di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

 

16441637_10212505439939665_1953199379_nUn venerdì sera all’insegna dell’Eleganza ai Diari per tenere a battesimo un Libro edito da LiberAria e scritto da Ivano Porpora: “Fiabe così belle che non immaginerete mai”. A dialogare con l’Autore era un nostro compagno di viaggio, una presenza fissa ai Diari, Jacopo Masini, che ci ha introdotto tra le pagine del Libro raccontandoci quanto sia bello poter fare letteratura allontanandosi dal solito realismo, trito e ritrito, e raccontando la fantasia e facendo lavorare l’immaginazione. Cosa c’è di più bello che diventare adulti e tornare alle fantasticherie dell’infanzia leggendo di fate e regni incantati, di orchi e giganti e streghe e di principesse e principi azzurri? Ci ha spiegato Masini, prima di passare a interagire con l’autore, la differenza tra Fiaba e Favola, di come la fiaba sia una breve narrazione di origine popolare ideata per intrattenere, mentre la favola presenta sempre, al termine del racconto, una morale, più o meno esplicita e i suoi protagonisti sono animali o esseri inanimati. Una fiaba mette in scena storie in cui i personaggi, solitamente rappresentati da uomini e donne, si ritrovano ad affrontare situazioni difficili.

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“Fiabe così belle che non immaginerete mai” è il titolo che a Ivano Porpora è venuto in mente mentre passeggiava lungo gli argini del fiume. Un libro che ci riporta nel mondo della fantasia ma non senza agganci con il reale, dove le scarpe sono di marca Primigi e il Cif è quella crema che rimuove anche lo sporco che non avresti mai pensato di eliminare. Fiabe capaci di catturare l’attenzione dei grandi,divertendoli con narrazioni piacevoli e frutto dell’immaginazione, ma lasciando filtrare sempre messaggi e insegnamenti.
“C’era una volta, in un reame lontanissimo…” Così iniziano tutte le fiabe, ma non tutte, poi, proseguono nello stesso modo. Una delle Fiabe così belle che non immaginerete mai, per esempio, continuerebbe pressappoco così: “C’era una volta, in un reame lontanissimo, ma lontanissimo tipo: che dovunque avessi casa tu, che fosse a Osimo, a Volterra, a Voghera o perfino a Viadana, questo posto rimaneva sempre lontanissimo, e anche i confinanti dicevano, se chiedevi loro del reame: “Uhh, ma è lontanissimo, aspetti che chiamo mio zio che forse lo sa”, dicevo, in quel reame lontanissimo tutte le famiglie erano divise in: Belli e Brutti…”
Ivano Porpora ci conduce nel libro in reami incantati dove si incontrano donne belle belle che amano uomini brutti brutti, cavalieri che hanno perduto il loro cuore, donne che cacciano la bellezza con il retino, bambini velocissimi che recapitano messaggi d’amore tra regni rivali, uomini che giocano a briscola con la tristezza, ma senza vincere, cuori che perdono un colpo, ma per donarlo a un cuore che non batte più, bambini che leggono storie d’amore ai sordi, guerre che finiscono facendo PUM! con il fucile, gare all’incontrario e tante altre avventure fantastiche che vi trasporteranno in un mondo magico e capovolto, in cui non importa se non c’è una morale, perché ogni storia di morali ne ha almeno tre, dato che qui tutto, ma proprio tutto, può succedere, persino nulla.

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Ci siamo parecchio divertiti in libreria ad ascoltare la Lettura ad Alta Voce di una intera Fiaba lunga dal titolo “Invito a Cena”, ma anche nella lettura dei titoli di tutte le Fiabe, in cui Masini, faceva espressamente il verso a Roberto Saviano con i suoi Elenchi nelle trasmissioni di Fazio. Risate di allegria con la “Trilogia della Bambina” che pioveva dentro, “La bambina che viveva nell’orrore” e “La bambina che morì in una sera di vento”.

Dopo aver ascoltato Ivano e Jacopo, capaci di incantare con le fiabe un pubblico numerosissimo e attento, ho deciso che questa settimana nello Zaino avrei messo quei libri che io considero Fiabe per Adulti.

