di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

Libri pericolosi, capaci di rivoluzionare l’esistenza.

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‘La letteratura è una sola parola: osare. Scrivere un libro è rischiare di scrivere anche una cosa sbagliata’.

21586190_10214769701264783_1450583258_nLo ha detto Michele Vaccari al termine della presentazione de “Il tuo nemico” in libreria ai Diari di bordo sabato 9 settembre. Con lui, a parlare del libro edito da Frassinelli, la blogger Chiara Lecito e lo scrittore Jacopo Masini.
Anche la nostra idea di fare Libreria è proprio quella di osare e portare avanti una programmazione culturale di spessore con presentazioni come questa, dove un autore di talento, in compagnia dei lettori, possa spiegarsi e spiegare per ore cosa è fare letteratura contemporanea. Che cosa meravigliosa per un lettore poter sentire qualcuno che ti dice che la letteratura è anche un gioco di prestigio in cui lo scrittore sta sperimentando nuovi meccanismi! Che bello sentire qualcuno che ti spiega che la vera letteratura è pericolosa e che se dici a un ragazzo “non leggere perchè potresti morire”, quello va a leggere perchè è attraente sapere che la letteratura è pericolosa. I libri, quando sono belli, è vero sono pericolosi e possono generare grandi terremoti dentro un lettore. Un buon libro può essere come un’ascia sferrata dentro al lago ghiacciato che ci portiamo dentro e ci sono libri che per la loro intensità possono essere più duri della morte di una persona. Un libro non deve semplicemente consolare o rendere felici, un libro deve rivoluzionare l’esistenza, deve arrivare a devastare per far vedere a tutti il mondo come è veramente. Al Festival della letteratura di Mantova lo scrittore Domenico Starnone ha detto che i libri sono occhiali per vedere il mondo che sta oltre la norma che noi conosciamo.

21584813_10214769701064778_111213213_nAbbiamo iniziato la nuova programmazione in Libreria tenendo conto del fatto che vogliamo continuare a maneggiare libri pericolosi e a usarli per sfidare continuamente il lettore, provocarlo nel suo mondo rassicurante. Vogliamo proporre ai lettori solo libri capaci di stimolarlo. Libri capaci solo di valorizzare la curiosità del lettore. Siamo partiti con la nuova programmazione autunnale lunedì scorso, 4 settembre, con il botto e proponendo un libro davvero esplosivo e poco rassicurante come quello di Brian Panowich, edito da quella casa editrice geniale che è NN E e dal titolo “Bull Mountain” e abbiamo continuato con un altro libro capace di sfidare tutte le percezioni del lettore come “Il tuo nemico” di Michele Vaccari. E durante la settimana non ci siamo mica fermati alla sola libreria, ma siamo andati in giro a raccogliere stimoli e informazioni su libri pericolosi anche al Festival della Letteratura di Mantova, scegliendo presentazioni ben mirate come quella che contrapponeva il libro di Claudio Morandini, “Le Pietre”, al libro di Arno Camenisch, “La Cura”. La presentazione dei due libri di Martin Pollack “Galizia Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa” ” e “Paesaggi contaminati” o ancora “Il Tuffo” di Jonathan Lee e “Anatomia di un soldato” di Harry Parker o ascoltando George Saunders che tanto ho amato per il suo libro di racconti “Dieci dicembre”.

