di Chiara Mezzalama

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img_4663A dieci chilometri a sud di Parigi si trova la Vallée-aux-Loups, una zona boschiva che ospita la dimora di René de Chateaubriand. Quest’ultimo la acquistò nel 1807, indebitandosi pesantemente e vi abitò fino al 1818, anno in cui fu costretto a venderla per l’ennesima carambola delle sue turbolente vita e carriera politica. Una bella giornata di sole autunnale accompagna la mia flânerie fuori porta, questa volta insieme ai bambini con la scusa di far loro respirare un po’ d’aria buona. Ci infiliamo nella foresta dove i castagni lasciano a terra i loro piccoli frutti, ne raccogliamo un sacco intero. Di castagna in castagna, i bambini non si accorgono della strada, osservano i funghi, i cespugli di pungitopo con le bacche rosso fuoco, l’odore di foglie umide e di muschio. Sembra incredibile che a pochi chilometri appena ci sia l’enorme città dove viviamo. Nonostante la bella giornata, non c’è nessuno intorno a noi. I nostri passi scricchiolano sulle foglie secche, tra i ricci e le ghiande.

img_4674Una volta il sacco pieno, torniamo indietro e seguiamo le indicazioni per la Maison de Chateaubriand. Il percorso è segnato da grandi drappi bianchi su cui compaiono delle frasi dello scrittore a cominciare da questa: «Voi che volete scrivere degli uomini, spostatevi nei deserti; ridivenite per un istante bambini della natura, allora, e soltanto allora, prendete la penna.» Chateaubriand trovò rifugio in questi luoghi meravigliosi dei quali si prese cura. Intorno alla casa c’è un magnifico giardino all’inglese dove lo scrittore piantò molti alberi, segno del suo amore per la natura e ricordo dei suoi avventurosi viaggi. Nato a Saint-Malo nel 1768 da un’importante famiglia aristocratica bretone, fuggì dalla Francia durante la Rivoluzione e passò due anni nelle grandi foreste dell’America Settentrionale allora chiamata Nuovo Mondo, studiando la natura, incontrando popolazioni indigene e incarnando il mito del romanticismo di cui sarà uno dei più grandi interpreti. Nel parco si trovano cedri del libano, tigli monumentali, ippocastani, magnolie, aceri e rododendri, una ginkgo biloba che in questa stagione ha le foglie colore dell’oro; «li conosco tutti per nome, come mei figli» scrive nelle sue memorie «sono la mia famiglia, non ne possiedo altre.» All’ombra degli alberi, i ciclamini profumati ricoprono i muschi di sfumature rosa, lilla e bianco.

È proprio in quest’eremo che inizia a scrivere la sua opera monumentale, Memorie d’oltretomba, memorie che saranno pubblicate postume a puntate sulla rivista La Presse  a partire dal 1848. La prima ispirazione nasce a Roma, nel dicembre del 1803 (scriverà delle magnifiche lettere a Mme Récamier, la sua amante, sulla Città Eterna che tanto lo ispirò) ma «Ho cominciato a scrivere queste Memorie nella Vallée-aux-Loup il 4 ottobre 1811; finisco di rileggerle, correggendole a Parigi questo 25 settembre 1841: ecco dunque ventinove anni, undici mesi, ventuno giorni che tengo segretamente la penna mentre compongo le mie opere pubbliche, nel mezzo di tutte le rivoluzioni e di tutte le vicissitudini della mia esistenza. La mia mano è stanca: possa non aver pesato sulle mie idee, che non hanno ceduto e che sento vive come alla partenza della corsa!»

img_4678Una parte della casa è ricoperta di vite vergine che prende in questa stagione dell’anno il suo colore rosso vivo. L’interno è stato ricostruito con le tappezzerie e i mobili d’epoca, ritroviamo lo scrittoio e lo studio di Chateaubriand. Una bellissima biblioteca, piena di libri antichi e di documenti riguardanti l’autore è visitabile su appuntamento. Oggi pomeriggio, che è sabato, vi si tiene un corso di scrittura. Quale luogo potrebbe essere più adatto? Accanto alla casa, in una piccola dépendance dove la moglie di Chateaubriand fece costruire una cappella, c’è una deliziosa sala da tè, Aux thés brillants. Marmellate e miele delle api del giardino, dolci fatti in casa, odore di zucchero e pane fresco. Nel giardino c’è l’albero dei libri, dove un’attività di bookcrossing attira qualche visitatore e su un pendio si nasconde una torre dove lo scrittore si ritirava per avere ancora maggiore solitudine. Eppure la sua vita fu tutt’altro che ritirata: letterato, esiliato, combattente, politico, diplomatico, viaggiatore, dissidente, riuscì a inimicarsi persino Napoleone, che pure aveva tanto ammirato, rifiutando l’incarico di ministro. Le sue opere Atala, René, Il Genio del Cristianesimo lo resero celebre in vita, le sue memorie fecero di lui un monumento della storia e della letteratura francese. Non ritornò mai sulla sua decisione di pubblicare le Memorie dall’oltretomba, cioè dopo la sua morte, anche quando si trovò in gravissime difficoltà economiche. Alcuni suoi fedeli amici fondarono nel 1836 una società per azioni che comprò i diritti delle Memorie, si impegnava a non pubblicarle prima della sua morte ma avrebbe pagato i suoi debiti e una pensione per lui e per la moglie. Il contratto fu firmato tra Chateaubriand e il libraio Delloye che cedette i diritti qualche anno dopo, nel 1844, al direttore della rivista La Presse, suscitando le ire dell’autore. Non ebbe tuttavia la forza di opporsi. Morì a luglio del 1848. La prima puntata delle Memorie d’oltretomba uscì sulla rivista in ottobre dello stesso anno.

img_4666Le tasche piene di castagne e di foglie colorate, gli occhi pieni di bellezza, riprendiamo l’RER per tornare in città. Dopo appena qualche minuto di viaggio, il treno si ferma. Un pacco sospetto trovato nella stazione di Denfert-Rochereau ci costringe a scendere. Succede sempre più spesso su tutte le linee di RER e di metro. Eccoci subito ripiombati nella nostra epoca violenta e priva di ogni forma di romanticismo. Meno male che la sera, arrivati a casa sfiniti dopo un viaggio improbabile, mettiamo a bollire le castagne di Chateaubriand. Un bicchiere di vino rosso alla salute del grande maestro.

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