MARIOSParto da “Darusja la Dolce”, libro scritto da Marija Matios ed edito dalla Keller. Nel villaggio di questa regione europea travolta dalla storia, chiamata Bucovina, in cui le bandiere e le lingue cambiano più veloci del vento, vive Darusja. Tutti si prendono gioco di lei, del suo mutismo, delle emicranie feroci che si scatenano alla vista delle caramelle e la costringono a immergersi nell’acqua gelata del fiume o a calarsi in una buca che ha scavato vicino a casa, e rimanere in quel freddo fino a quando la morsa che le stritola il cranio si allenta. Tutto il villaggio di Ceremosne pensa che Darusja sia scema, ma per non chiamarla scema la chiamano dolce. Questo perché se ne sta per conto suo, non parla con nessuno e vive come vuole. Ma Darusja non è stupida. Per quanto non parli mai con nessuno, i suoi pensieri corrono senza sosta e capisce tutto. La gente pensa che sia muta, ma non è così: è solo che lei non vuole parlare ed è solo al cimitero, sulla tomba del padre, che Darusja la dolce può liberare la propria voce. Ci va sempre da sola, si porta pane, burro e brinza e nutre lo spirito del babbo per la paura che scompaia. La felicità bussa un giorno alla sua porta e ha il viso di Ivan Cvycok, un eccentrico suonatore di drimba che riesce a dare sollievo alla sua testa e forma alle sue parole. Una mattina, mentre spacca la legna nel cortile della vicina di Darusja, si accorge che anche lei ne è sprovvista. Bussa alla sua porta, lei lo fa entrare e da allora si stabilisce in quella casa dove nessuno aveva mai messo piede, prendendosi cura di quella dolce creatura. A quel punto Darusja porta Cvycok dal babbo al cimitero. Con Ivan quella donna rimasta ragazza e sola da cinquant’anni, prova fremiti che il suo corpo non conosceva e una notte arriva a parlare e a dire: “I-va-n-ko!”, e l’uomo a quel punto capisce che può essere curata e guarita. Ma la gente è invidiosa della felicità altrui… Le premure e le carezze di Ivan avrebbero potuto far ritrovare a Darusja l’amore che non aveva più conosciuto dal giorno in cui qualcuno le aveva offerto la caramella… ma non andò così.
La storia di Darusja inizia in realtà molto tempo prima, quando i suoi genitori, Michajlo e Matronka, erano vivi e si amavano. Ma la gente è invidiosa della felicità altrui…
In questa regione situata nei Carpazi orientali dove la Storia ha lasciato ferite sanguinanti, il dolore passa di generazione in generazione, e rimane impresso su ciascun individuo, come accade a Darusja, rimasta senza voce.

pavel_sanaev-d21C’è un delizioso libro culto scritto dallo scrittore e regista russo Pavel Sanaev dal titolo “Seppellitemi dietro il battiscopa”, edito da nottetempo. Il libro, grandissimo caso editoriale in Russia con 15 ristampe e più di 500 mila copie vendute, racconta, in modo allo stesso tempo divertente e drammatico, il mondo dell’infanzia dell’autore nel periodo sovietico.
Seppellitemi dietro il battiscopa è il desiderio di Saša, bambino di nove anni affidato alle cure tragicomiche della nonna, la furibonda e chiassosa Nina Antonovna. Secondo una profezia di quest’ultima, Saša è destinato a “marcire” prima di averne sedici. A Saša non è permesso sudare, togliersi la calzamaglia di lana ruvida da economia socialista, inghiottire cibo in un solo boccone, tirare l’acqua nei gabinetti pubblici: ci sono in agguato stafilococchi aurei e bronchiti recidive,come sentenzia la nonna. A tutte le interdizioni sovrintende la nonna straripante cui il bambino è affidato da quando sua madre si è innamorata di un pittore basso, anticonformista e squattrinato, il “nano succhiasangue”. Nina Antonovna lo ama a suo modo, ma lo ricopre e lo soffoca di cure ossessive e insulti e costrizioni, mentre lui sogna le rare visite della madre e custodisce in una scatola segreta tanti piccoli tesori che vengono da lei, una “biglia-mamma” e un chewing-gum masticato. Saša avverte la mancanza della madre, odia in silenzio la nonna e sogna una cosa: dopo la morte essere seppellito sotto il battiscopa dell’appartamento della mamma, dove resterà per l’eternità in silenzio a guardarla. Saša ci racconta, dal suo punto di vista e con straordinaria comicità, questa tragicomica infanzia senza innocenza nella Russia degli anni ’70,con i tratti distintivi, i simboli e le abitudini. In questo irresistibile romanzo d’esordio, divenuto un libro di culto per molti ex bambini sovietici, la leggerezza dello stile si contrappone alla pesantezza dei temi e alla densità del contenuto, capovolgendo così il luogo comune sull’infanzia, considerata come il tempo della felicità e della beatitudine.