bullmountain_coverNel libro di Brian Panowich Clayton Burroughs appartiene a una famiglia di fuorilegge che, da generazioni, mantiene il controllo di “Bull Mountain”, trafficando whiskey di mais, marijuanae infine metanfetamina. Per lasciarsi alle spalle le sue origini, Clayton sposa la bella Kate e diventa lo sceriffo della città a valle. Ma quando l’agente federale Simon Holly minaccia di distruggere l’impero dei Burroughs, Clayton si trova a dover affrontare i ricordi, le paure, il disprezzo della famiglia e la volontà di redimere un passato di tradimenti, sangue e violenza. Con un ritmo serrato, la storia della famiglia Burroughs viene raccontata a turno da tutti i personaggi, fino all’imprevedibile epilogo. Paragonato ai mostri sacri del crime, del southern noir e delle saghe familiari, Bull Mountain ha una struttura che ricorda True Detective, dialoghi che rimandano a Breaking Bad e personaggi che sembrano usciti da Fargo. E con una scrittura luminosa ci parla dell’onestà e della fedeltà alle proprie radici,e di come a volte sia doloroso ma indispensabile distruggerle per poterle onorare e proteggere. Questo libro è per chi ama camminare in montagna per arrivare a bucare le nuvole e a vedere l’immensità del cielo, per chi decide ogni giorno di smettere di fumare e di bere, per chi indossa camicie di flanella rosse e blu, e per chi ha capito che appartenere a una terra, a una famiglia o a una persona, non vuole dire possederla ma amarla con tutto il cuore.

020978889342HIG_9_227X349_exact“Il tuo Nemico” di Michele Vaccari racconta da vicino quella generazione che non è impegnata nello studio e neppure nella ricerca di un lavoro: è questa la cosiddetta generazione “neet”. In Italia conta 2,5 milioni di ragazzi tra i 15 e i 29 anni. Gregorio è uno di loro, e sceglie la strada dell’isolamento come estremo gesto di ribellione. Gregorio è un ragazzo prodigio, un genio dell’informatica, il bersaglio preferito dei bulli della scuola. Quando la professoressa di economia gli comunica l’intenzione di sostenere la sua candidatura al MIT di Boston, Gregorio vorrebbe gioire per la notizia ma non può: c’è un ostacolo, e sono i suoi genitori. Il padre, un genetista fallito afflitto dal peso di una colpa che da trent’anni lo soverchia, e la madre, una personalità ambigua, educata alla sottomissione e alla vendetta, sono una coppia borghese alla deriva, che sembra vivere per mantenere lo status quo acquisito e frustrare le speranze del figlio. Mentre la crisi incomincia a diventare una peste letale per chiunque, tra combattere contro un orizzonte di odio e ricatto o arrendersi e soccombere, Gregorio sceglie l’esilio, diventando un NEET (giovani che non studiano e non lavorano). Nel frattempo, dall’altra parte della città, una sua coetanea, Gaia, è stata arrestata per aver hackerato il sito di un noto esponente politico, sperando di farsi notare da Anonymous, in cui sogna di entrare. La madre, una marziale ex dirigente del ministero dell’Istruzione, per sfruttare le sue abilità e nel contempo punirla, la obbliga a partecipare a un’operazione governativa segreta senza precedenti nella storia del web. Grazie a una lingua originale ed espressionista che evolve e cambia di capitolo in capitolo, l’opera vive in perenne tumulto, come i suoi protagonisti, nati appena dopo la caduta del Muro di Berlino; con le loro esistenze, sembrano fotografare la situazione sociale e politica del nostro Paese, dove tutto pare ruotare intorno alla stessa, ossessiva domanda: «chi è il tuo nemico?».

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Giovedì 7 alle 21 al Festival della letteratura di Mantova il grande evento “Piccole grandi storie” all’interno dell’Aula Magna matildica. In questa aula si sono confrontati due autori tanto cari alla nostra libreria e ai nostri lettori: Arno Camenisch e Claudio Morandini. Ha officiato il confronto tra i due narratori Marco Malvaldi. “Sono venute in soccorso la fantasia e soprattutto certe letture, fatte comodamente seduto, di vite scomode, di eroi lunatici, i romanzi di Charles-Ferdinand Ramuz, o i folli picari di alpeggio dipinti in lingua romancia da Leo Tuor, da Oscar Peer e da Arno Camenisch”. Claudio Morandini, autore di piccole storie di montagna (“Neve, cane, piede “e ” Le pietre” , entrambi editi da Exorma nella collana Quisiscrivemale), cita Camenisch tra i suoi ispiratori, e a Mantova avrà finalmente l’occasione di incontrare l’autore svizzero di “Ultima sera” , “La cura” e “Dietro la stazione” (libri pubblicati in Italia da Keller Editore e magnificamente tradotti da Roberta Gado), che scrive in tedesco e in romancio sursilvano. Le storie tragicomiche di Camenisch, caratterizzate da uno stile insieme raffinato e colloquiale, sono tradotte in diciotto lingue.

