di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

 

15801583_10212164685141008_1046111456_nCosa deve fare e proporre una Libreria Indipendente? Facile: fare Cultura dal basso e proporre Cultura sempre libera!
Una libreria per essere indipendente non deve appartenere a catene o grandi gruppi, neanche deve avere l’ombra di uno sponsor dietro e deve essere completamente sganciata da corporazioni e società di vario titolo per essere autonoma completamente nella proposta culturale. Non è semplice essere menti libere e dare una proposta culturale valida. Si fa presto a dire “Libreria Indipendente”. Per essere, poi, culturalmente vivace una libreria indipendente deve avere il coraggio di fare proposte audaci, di rischiare nelle scelte, cercare di eliminare il più possibile i passaggi intermedi tra editori e lettori, quindi saltando il peso e il costo della distribuzione e lavorando direttamente con le case editrici su ogni singolo libro da mettere negli scaffali. 15801457_10212164687581069_14960349_n

Questo contatto diretto con gli editori permette di far nascere rapporti amicali molto approfonditi e uno studio diretto e accurato dei singoli cataloghi. Lavorare molto nella ricerca di piccole case editrici ti porta a scegliere la Qualità e le grandi Storie, quelle importanti, quelle che restano appiccicate addosso ad ogni lettore consapevole.
15820249_10212164632459691_762219816_nA fine anno succede poi che la classifica di vendita di una libreria indipendente veramente libera e autonoma si discosta molto dalle classifiche dei giornali o da quelle delle librerie di catena, proprio a causa della selezione dei titoli e del tipo di clientela. I libri più venduti nel 2016, ad esempio, ai Diari di bordo sono stati “Alfabeto Mondo” di Tito Pioli e “Il Cencio Nero” di Claudio Bocchi, “La voce delle case abbandonate” di Mario Ferraguti e “Parole d’amore che moriranno quando morirai” di Ivano Porpora, “Conforme alla Gloria” di Demetrio Paolin. Accanto a questi titoli si vanno a posizionare la “Trilogia della Pianura” di Kent Haruf, “Le cose che restano” di Jenny Offil, “L’estate del cane bambino” di Mario Pistacchio e Laura Toffanello, “Stoner” di John Williams e ” Il paradiso degli animali” di David James Poissant. Anche il peso dei vari editori, come si vede, non rispecchia il reale peso economico: le case editrici che hanno più successo ai Diari sono la milanese NN editore e la romana Voland.
15800872_10212164622259436_1467984369_nTutto questo dovrebbe far parecchio riflettere gli addetti ai lavori su quanto i lettori consapevoli nel grande mare magnum dell’offerta sappiano poi sempre scegliere con gusto e oculatezza.
Ora a chiunque legge questo Blog verrebbe da dire Tito Pioli CHI? Claudio Bocchi CHI? Mario Ferraguti CHI? …

 

 

Signori miei, questa è l’indipendenza.

1433500907391-jpgTito Pioli, tanto per attaccare, ha scritto un piccolo gioiellino per una piccola casa editrice, la Diabasis di Parma, e non è un caso che abbia avuto una menzione al Premio Calvino e sia stato attenzionato da un grande attore e regista come Fabrizio Gifuni. Con “Alfabeto mondo – Romanzo abbecedario”, libro che io ho chiamato da subito “necessario”, lo scrittore parmigiano al suo esordio è riuscito a narrare storie commoventi e spiazzanti che hanno coinvolto tutti i lettori veri. Un libro particolare e difficile da spiegare. Un libro infantile, ma nel significato positivo del vocabolo, che non è un romanzo e che non è neanche una serie di racconti. Difficile incasellarlo in categorie prestabilite un libro come Alfabeto Mondo: per capirlo ed entrare nelle sue atmosfere è obbligatorio immergersi dentro le tante microstorie che lo compongono. C’è un filo conduttore nel personaggio principale che porta il nome di Mammamia, un quarantenne inchiodato a letto da cinque anni, vittima di un tragico incidente che lo ha immobilizzato. Siamo a Lucca, in un appartamento di via Del Biondo e l’unica speranza di questo ragazzo sfortunato è la madre Clelia, la quale per lenire le sue urla e le sue pene gli regala un abbecedario con le lettere dalla A di Albero alla Z di Zero, e ogni lettera racchiude tante piccole brevi storie e ognuno con una tematica diversa: l’infanzia, il carcere, l’assenza, lo Stato e la pochezza della politica nelle 75 parole che compongono il mondo che Mammamia va a decifrare sfogliando quell’abbecedario illustrato. Tanti piccoli pezzettini di poesia, tanti piccoli affondi nella bellezza, tanti viaggi fantastici nel surreale, tante storie che a volte diventano vere e proprie docce gelate, pugni dritti alla bocca dello stomaco, schiaffi in faccia a destarci dal torpore dell’indifferenza.