16147886 ok-k8NB-U430101842019836wpE-1224x916@Corriere-Web-Bergamo-593x443Sempre edita da nottetempo è un’altra fiaba per Adulti scritta dallo scrittore argentino Adrian Bravi e dal titolo “L’inondazione”. Un italiano d’Argentina che è tornato in Italia, per parafrasare Ivano Fossati: infatti Adrian Bravi vive a Recanati dove lavora come bibliotecario e scrive in italiano. Italiano d’Argentina che scrive in italiano ma che si trova più a suo agio con storie del mondo latinoamericano della sua infanzia. In questo libro, con una grande forza comica, si racconta di Ilario Morales che vive con il suo cane arancione Clemente in una soffitta di Río Sauce. L’inondazione del titolo ha invaso il piccolo paesino e ha fatto fuggire la popolazione. Un paese che prende il nome proprio da quel fiume e che, dopo l’inondazione, è diventato una distesa d’acqua disseminata di tetti. Tutti gli abitanti lasciano le loro case sommerse tranne Morales che resta solo e si sistema alla bello e meglio su una soffitta. Con una barca, che tiene ancorata a una finestra, passa le sue giornate a percorrere il paese, a vagare sui tetti delle case,e guidato dalla cima degli alberi voga fino al cimitero dove riposa sua moglie e la sua figlioletta inghiottita dalla violenza del torrente. Le sue donne sono state seppellite due volte : dalla terra e dall’acqua che ha inondato tutto. Passa il suo tempo a mangiare fagioli neri all’osteria del Turco Hasan e a sorvegliare le mosse di un enorme caimano che si stabilisce nella stanza dei figli. Con l’andare del tempo ha la strana sensazione che i luoghi non siano piú dove li ricordava e che la mappa del paese si sia scomposta, a eccezione del cimitero sommerso. Tutto potrebbe restare eternamente sul fondo del fiume, se su Río Sauce non gravasse la minaccia di una speculazione, e un gruppo di immobiliaristi senza scrupoli, forse cinesi, non si apprestasse a comprare per poco il passato di una cittadina fantasma infestata di coccodrilli. Tra imprenditori e balordi disposti a tutto, tra coccodrilli affamati e falsi amici si dipana una storia incantevole a fior d’acqua, in cui tutte le grandi avventure umane,le minacce,le promesse, le nostalgie e gli affetti avvengono nel calibrato silenzio di una vita sospesa. Un romanzo sul tempo e la memoria, dove l’acqua scuote la geografia,i ricordi e pure i sentimenti e il tutto viene raccontato con quel realismo magico che è proprio della letteratura ispanoamericana.
downloadC’è una bellissima casa editrice marchigiana di nome Hacca, che trova la sua anima in due ragazze specialissime, Chicca Chiappa e Silvia Sorana. La scorsa primavera hanno pubblicato una Fiaba bellissima di Mimmo Sammartino dal titolo “Il paese dei segreti addii”