Cop_LE_PIETRE-220x335Tutto è in movimento nel romanzo “Le Pietre”: sono sempre in giro gli abitanti del villaggio alpino di Sostigno, che salgono alle baite di Testagno e subito dopo scendono, in transumanze sempre più frequenti e frenetiche; si agita il fiume, anzi il torrente, che «certe anse se le inventa la notte, e la mattina le scopriamo come un regalo di Natale al contrario». Soprattutto, si muovono le pietre. Certo, la vallata si è formata su detriti, su instabile sfasciume: ma il dato geologico non basta a spiegare i bizzarri fenomeni che da decenni coinvolgono i paesani, quella specie di iperattività del mondo minerale che moltiplica le pietre nei campi, nelle case, ovunque. I sostignesi, però, non se ne lamentano troppo, anzi cercano di sfruttare l’esuberanza pietresca a loro vantaggio.Gli eventi recenti si intrecciano con la storia passata dei coniugi Saponara, cittadini in pensione approdati in montagna: è proprio in una stanza della loro “Villa Agnese” che si sono materializzate dal nulla le prime pietre, accumulandosi giorno dopo giorno in un crescendo tra Ionesco e Buster Keaton.
Iride Zanardò e don Danilo, Nonno Ramaglia, Giacometti col Tarella e il Cappon sono solo alcune delle voci di un romanzo corale, nel quale si intrecciano i racconti di un’intera comunità; ed è una polifonia divertita e irrequieta quella che, come durante una lunga serata di veglia, divagando tra passato e presente, tra mondo di sopra e mondo di sotto, contaminando dramma e commedia, ghost-story e favola, rievoca l’intricato e ineludibile vincolo con le pietre.
9788899911041.MAINNe “La Cura” i protagonisti sono un uomo e una donna, nell’autunno della loro vita, che vincono un soggiorno in un elegante albergo a cinque stelle nella splendida Engadina.
In quel luogo incantevole la donna sente rivivere ancora una volta desideri e aspirazioni, mentre l’uomo è vittima della paura, dell’insicurezza e affronta tutto come se fosse il suo ultimo viaggio. Per fortuna ha con sé l’inseparabile borsa di plastica dove tiene tutto quello che gli può servire.
In questo libro Camenisch alterna quarantasette miniature nelle quali seguiamo i due anziani, il loro rapporto ma anche le domande fondamentali, che sono poi di tutti: da dove veniamo, che cosa volevamo diventare, dove stiamo andando? L’amore, la vita e la morte, le domande senza tempo che trovano una risposta proprio quando l’esistenza è all’imbrunire.Un’opera profonda e lieve, ironica e arguta, capace di regalarci storie umane, anzi umanissime, talvolta tragicomiche e sempre ridotte a una essenzialità tale da renderle vere agli occhi di ogni lettore. Un’opera così radicale può scaturire solo da una giovane passione profondamente assetata di vita.