15782532_10212164682180934_1549656034_nTito Pioli racconta e inventa un universo bellissimo con un linguaggio innovativo. Sceglie un semplicissimo abbeccedario come strumento potente ed elementare per decodificare il mondo, per imparare le cose del mondo. Usa un abbeccedario, lo stesso mezzo che si usa per imparare la scrittura, per dare voce alle singole storie disorientanti che compongono i brevissimi capitoli di questo capolavoro. L’innovazione di “Alfabeto mondo” è che in una maniera del tutto nuova riesce a dare voce e visibilità agli emarginati, ai diversi, alle persone scomode, a quelle che sono le mele marce per la società. Attraverso il mondo da decifrare di Mammamia diventano, poi, i veri protagonisti del libro gli Eliminati, gli Ignoti, i Dimenticati, le persone messe all’angolo, i personaggi come lo scrittore de “La vita agra” Luciano Bianciardi, il poeta Clemente Rebora o Diodata Saluzzo.
Alfabeto Mondo, un libro di una grande forza morale e sul quale in Libreria abbiamo fatto anche un gruppo di Lettura non appena pubblicato, che tanto ha coinvolto i lettori dei Diari. In quella occasione non mancarono i riferimenti e i richiami al mondo di Pier Paolo Pasolini, a Cesare Zavattini scrittore del libro “I poveri sono matti” o a Tommaso Landolfi di “Cancroregina” o ai testi del drammaturgo rumeno Matej Visniec. Ma la verità è che un libro particolare come “Alfabeto Mondo” trova la sua forza nella assoluta originalità.
Un libro consigliatissimo da leggere e da rileggere per arricchirsi in Umanità.
1428504650435-jpgAltro titolo vendutissimo e amato ai Diari in questo 2016 è un altro piccolo libro uscito non di recente per la casa editrice Pendragon di Bologna dal titolo “Il Cencio nero”, scritto da un vero “signore” di Parma, Claudio Bocchi. Uomo mite e gentile, Claudio Bocchi, che un bel giorno di oltre due anni fa si presenta in libreria per proporre una delle sue ultime guide di montagna sulle Apuane, convinto da un amico comune bancario, appassionato di fotografia e montagne, a portarlo da noi ai Diari. Tra una chiacchiera e l’altra mi racconta che ha anche scritto un romanzo ambientato nelle cave di marmo, anche se non proprio recente. Ma chi lo ha poi detto che un libro abbia delle scadenze e che non possa essere riscoperto anche a distanza di tempo? Quando una storia è bella, la sua validità resta immutata nel tempo, non scade come un latticino andato a male. Ed è stato il caso del “Cencio Nero”. Con un linguaggio asciutto e misurato, Claudio Bocchi ci racconta una bella storia poetica e appassionata che viene da lontano quando un giornalista del giornale la Nazione comincia a raccogliere i ricordi di un anziano tecchiaiolo, Cosimo. E’ un anziano cavatore delle Alpi Apuane negli anni del fascismo a raccontare questo romanzo corale che è soprattutto storia di montagna e fatica, di pericolo e disgrazie. Una bellissima Storia di cavatori e solidarietà, di ingiustizie e soprusi del fascismo. Una bella storia di passioni politiche e di anarchia che è anche storia di un riscatto che prima o poi dovrà arrivare. Un piccolo romanzo apprezzato a partire da una piccola realtà indipendente come la nostra e che con un effetto domino, attraverso il passaparola arriva a Blogger e giornalisti che si occupano di cultura e colpisce per il solo fatto che è semplicemente una bella storia racchiusa dentro un bel libro.