“Un rivolo scarlatto come sangue sporcò la neve, che pareva un’offesa. E tutti pensarono che fosse accaduto qualcosa di irreparabile”. Comincia con un mistero di neve il Natale nel paese di Pietrafiorita, un borgo d’Appennino nel mezzogiorno che si spopola. Nel borghetto c’è pure un usignolo che dispensa annunci e profezie, e dove a riconoscere i segni e le voci c’è il vecchio Geremia, il “Senzanome”. E ci sono poi gli altri personaggi, a ciascuno dei quali l’autore affida una voce per raccontare quello che accade a Pietrafiorita: profeti, disertori, mutilati, angeli, zingari, ubriaconi, ninfomani, beghine, sordomuti, sciamani, musici falliti, sbirri, preti, truffatori, cantastorie. Un romanzo corale con tanti personaggi dai nomi suggestivi, oltre Geremia ci sono: Giuditta prima e Giuditta seconda, Habel e Tobia, Michele lo sciancato, Rosina l’aggiustaossa, Mago Mingo lo sciamano, Ciccio lo zingaro, Catafero l’ubriacone visionario, don Fulgenzio Ammèn, il maresciallo Merluzzo, Cataldo il sordomuto, Cristobaldo il cantastorie. Una umanità dolente che, fra grandezze e miserie, afferma la dignità della propria esistenza. In questo spazio periferico la Storia, come gli uomini, fatica ad arrivare. E quando giunge, vi giunge come un’eco. Ma non sono risparmiati i dolori e le ferite: la disfatta del Don, l’8 settembre, l’eruzione del Vesuvio, l’occupazione delle terre, la tragedia di Marcinelle. È qui che il vecchio Geremia, morto molti anni prima (come attesta inequivocabilmente la lapide piantata nel camposanto), può conoscere l’amore. Per gli occhi d’oliva di Giuditta, il sogno negato quand’era solo un ragazzo. E poi, in una fioritura di biancospini, per Giuditta Seconda, l’abbraccio di carne che viene quando il Senzanome ha già imparato a leggere il vento. Finché il tempo non torna a farsi profezia. Meraviglia dolente di un canto d’usignuolo. Finché un’alba di sangue non cade dal cielo, come una rivelazione. Come una ferita.

Rita IndianaTra le mie Fiabe per adulti preferite c’è pure la storia dell’estate di una ragazzina di Santo Domingo, protagonista del libro edito da NN Editore dal titolo “I gatti non hanno nome”. Scritto da Rita Indiana leader del gruppo musicale Los Misterios.

La ragazzina protagonista di questo libro non ha nome, come quegli stessi gatti del titolo. Passa l’estate lavorando come segretaria nella clinica veterinaria dello zio materno Fin mentre i genitori sono in Europa. Intanto la ragazzina annota su un quaderno i possibili nomi da dare ai gatti: nomi maschili, femminili, dai più inusuali ai più scontati,ispirandosi alle persone e agli animali che colpiscono la sua immaginazione. Una storia corale con un susseguirsi di voci e personaggi che la ragazzina Senza Nome osserva, oltre allo zio Fin, che sguscia di stanza in stanza per evitare le sfuriate della moglie, Zia Celia, intraprendente architetto e impresario edile,simpatica come «delle scritte al neon che dicono ROMPERE I COGLIONI ALL’UMANITÀ». Come Armenia, la cameriera che da bambina curava la tubercolosi con un cucchiaio; e ancora come Radamés,il ragazzo di Haiti la cui voce sembra uno sciroppo per la tosse. Accanto ai nomi dei gatti la ragazzina annota aneddoti, eventi e tutto ciò che accade sul posto di lavoro per poi riferirlo alla zia Clelia, che le fornisce una paghetta extra proprio per questo motivo. Un romanzo che è una piccola Fiaba, impossibile da riassumere se non leggendolo.Miscelando la pop art alla musica a quel “reale meraviglioso caraibico”, la scrittrice ci consegna il ritratto di una ragazzina indimenticabile all’interno di una narrazione piacevole e immediata. Una ragazzina in cerca della propria identità e in perenne divenire in quella fase della vita che sono gli anni difficili dell’adolescenza, quando, per mantenere uno sguardo incantato sul mondo, si deve scendere a patti con la realtà senza abbandonare del tutto l’ingenuità dell’infanzia. Come dicono in maniera geniale quelli della NN editore nel retro delle loro copertine:”Questo libro è per chi adora raccontare le storie cambiando di volta in volta il finale, per Zazie, che non ha mai preso il metrò, per chi vorrebbe avere i capelli profumati al gelsomino, e per chi ha capito che niente dura per sempre ma si ostina a chiudere gli occhi per veder apparire le stelle sotto le palpebre”.

Serhij ŽadanL’ultima Fiaba che voglio suggerire in questo Zaino è un libro che l’editrice della Voland, Daniela Di Sora, ha spedito al mio Igino in ospedale per il suo compleanno il sei ottobre scorso e si intitola “La strada del Donbas” di Serhij Žadan.