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E’stato presentato al Festival della letteratura di Mantova il libro edito da Sur “Il tuffo” scritto da Jonathan Lee. Classe 1981 lo scrittore britannico è autore dei romanzi “Who is Mr Satoichi?” (2010), “Joy” (2012) e “High Dive” (2015). Vive a New York, dove lavora come redattore senior presso “Catapult” e come redattore del magazine “Guernica”. Precedentemente ha lavorato come redattore della rivista letteraria “A Space Public”. BIGSUR19_Lee_IlTuffo_coverIl suo “High Dive” (“Il tuffo”), nel 2016 è stato eletto libro dell’anno da diverse testate inglesi (“The Guardian”, “The Observer”, “The Independent on Sunday”) e statunitensi (“The New York Times”, ). Al centro dell’opera vi sono i giorni anteriori a un tragico fatto di cronaca (il fallito attentato a Margaret Thatcher nel 1984 presso il lussuoso Grand Hotel di Brighton, dove era in corso il congresso del Partito Conservatore britannico) narrati da diverse prospettive: quella di Dan, il militante dell’IRA responsabile del posizionamento della bomba, di Moose Finch, vicedirettore dell’hotel che sperava in un avanzamento di carriera, e di sua figlia Freya.Nella notte del 12 ottobre 1984 una bomba esplose nel lussuoso Grand Hotel di Brighton, dove era in corso il congresso del Partito Conservatore britannico, causando cinque morti e trenta feriti; era un attentato contro il primo ministro Margaret Thatcher, che però ne uscì illesa e politicamente rafforzata. Attorno a questo fatto di cronaca si intrecciano le vicende immaginarie dei tre protagonisti del romanzo: Moose Finch, il vicedirettore dell’hotel, quarantacinquenne divorziato che ha visto svanire tutte le sue numerose ambizioni, e spera che una perfetta gestione del soggiorno della Thatcher gli faccia ottenere un decisivo avanzamento di carriera; Freya, sua figlia, appena uscita dalle superiori, che cerca di affrontare l’età adulta mediando fra le aspettative del padre e i propri desideri confusi; Dan, il militante dell’IRA responsabile dell’attentato, un giovane cresciuto troppo in fretta per le strade di Belfast. Nelle tre settimane che passano fra il momento in cui l’ordigno a orologeria viene piazzato nella stanza 629 e il momento in cui esplode, Jonathan Lee segue con straordinaria umanità e delicatezza la vita quotidiana di questi tre personaggi, le loro insicurezze, le loro paure, i loro sogni. Acclamato dalla critica britannica e statunitense, “Il tuffo” è un romanzo carico di verità e dal ritmo perfetto, che disegna i piccoli drammi e le passioni più intime degli esseri umani contro lo sfondo spietato della Storia.
Venerdì 8 settembre al Festival della letteratura di Mantova Martin Pollack è stato intervistato da Wlodek Goldkorn nel cortile di Palazzo d’Arco intorno a due libri pubblicati dalla casa editrice Keller : “Paesaggi incontaminati” e “Galizia Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa”.
Martin Pollack è nato nel 1944 a Bad Hall e vive nel Burgerland e a Vienna. Scrittore e giornalista, è un gigante del reportage narrativo e uno dei massimi intellettuali austriaci viventi. Già corrispondente da Vienna e Varsavia per lo “Spiegel” tra il 1987 e il ’98, ha studiato slavistica e Storia dell’Europa Orientale, tradotto dal polacco e diffuso nel mondo tedesco l’opera giornalistica di Ryszard Kapuściński, firmato saggi e scritti come “Il morto nel bunker. Inchiesta su mio padre” in cui ha saputo misurarsi con i fantasmi degli imperi e dei nazionalismi mitteleuropei a partire dai vissuti (e dalle ombre) dei propri familiari.
A queste geografie del passato guardano anche i recenti “Paesaggi contaminati” (2016, Keller editore con traduzione di Melissa Maggioni) e “Galizia Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa (2017, Keller editore con traduzione di Fabio Cremonesi), due viaggi nel cuore del Vecchio Continente accomunati dal desiderio di strappare dall’oblio gli spazi e i vissuti di vittime senza nome e paesi scomparsi dalle mappe.
«Viviamo in paesaggi contaminati – ha asserito l’autore –, per cui dobbiamo essere sempre pronti, lavorando nei campi o in un bosco, facendo un’escursione, ad imbatterci in qualcosa che a prima vista non riusciamo a decifrare. E che a uno sguardo più ravvicinato si rivela una testimonianza della storia recente».Le vittime del XX secolo non sono solo quelle ricordate dai monumenti commemorativi. Cosa resta delle migliaia di vittime senza nome, quelle sepolte segretamente, siano essi ebrei, rom, anticomunisti o partigiani? Come possiamo ricordarle? Come è possibile vivere in un’Europa dove i paesaggi sono contaminati e avvelenati da innumerevoli massacri messi a tacere: da Rechnitz nel Burgenland a Kočevski rog in Slovenia e Kurapaty vicino a Minsk? In Paesaggi incontaminati Martin Pollack ci restituisce una mappa nuova e più veritiera del nostro continente. Nomi e luoghi che svelano segreti inconfessabili e allo stesso tempo contribuiscono alla costruzione di una memoria condivisa.Reportage, narrazione in prima persona, libro di viaggio e ancora saggio e riflessione sull’Europa del Novecento, sulla memoria, il paesaggio, la distruzione e la rinascita.
9788899911034.MAINCon “Galizia Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa” Martin Pollak ha confezionato una vera e propria guida, un libro di viaggio, un trattato, un omaggio poetico e filosofico, reportage, saggio e cronaca, resoconto di un mondo scomparso, gioco letterario, romanzo documentario, portolano per una terra senza mari, non c’è una sola definizione che possa calzare pienamente per questo libro straordinario che tutte le riunisce e tutte le rende inadeguate e insufficienti. Con Galizia di Martin Pollack ci si immerge senza mediazioni in un mondo intero: quello dell’Europa di mezzo, quello della carne e la terra che la componeva, quello dell’immaginario che ne è scaturito.In queste pagine tutto si moltiplica quasi all’infinito assumendo però una chiara identità. Popoli, lingue e minoranze, città che hanno svariati nomi e vite a seconda dell’etnia e della lingua che le nomina, spazi ampi e smisurati, senso del confine e del confino pari a quello delle grandi terre dell’esilio… In questo cuore del nostro continente, ormai dimenticato persino nel nome, sta gran parte del Novecento e di quello che oggi siamo.Questo libro è un viaggio immaginario attraverso una regione scomparsa, un tentativo di descrivere un mondo prima della sua distruzione. Le mie guide sono state quegli autori ebrei, tedeschi, polacchi e ucraini [solo per citarne due tra tanti Joseph Roth, Bruno Schulz] che hanno fatto della Galizia e della Bucovina un luogo letterario indimenticabile, in cui, al di là di tutti gli eccidi e i conflitti, si era giunti a una feconda interazione tra popoli e culture.

