compiti svolti da Riccardo c’è quello di selezionare le letture, tu Federico quale gli suggeriresti a cui lui non ha pensato?

downloadRiccardo mi sembra tralasci (come mi sembra che a volte succeda in Italia) di dedicarsi alla letteratura umoristica, quei testi che possono anche essere serissimi ma sono capaci anche di muovere al riso. Tra le sue letture mi piacerebbe trovare qualche pagina di Walter Fontana (magari dal romanzo “Non ho problemi di comunicazione”), di Daniil Charms, di Woody Allen, di Jack Handey e tutti quegli autori che hanno aiutato il suo creatore a dargli vita.

 

 

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Chiacchierando con… Federico Baccomo