Serhij Žadan, scrittore, poeta, traduttore e musicista nato a Starobilsk, in Ucraina ha scritto un racconto di viaggio, di formazione, di ritorno alla memoria, di analisi sociale nell’Ucraina dell’est ma soprattutto ha raccontato una bela Storia che è una Fiaba surreale.

La strada del Donbas inizia presentandoci un uomo, Herman, una sorta di agente pubblicitario che conduce una vita normalissima senza scossoni né sorprese, fino a quando si ritrova costretto a lasciare la grande città per ritornare nella provincia del Donbas dalla quale, ormai molti anni orsono, se ne era partito arrivando fin quasi a dimenticarsene. Deve tornare, con urgenza, nella remota provincia ucraina in cui è nato per occuparsi della stazione di servizio del fratello, inspiegabilmente scomparso nel nulla senza lasciare traccia di sé. Lo scrittore attraverso flash back e descrizioni di personaggi e situazioni che potrebbero facilmente collocarsi a metà fra il sogno e la realtà, ci accompagna nel viaggio solitario di Herman, che ben presto dimenticherà la città per immergersi totalmente fra i fantasmi del passato. Herman dovrà affrontare un viaggio solo formalmente fisico, perchè tornare a casa comporterà necessariamente ripercorrere la frattura personale con il ricordo dell’infanzia. Nel posto della sua giovinezza trova solo enigmi e fantasmi ma è qui che scopre anche valori terreni e istintivi oltre l’opposizione anarchica alla politica degli oligarchi. Una pompa di benzina mezza abbandonata diventerà la sua seconda casa e il suo porto sicuro da cui ripartire. L’azione di questo romanzo folle e pieno di energie,con atmosfere alla Easy Rider, si svolge in un’Ucraina orientale postindustriale, piatta, un vuoto senza fine.La vera protagonista di questa Fiaba è proprio questa regione così remota ma allo stesso così ricca di usanze e fermenti culturali. Il “campo selvaggio”, com’è noto il Donbas tra gli Ucraini, ospita una civiltà giovane ma che già cade in rovina; tuttavia, questo fragile strato culturale è la spinta che permette alle radici dei suoi abitanti di piantarsi, salde nel terreno. Questa terra, oggi lacerata dalla guerra, si trasforma nel romanzo in un territorio fantastico pervaso da un profondo desiderio di libertà. Zadan ci accompagna attraverso gli sterminati campi di granturco della sua terra, ci racconta l’invenzione del jazz da parte di un misterioso anarchico, e con uno stile da rockstar letteraria ci fa conoscere un paese che lascia la porta aperta a tutte le possibilità.

I DIMENTICATI: GIOVANNI ARPINO.