BIGSUR13_Parker_AnatomiaDiUnSoldato_coverNella Basilica Palatina di Santa Barbara a Mantova c’è stata la presentazione di un libro di grande successo ai Diari lo scorso inverno e dal quale abbiamo fatto anche una lettura ad Alta Voce parecchio interessante: “Anatomia di un soldato”. Del libro ne hanno parlato l’autore, Harry Parker, e il giornalista Carlo Annese in un interessantissimo confronto dal titolo “NIENT’ALTRO CHE PROIETTILI E DOLORE”
La guerra dà, la guerra toglie. Parodiare il famoso adagio sarebbe una banale semplificazione di un orrore che affligge l’umanità fin dagli albori. È difficile immaginare come sapremmo reagire di fronte al famigerato Post-Traumatic Stress Disorder, che tanto cinema hollywoodiano ha presentato su pellicola e, d’altra parte, “la guerra è un’esperienza incomprensibile per le persone che non l’hanno vissuta”, come afferma l’ex-soldato inglese Harry Parker in “Anatomia di un soldato”, a cui il conflitto in Afghanistan è costato gli arti inferiori. Harry Parker (1983), figlio di un generale inglese che è stato vicecomandante delle forze Nato in Afghanistan, si è arruolato a sua volta nell’esercito britannico a 23 anni e ha prestato servizio col grado di capitano nel 2007 in Iraq e nel 2009 in Afghanistan, dove in seguito all’esplosione di un ordigno ha perso entrambe le gambe. Vive a Londra, dove ora si dedica alla scrittura e al disegno.
Tom Barnes è un giovane capitano dell’esercito britannico in Afghanistan, che durante una missione salta in aria su un ordigno improvvisato e perde le gambe; Latif è un ragazzo afghano che milita nelle file dei ribelli, mentre Faridun, suo amico d’infanzia, cerca di vivere pacificamente nel proprio villaggio; neanche loro saranno risparmiati dalla ferocia del conflitto.Anatomia di un soldato racconta la storia, tragicamente ordinaria,di questi tre personaggi in maniera straordinariamente originale, attraverso 45 capitoli ciascuno narrato da un oggetto testimone della vicenda: una scarpa da ginnastica di Latif, un ordigno costruito dai guerriglieri, la bici di Faridun, lo zaino di Tom, la borsa di sua madre, la sega che gli amputa una gamba, la protesi che gliela rimpiazza… È un coro di voci prive di sentimentalismo, di ideologia, di riferimenti all’attualità: ciò che raccontano, dalla loro prospettiva ravvicinatissima, è solo il dramma eterno della guerra, con il suo portato di dolore, distruzione e morte, ma anche la capacità umana di conservare, malgrado tutto, la speranza. Un indimenticabile romanzo di esordio, autobiografico nei dettagli ma dalla portata universale, che unisce l’audacia della sperimentazione all’autorevolezza di un classico.

