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Penelope Poirot, creatura dal sangue illustre nata dall’ironica inventiva di Becky Sharp, ha cambiato mestiere dal primo al secondo romanzo. L’avevamo conosciuta come famigerata e famosa critica gastronomica in “Penelope Poirot fa la cosa giusta” (Marcos y Marcos) e la ritroviamo in “Penelope Poirot e il male inglese” (Marcos y Marcos) firma del mondo giornalistico, in versione tuttologa; nel mezzo la sua autobiografica “Una nipote” divenuto successo strepitoso con un mirabolante numero di copie vendute. E lo confesso senza remore, anch’io non avrei esitato a leggerla perchè nutro una sconfinata simpatia per l’eccentrica nipote del grande investigatore belga, Hercule Poirot.File_000

Una nipote (così si intitolava la sua autobiografia) aveva venduto un numero di copie mirabolante; tante da convincere Penelope a lasciare la critica gastronomica per la tuttologia di cui vanno pazzi i giornali di questo mondo. Era diventata, per così dire, una firma. Sia chiaro, non una semplice giornalista (quelli erano pennivendoli!), ma una firma.

Accanto a lei Velma, segreteria personale, vessata dall’esuberanza della Madam e alle prese con le sue bizze e intemperanze.

Ma io, Velma Hamilton, inglese di nascita, italiana d’origine, anarchica per parte di nonno, moralista per parte di nonna, oziosa per vocazione, segretaria per bieca necessità, io nei posti chic mi sentivo a mio agio quanto un coniglio (vivo) in casseruola.

Anche questo secondo romanzo è diviso in due parti e affidato nella prima al racconto di Velma, più lucido e disincantato, in cui si tratteggiano la situazione, l’ambientazione e i personaggi attraverso l’analisi “proletaria” della segretaria, e nella seconda a Penelope che racconta, vivendoli così in prima persona, mistificando gli elementi e mettendo in campo il suo (in)fallibile intuito, il delitto e la scoperta del colpevole.

roads-of-italy-boot“Penelope Poirot e il male inglese” parte da una questione di lavoro. Alla nipote di Hercule Poirot vengono richiesti una serie di articoli che ripercorrano alcune tappe del celebre Gran Tour ovvero quella sorta di obbligo estetico-morale che per qualche secolo aveva spinto intellettuali, artisti o danarosi bontemponi a vagabondare nel decadente giardino mediterraneo.

Ma prima di addentrarsi  nella tappe canoniche del Grand Tour, Penelope si concede una sosta a Portofino, dove ha trascorso, ospite della famiglia Traves,  alcune delle più belle estati della giovinezza. Dopo dieci anni anche i Traves sono tornati a Portofino: il padre Isaac con il figlio Francis, la detestata vedova del primogenito Samuel, misteriosamente scomparso proprio dalla villa ligure dieci anni prima, e i figli Andrew e Margherita. Ospiti della villa non solo Penelope e la fedele Velma, ma anche altri amici dei proprietari. Tanti i sentimenti che ribollono tra la muffa e la polvere della decadente villa, invidie gelosie odi e rancori che in un’alba livida sfociano in un omicidio. Per la seconda volta, da quando la conosciamo,  il richiamo del sangue non può lasciare indifferente Penelope, che si farà carico delle indagini, nonostante la presenza del commissario, dell’ispettore e di una giovane poliziotta autorizzati a condurre le indagini.

In piedi, il commissario verificò le mie generalità.

“e così è lei miss Poirot! Bene. Discendente, mi dicono” commentò con una punta di ironica superiorità.

Sorriso parigino: “Non lo nego.”

“Chissà che non sia in grado di aiutarci in questa tragica vicenda”.

Sorriso parigino: “Chissà”.

downloadUn classico giallo all’inglese, che ricorda le atmosfere della madre del genere (e come non potrebbe, visto che la protagonista ha un evidente debito di discendenza), pieno di atmosfera in cui a prevalere è la fine e letteraria introspezione psicologica. C’è il mistero, che è condotto con abilità e tenuta alla risoluzione; ci sono gli indizi e le false piste disseminate nel romanzo; ma più di ogni cosa, e qui il debito è con lo pseudonimo scelto dalla scrittrice, Becky Sharp, c’è la descrizione di una diversa e varia umanità, alle prese con una variegata gamma di sentimenti, moventi, comportamenti e reazioni umane. Su tutti campeggia l’amore, quella forza oscura e possente che  spinge verso l’altro, che sia una matrigna, una prima moglie perduta, una vecchia amica, o che ci illude e inganna come nel caso di Margherita invaghita del sedicente giornalista Pestacozzi.

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Ancora una volta, in un romanzo frizzante e leggero, Becky Sharp ondeggia tra il giallo e la commedia letteraria, in una trama in cui la nota sociale, il tono canzonatorio, l’ironia sottile si accompagnano ai colpi di scena e alle sorprese narrative. Sullo sfondo, a brillare come la luna in un cielo stellato, la malinconia, quel sentimento esistenziale che tanto appartiene al genere umano, e di cui Becky Sharp sa toccare le corde con grazia e raffinatezza. E infatti, prendendo in prestito le parole di Penelope:

Questo sarà il fil rouge che accompagnerà le mie riflessioni durante le tappe del nostro Grand Tour, a ricalcare l’ambiguo e dolente sentimento che perseguitava i nostri connazionali nei secoli passati, quando, per sfuggire all’oppressione del cuore, decidevano di raggiungere l’Italia.

 

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Penelope Poirot e il male inglese
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