Cito su tutti la Blogger e lettrice forte Chiara Lecito, che, a proposito del Cencio Nero, sapientemente scrive su Winteraubergine.it:” Lo sguardo di Claudio Bocchi è simile a quello del suo tecchiaiolo Cosimo: interno al gruppo di cavatori, ma estraneo per indole e ruolo. Uno sguardo angolare, ma non distante, rigoroso e schietto, che viene tradotto in una lingua asciutta e sicura, che entra ed esce dalla letterarietà, che dona una precisa personalità ad ogni parola, e che restituisce il dignitoso e sommesso eroismo di una storia dolce e aspra, amara senza essere lamentosa, dove la compagine umana non è protagonista assoluta ma divide equamente la scena con il contesto naturale che la circonda. La vicenda de Il Cencio Nero (edito da Pendragon) si svolge in un ambiente non idilliaco ma dotato di una sua armonia: armonia che viene scalfita dall’arrivo del siciliano Toni prima e dall’arroganza fascista poi. E se la Cava è disposta ad accogliere lo straniero, ruvido e onesto come lei, non fa sconti al regime, beffandolo per ben due volte, offrendo nascondiglio e appoggio a chi si oppone ad esso.E i cavatori sono come la cava, e le appartengono, vivi o morti che siano. Claudio Bocchi racconta con sobria partecipazione e stima quel senso di immobile precarietà che caratterizza la cava, e i sentimenti che in essa si animano acquistano un carattere naturale e spontaneo che cozza in maniera stridente con l’imposizione dell’ordine fascista, che invece si muove solo ed esclusivamente attraverso la sopraffazione. E se il regime opprime, la cava si limita a imporsi, forte della sua eternità, ché al suo interno le leggi sono altre, immutabili e indomite, e sempre vincitrici a prescindere dal forsennato (e inutile?) arrancare della storia umana. Si respira un’atmosfera quasi pagana, ne Il Cencio Nero, a suo modo fatale e pacificante, che può essere solo accettata e raccontata, e che sfugge a qualsiasi giudizio; un respiro di dolce spietatezza, che sempre si fa percepire, e al quale viene naturale adattarsi. Un respiro indifferente come il mondo, come un dio, e calmo come una casa, che dobbiamo solo riconoscere e recuperare.”
Non potrebbero esserci recensione migliore per convincere un appassionato di belle storie ad addentrarsi tra le pagine del “Cencio Nero” se non lo ha ancora fatto. Altro libro necessario.
gn4_dat_12921748-jpgAltro Titolo parecchio venduto, durante tutto il 2016 ai Diari, è stato “La voce delle case abbandonate, piccolo alfabeto del silenzio”, un libricino edito all’interno della collana “Piccola filosofia di viaggio” da Ediciclo. Mario Ferraguti, l’autore, ha alle spalle numerose pubblicazioni, un film e uno spettacolo teatrale. Mario Ferraguti abita sulle colline del parmense e da tempo osserva e descrive con gli occhi del vero antropologo il mondo affascinante e a volte misterioso degli Appennini. Prima con il libro “Dove il vento si ferma a mangiare le pere. Viaggio sull’Appennino alla ricerca del folletto” (di recente ristampato da Diabasis) e poi con “Ti segno e ti incanto” e successivamente con “Sulle tracce del lupo che mi gira in testa”(entrambi pubblicati da Fedelo’s editore) aveva dato già prova della sua preparazione antropologica e soprattutto di saperci parecchio fare con la penna nell’indagare le cose degli uomini. Nel libro, uscito il 17 marzo del 2016, con il fascino dell’esploratore malinconico, ci porta dentro al mondo delle case abbandonate e, con una grazia particolare, ci fa entrare tra le pietre che parlano, ci riporta in un tempo passato dando voce a oggetti e cose, agli alberi giganti che, nei boschi e con le loro radici, si sono impossessati di quei luoghi; un alfabeto del silenzio che si comprende solo dopo l’attesa. In un libricino piccolo piccolo, Mario Ferraguti ci fa entrare in confidenza con le pietre e i mattoni delle case abbandonate e intraprendere un vero e proprio viaggio. Si scoprono così le case abbandonate di montagna e quelle del mare, quelle di pianura e le differenze che esistono tra loro. Un viaggio suggestivo e poetico dentro luoghi abbandonati dalla presenza umana. Luoghi che continuano, però, ad avere una vita autonoma, anche dopo il loro abbandono, e continuano a racchiudere voci e ricordi e presenze delle persone e degli animali che quei posti li hanno abitati.

fotoporporaAnche la poesia ai Diari segue percorsi insoliti e piacevoli e va a contraddire tutti quelli che, statistiche alla mano, profetizzano che la poesia non si vende. Così, dentro una libreria indipendente, accade pure che un libro di poesie come quello di Ivano Porpora dal titolo “Parole d’amore che moriranno quando morirai” non solo si vende ma va a incontrare anche il favore e il gusto del pubblico dei “Lettori Forti”. Edito da Miraggi Edizioni nella collana Golem e pubblicato il 15 settembre è stato presentato da noi dopo circa una settimana dalla pubblicazione in una serata piena di brio ed entusiasmo e curata da Jacopo Masini e Roberto Camurri.

