Da pochi giorni è in libreria il nuovo libro di Simona Sparaco, “Equazione di un amore” (Giunti) che ho letto in un flusso ininterrotto e concentrato.

A casa mia. Ho traslocato da una settimana, dopo aver cambiato quattro case in un anno, e finalmente mi sento a casa. Ho comprato un frullatore nuovo e sono in fissa con i centrifugati. Te ne offro uno volentieri se passi dalle mie parti.

Questo sarebbe stato il suo invito, se le avessi chiesto un appuntamento per chiacchierare con lei del romanzo.

Constatate voi stessi, leggendo ciò che segue, quanto mi sia sentita davvero come a casa, a chiacchierare con un’amica.

Mi ha molto incuriosita l’apertura del tuo romanzo: nella modernissima ed efficiente Singapore. Continuando la lettura, l’ambientazione è perfettamente funzionale alla narrazione e serve a mettere ancora più in risalto la diversità sustanziale tra Vittorio e Giacomo. Permane però la curiosità di conoscere quali vie ti hanno portata a Singapore come scrittrice, oppure ti sei trovata lì spinta dall’esigenza narrativa di un luogo quanto più distante e lontano da Roma e dall’Italia?

Conosco Singapore da molto tempo, mio marito ha cominciato a lavorarci nel 2008. E cinque anni fa ha deciso di trasferirsi lì. Anche io, come Lea con Vittorio, ho deciso di seguirlo. Ma due anni fa sono tornata in Italia. È una città che mi è stata di grande ispirazione, anche per ” Se chiudo gli occhi”. Però ho deciso di non viverci, alla lunga secondo me è fredda, distante. Io amo la storia, i luoghi pieni di memoria. Quando vado in un luogo mi piace farmi raccontare la sua storia, sentirla. Mi piace entrare a farne parte.

Non si dovrebbe mai fare: cercare l’autrice nel libro, e ancor meno nei personaggi. Però questa tua risposta, si presta troppo alla curiosità. “Anche io, come Lea”. Lea è la protagonista del tuo romanzo, dalla storia travagliata. È spesso costretta a scelte difficili. È una donna consapevole, ma anche contraddittoria. Dal coraggio urticante e dall’abisso interiore.

Oltre a Singapore cos’altro le hai prestato della tua vita? Che cosa, invece, di lei meno ti appartiene? Non voglio entrare troppo nel dettaglio della storia, che è fortemente d’intreccio, ma Simona Sparaco chi avrebbe scelto tra Vittorio e Giacomo?

Siamo entrambe sposate con un uomo che vive a Singapore, anche se mio marito e Vittorio non hanno molto in comune, lei ha scritto un romanzo d’esordio, mentre io non smetto di scriverne da quando avevo dodici anni. Il modo in cui si incaponisce nel conquistare Giacomo e la sua esuberanza da adolescente non mi appartengono, ma ho provato da subito una grandissima empatia nei suoi confronti. In lei vedevo un’amica cara, una sorella, una madre. Ho sofferto moltissimo per lei e con lei, e a tratti mi sono sentita molto in sintonia con Bianca. Era come se fossimo in due a darle consigli. Tra Giacomo e Vittorio io sceglierei Vittorio, ma lo costringerei a tornare in Europa. Eppure, mentre scrivevo, facevo il tifo per Giacomo. Misteri della creazione.

E di più non diciamo, lasciando che il lettore si lasci trascinare e prendere dalle pagine del tuo romanzo, corposo per mole, ma con una leggerezza di scrittura che avvince e cattura.

Veniamo invece alla matematica. L’equazione di Dirac, a cui allude il titolo, e che si chiarisce al lettore in uno dei momenti più importanti della storia di Lea e Giacomo. L’equazione è una metafora dell’amore, una spiegazione dello stesso, o una sua rappresentazione? C’è un’altra legge matematica che possa interpretare il rapporto tra Lea e Vittorio?

“e l’amore? che cos’è? è davvero riducibile a un’equazione?”

“No. Qui la matematica non c’entra.”

Sei d’accordo con i tuoi personaggi?

L’equazione è una rappresentazione dell’amore. Più cresco e matura la mia scrittura, più realizzo che tutto lo scibile umano ha a che fare con qualcosa di molto preciso e geometrico e che persino i sentimenti non possono prescindere dalle equazioni che ci governano. Quando ho conosciuto quella equazione della fisica quantistica, ho subito pensato all’amore. Dovevo assolutamente darle una rappresentazione letteraria.

Grazie, Simona, della generosità con cui ti racconti, e allora ne approfitto per la seconda volta: come ti sei imbattuta nell’equazione dell’amore? Serve uno stato d’animo particolare per comprendere la forza del sentimento dietro la freddezza e la sinteticità di un’equazione?

e il cuore? In che rapporti sta questo muscolo dispettoso e fondamentale con l’amore e la sua geometria?

Un piccolo strattone al cuore che la mente si preoccupa subito di mettere a tacere.

Può la mente mettere a tacere gli strattoni del cuori?

Non sono esperta di fisica e a scuola ero una frana in matematica (altra cosa in comune con Lea), ma è da qualche anno che m’imbatto in stralci e studi della fisica quantistica. Materia molto interessante: misticismo puro, filosofia. Quando ho sentito parlare dell’equazione di Dirac, mi è venuta in mente l’idea di raccontare una storia d’amore che richiamasse un concetto cardine della teoria delle particelle supersimmetriche: la risonanza. Che in amore può avere echi lunghissimi. Volevo raccontare uno di quegli amori che rischiano di rimanerti dentro per sempre anche se non riesci a viverli mai. Da qui l’idea, poi quell’universo misterioso dal quale attinge la mia creatività da quando ero bambina ha fatto il resto.

Per quel che riguarda la mente: parte tutto da lì. Bisogna saperla usare con cautela, la mente. Lei può tutto, ma anche trascinarci lontano dalle emozioni.

Si può dire, allora, che tu hai realizzato il romanzo che Lea promette a Giacomo: Il destino di due particelle quantiche. Titolo perfetto anche per il tuo libro.

Per finire veniamo, invece, alla scrittura. In una precedente risposta c’è la consapevolezza da parte tua di una maturità, di un percorso di crescita all’interno delle parole e del modo di usarle e gestirle.

In cosa consiste nel dettaglio? Riesci a segnarla la linea su cui sta procedendo la tua maturità di scrittrice? Qual è il modello inarrivabile a cui guarda Simona Sparaco?

“Il destino di due particelle quantiche” è stato il titolo del romanzo fino alla prova del nove con l’editore. Dai sondaggi interni, risultava meno immediato di quello che poi abbiamo scelto. Sì, io ho scritto il romanzo che Lea ha promesso a Giacomo, ho cercato di dare una forma, attraverso le parole, a un sentimento travolgente, per certi versi malsano e annichilente come l’amore che lega Lea a Giacomo per 350 pagine. Naturalmente, e con il finale spero di averlo dimostrato, nelle mie intenzioni c’era anche il desiderio di superare i limiti di genere, di parlare anche d’altro, e di offrire una riflessione a tutto tondo sul destino.

Credo di avere fatto un lungo percorso, dagli esordi sono passati dieci anni, ho sei romanzi all’attivo e molti altri nel cassetto. Ho lavorato molto sulla forma, ma, soprattutto, ho costantemente lavorato su me stessa e le mie storie procedono in parallelo con la mia vita. Non cerco di dare messaggi, ma solo di offrire punti di vista.

Grazie, Simona, sei stata fantastica, immediata e semplice.

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Chiacchierando con… Simona Sparaco
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