Giovanni_Arpino_01Tra i grandi dimenticati c’è un grande narratore, degno di figurare assieme ai classici del XX secolo, e sebbene abbia al suo attivo sedici romanzi e quasi duecento racconti, sembra sparito del tutto dal panorama culturale italiano, i suoi libri non vengono più ristampati o risultano introvabili. Si tratta di Giovanni Arpino, scrittore magnifico che non si legge più, nonostante parliamo di un autore in grado di vendere centotrentamila copie nel solo anno di uscita de “La suora giovane”. Nel 2017 avrebbe compiuto 90 anni e invece è morto a Torino a 60 giusti nel 1987 abbattuto dal cancro e dalle centinaia di sigarette al giorno fumate. Magnifico raccontatore di storie inventate e straordinario osservatore di fatti reali, Giovanni Arpino, romanziere che vinse lo Strega e il Campiello, e giornalista che convinse Montanelli e il Giornale perchè era un commentatore di fatti a 360 gradi, uno scrittore prestato alla carta stampata, oggi è, invece, un vero fantasma della narrativa del Novecento. Fu scrittore di romanzi, racconti, poesie, opere teatrali, libri per ragazzi, epigrammi. Importante anche il suo contributo al cinema: Divorzio all’italiana di Pietro Germi è tratto liberamente dal suo Delitto d’onore; per Renzo e Luciana, l’episodio di Boccaccio ’70 diretto da Mario Monicelli e tratto da L’avventura di due sposi, Arpino collabora direttamente alla sceneggiatura; poi il successo come “ispiratore di storie per il cinema” con Il buio e il miele, dal quale Dino Risi prende spunto per Profumo di donna.
Uno scrittore impossibile da incasellare, fuori da ogni corrente scuola o chiesa, e dunque difficilmente “giudicabile”. Vittorini ritenne il suo primo romanzo, Sei stato felice, Giovanni (1952), superiore a I ventitré giorni della città di Alba di Fenoglio.
Nel 1971 riceve il Premio Andersen per la fiaba “Zio computer”. La fiaba, il racconto per bambini, il fantastico, furono il suo orizzonte dopo i primi successi. Arrivò a dichiarare che: “La fiaba è il massimo genere per antonomasia”. Di una collana per ragazzi sarà curatore per Rizzoli, ma di fiabe e racconti per ragazzi è ricco il suo curriculum. Con Randagio è l’eroe vince il Premio Campiello del 1972. Randagio è l’eroe è un romanzo breve e primo capitolo di una trilogia del fantastico , che continua con Domingo il favoloso e conclusasi con Il primo quarto di luna (1976). Due i protagonisti, più una “spalla”: Giuan, sua moglie Olona e il loro amico Frank. Tutti e tre appartengono alla schiera di coloro che vivono ai margini, sentendosi diversi, portatori di messaggi differenti rispetto a quelli dipinti o incisi sui muri da apparenti contestatori dell’ordine, nient’altro che incitatori di caos e dicitori del nulla. In una città nuda, dai riflessi metallici, dagli altissimi edifici vertiginosamente lontani dagli angoli deserti e assolati di quartieri privi di vita, Giuan si muove di notte in bicicletta per trasformare in messaggi d’amore le scritte lasciate dai sedicenti ribelli all’ordine costituito. In nome di una sorta di anarchia dell’amore, non della violenza.

Del fantastico, del fiabesco, si riempie anche il suo romanzo Domingo il favoloso, uscito in tredici puntate, tra il dicembre del 1973 e marzo del 1974, sulla Domenica del Corriere con il titolo Correva l’anno felice, impreziosito da originali acquarelli di Italo Cremona , pittore e illustratore con forti tendenze surrealiste. La vita varia e impenitente del protagonista, espedienti quotidiani, viltà e onore, lo riempiono. Un giocatore di carte, come lo stesso Arpino, che sui tavoli ha speso tanto del suo patrimonio. La Torino satanica è la cornice ideale per le avventure di Domingo, moderno picaro, maestro di trucchi e astuzie, autore di truffe grandiose. Un romanzo assolutamente originale, che risponde in pieno alle caratteristiche di letteratura fantastica definite nel saggio di Cvetan Todorov del 1973, sospeso tra tensione fantastica e concretezza fisica, che utilizza un linguaggio particolare fatto di trovate linguistiche all’interno del dialetto torinese. Da leggere, assolutamente.

Questa settimana assieme a

 "Fiabe così belle che non immaginerete mai" di Ivano Porpora
“Fiabe così belle che non immaginerete mai” di Ivano Porpora

sono da mettere nello zaino :

"Darusja la Dolce" di Marija Matios, Keller editore.
“Darusja la Dolce” di Marija Matios, Keller editore.
"Seppellitemi dietro il battiscopa" di Pavel Sanaev, nottetempo.
“Seppellitemi dietro il battiscopa” di Pavel Sanaev, nottetempo.
"L'inondazione" di Adrián N. Bravi, nottetempo.
“L’inondazione” di Adrián N. Bravi, nottetempo.
"Il paese dei segreti addii" di Mimmo Sammartino, Hacca edizioni.
“Il paese dei segreti addii” di Mimmo Sammartino, Hacca edizioni.
"I gatti non hanno nome" di Rita Indiana, NN editore.
“I gatti non hanno nome” di Rita Indiana, NN editore.
"La strada del Donbas" di Serhij Žadan, Voland
“La strada del Donbas” di Serhij Žadan, Voland
"Randagio è l’eroe" Giovanni Arpino, Lindau
“Randagio è l’eroe” Giovanni Arpino, Lindau

 

"Domingo il favoloso "di Giovanni Arpino, Einaudi
“Domingo il favoloso “di Giovanni Arpino, Einaudi
Nello Zaino di Antonello: Fiabe per Adulti nei tempi della desertificazione dell’immaginazione.
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