Ho sempre lasciato che la parola prendesse le forme che voleva. Un giorno le parole si sono imbizzarrite, e hanno scelto di andare a capo.

Perchè si vende tanto un libro di poesie nel tempo in cui la poesia è vissuta nelle librerie come se fosse la peste?
Sarà che il successo di un libro di poesie di questo tipo sia dovuto al fatto che come scrive lo stesso autore “queste non le chiamerò, quindi, poesie. Per me sono parole a capo. Me, mi trovate negli Invio”. Sarà anche che la fattura e lo spessore di un narratore vero e di un poeta raffinato i tanti frequentatori dei Diari lo hanno imparato a conoscere attraverso tante presentazioni e corsi di scrittura e laboratori tenuti all’interno della nostra libreria. Già perchè Ivano Porpora è un assiduo frequentatore dei Diari e ci onora del fatto che pubblicamente afferma che per lui, noi dei Diari, siamo tra le due o tre librerie di riferimento per l’acquisto di libri. Ivano Porpora è di casa ai Diari essendo di Viadana. Scrittore poliedrico e instancabile è uno dei pochi in Italia che crede con fermezza nel potere delle parole e nella forza prorompente della Cultura. Ovvio che all’interno di una Libreria che con determinazione crede nel potere della Cultura dal basso, sia vendutissimo un libro di poesie di questo tipo. Ma pure il libro “La conservazione metodica del dolore”, uno Stile Libero Einaudi del 2012 è stato venduto moltissimo tra i nostri clienti; come pure parecchio apprezzati il dispetto «Bruciavamo formiche» contenuto nel saggio “Sulla blasfemia” edito da Armillaria e il racconto «Il palcoscenico» nell’antologia Teorie e tecniche di INdipendenza (VerbaVolant 2016). “Parole d’amore che moriranno quando morirai” è il suo primo libro in versi. Pochi giorni prima del Natale è uscito anche il suo primo libro per bambini “La vera storia del leone Gedeone”, pubblicato da Corrimano Edizioni e anche questo parecchio richiesto tra i nostri lettori.

15801179_10212164615219260_838594046_nTra le tante belle presentazioni fatte da Ivano Porpora ai Diari non possiamo non ricordare quella del 21 aprile con il vendutissimo “Conforme alla Gloria” di Demetrio Paolin, edito da Voland. Uscito a distanza di diversi anni dal precedente, “Conforme alla gloria”, nonostante i temi e la durezza dei contenuti, ha incontrato subito il favore del nostro pubblico. Una scrittura ricercata e corposa accompagna la sofferenza dei tre protagonisti del libro: Rudolf, Enea e Ana. Siamo ad Amburgo nel 1985. Rudolf Wollmer fa il sindacalista, ha una moglie, un figlio adolescente e l’incubo di un padre scomodo, un infervorato ex SS, un nazista che morendo gli ha lasciato in eredità la casa di famiglia. Deciso a sbarazzarsene subito, ritrova, tra gli oggetti del vecchio, un quadro intitolato La gloria. L’immagine è minacciosa ma nasconde un segreto ancora più terrificante. Nel tempo, la vicenda di Rudolf e del quadro si intreccia con quella di Enea Fergnani, ex prigioniero nel campo di concentramento di Mauthausen sfuggito allo sterminio del lager grazie alla sua abilità artistica e proprietario di un negozio di tatuaggi a Torino, che continua a cercare un’impossibile espiazione; infine c’è la giovane modella Ana, affetta da disturbi alimentari e ossessionata dalla sua pelle e dal suo corpo. Un romanzo sorprendente, dallo stile intenso e nitido, che è anche una riflessioni sul rapporto tra vittima e carnefice, su quale sia il confine tra umano e disumano. Le storie dei tre protagonisti si intrecciano e sembrano suggerire che anche chi non ha colpa non può redimersi dal male commesso, dalla sua ordinarietà: «Nessuno si sente colpevole, nessuno lo è, eppure se si guarda nel profondo tutti lo sono, tutti sono quel passato: è come un albero che ha le sue radici in un terreno inquinato, i suoi frutti saranno inquinati, incolpevoli ma comunque marci e malvagi al gusto». Paolin ricostruisce anche alcuni brutali episodi di cui scrittori come Primo Levi e Imre Kertész hanno già dato testimonianza, ma sembra soprattutto volerci mettere in guardia: il nazi-fascismo non è stato solo frutto di una follia collettiva, ma è l’espressione del fascino che il male esercita sull’uomo e che continuamente si rinnova.