Originario di Amarillo nel Texas George Saunders è stato incluso dal “New Yorker” nella lista dei ‘Venti scrittori per il XXI secolo’ ed è stato insignito nel 2013 del Pen/Malamud Award in virtù della sua ragguardevole produzione di racconti. Da anni,ormai, George Saunders è riconosciuto come una delle voci più originali e influenti della narrativa americana contemporanea; senza aver mai scritto un romanzo, ma solo racconti, ha ricevuto elogi unanimi dalla critica. La laurea in Ingegneria geofisica lo porta a lavorare per anni nelle piattaforme petrolifere e a intraprendere le professioni più disparate. Nel 1988 consegue un Master in Scrittura creativa alla Syracuse University, ma è soprattutto ai trascorsi lavorativi nel campo petrolchimico che l’autore attribuisce il taglio originale della sua narrativa, paragonandosi a «un saldatore che disegna vestiti». Nel 1992 firma “CivilWarLand in bad decline”, una raccolta che sancisce l’inizio di una solida collaborazione con il “New Yorker” grazie alla pubblicazione della novella “Offloading for Mrs. Swhartz”. I suoi racconti vengono accolti come una rivelazione: Thomas Pynchon definisce il suo stile «straordinariamente intonato: aggraziato, cupo, sincero e divertente», e altrettanti elogi piovono da scrittori come Jonathan Franzen, Zadie Smith, Khaled Hosseini. 0x300La conferma a livello mondiale è coeva all’uscita di “Dieci dicembre”, in cui si alternano situazioni inverosimili alla dura realtà di famiglie costrette ad affrontare le tragiche pieghe dell’esistenza. “Dieci dicembre” è la sua quarta raccolta di racconti ed è quella con cui ha definitivamente ottenuto anche il grande successo di pubblico. “Dieci dicembre” è la sua opera che, senza rinunciare alla vena surreale e immaginifica, si avvicina di più al realismo. Accanto a racconti ambientati in laboratori dove si creano improbabili psicofarmaci, o in sobborghi residenziali dove donne moldave o filippine in abiti bianchi penzolano da fili tesi fra gli alberi come decorazioni, ci sono storie di famiglie comuni la cui normalità è turbata dal ritorno di un figlio dalla guerra o dall’irruzione di un malintenzionato: in tutti i casi, i personaggi si trovano a dover scegliere fra l’egoismo e la compassione, l’orgoglio e il sacrificio.

 

Questi sono i libri pericolosi con cui riempire lo Zainetto questa settimana.

Nello Zaino di Antonello: Libri pericolosi