Uno zaino veramente ricco per questa fine d’anno. Oltre a

"Alfabeto Mondo" di Tito Poli, Diabasis.
“Alfabeto Mondo” di Tito Poli, Diabasis.
"Il Cencio Nero" di Claudio Bocchi, Pendragon.
“Il Cencio Nero” di Claudio Bocchi, Pendragon.
"La voce delle case abbandonate" di Mario Ferraguti, Ediciclo.
“La voce delle case abbandonate” di Mario Ferraguti, Ediciclo.
"Parole d'amore che moriranno quando morirai" di Ivano Porpora, Miraggi.
“Parole d’amore che moriranno quando morirai” di Ivano Porpora, Miraggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Conforme alla Gloria" di Demetrio Paolin, Voland.
“Conforme alla Gloria” di Demetrio Paolin, Voland.

ricordatevi di aggiungere:

 

 

 

 

 

 

"Trilogia della Pianura" di Kent Haruf, NNE
“Trilogia della Pianura” di Kent Haruf, NNE
"Le cose che restano" di Jenny Offil , NNE
“Le cose che restano” di Jenny Offil , NNE

 

"L'estate del cane bambino" di Mario Pistacchio e Laura Toffanello,66thand2nd.
“L’estate del cane bambino” di Mario Pistacchio e Laura Toffanello,66thand2nd.

 

"Stoner" di John Williams edito da Fazi.
“Stoner” di John Williams edito da Fazi.

 

"Il paradiso degli animali" di David James Poissant, NNE.
“Il paradiso degli animali” di David James Poissant, NNE.

 

"Apuane. 80 itinerari classici e di avventura"di Claudio Bocchi, Enzo Maestripieri Editore: Società Editrice Apuana.
“Apuane. 80 itinerari classici e di avventura”di Claudio Bocchi, Enzo Maestripieri Editore: Società Editrice Apuana.

 

"Ti segno e ti incanto" di Mario Ferraguti Fedelo's editore.
“Ti segno e ti incanto” di Mario Ferraguti Fedelo’s editore.

 

"Sulle tracce del lupo che mi gira in testa" di Mario Ferraguti Fedelo's editore.
“Sulle tracce del lupo che mi gira in testa” di Mario Ferraguti Fedelo’s editore.

 

"Dove il vento si ferma a mangiare le pere. Viaggio sull'Appennino alla ricerca del folletto" di Mario Ferraguti Editore: Diabasis.
“Dove il vento si ferma a mangiare le pere. Viaggio sull’Appennino alla ricerca del folletto” di Mario Ferraguti
Editore: Diabasis.

 

“La conservazione metodica del dolore” di Ivano Porpora, Einaudi.
“La conservazione metodica del dolore” di Ivano Porpora, Einaudi.

 

"Sulla blasfemia. De spiritu blasphemie" di Riccardo di San Vittore. Cura e traduzione di Manlio Della Serra Con testo a fronte, ill. e un Dispetto di Ivano Porpora, edito da Armillaria.
“Sulla blasfemia. De spiritu blasphemie” di Riccardo di San Vittore. Cura e traduzione di Manlio Della Serra Con testo a fronte, ill. e un Dispetto di Ivano Porpora, edito da Armillaria.

 

"Teorie e tecniche di INdipendenza" a cura di Gianluigi Bodi. (VerbaVolant 2016).
“Teorie e tecniche di INdipendenza” a cura di Gianluigi Bodi. (VerbaVolant 2016).

 

“La vera storia del leone Gedeone” di Ivano Porpora e illustrazionidi Stefan Turk pubblicato da Corrimano Edizioni.
“La vera storia del leone Gedeone” di Ivano Porpora e illustrazionidi Stefan Turk pubblicato da Corrimano Edizioni.
Nello zaino di Antonello: I libri necessari
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