Non potevamo che incontrarli sulla spiaggia di Pineta, Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone. Nel cielo una luna piena e argentata. Parlano concitatamente con un bimbo di cinque anni, che sembra non smettere di fare domande. Se volete scoprire cosa si dicono, avete due possibilità: leggere Leonardo e la marea (Laterza, 2015), uno dei volumi illustrati della collana Celacanto, oppure unirvi a me e Nuccia che stiamo per raggiungerli per fare quattro chiacchiere. Meglio ancora se faceste entrambe le cose.

Comincia Nuccia, con la prima domanda.

 Cari Marco e Samantha, sono Nuccia, ho dieci anni e ho letto “Leonardo e la marea”.

Mi è piaciuto molto perché a me il mare piace moltissimo. Mi fa molta simpatia il personaggio di Leonardo, anche se è molto più piccolo di me, e mi sono ritrovata molto in lui perché è curioso e un po’ disubbidiente. Nel libro spiegate la scoperta della forza di gravità di Isaac Newton, ma prima di leggere il libro il nome Leonardo mi aveva tratto in inganno perché avevo pensato che c’entrasse qualcosa Leonardo Da Vinci, che so un grande scienziato che ha ideato molte invenzioni, e allora io, fanatica dei nomi, (a proposito, anche Samantha è un nome insolito che mi piace) mi sono chiesta perché non avete chiamato il protagonista Isaac, Isacco o un qualcosa del genere. Leonardo è un nome legato a qualche parente o a qualche amico?

Leonardo è il vero nome di nostro figlio, il quale è l’autentico ispiratore della storia. Leonardo è un bimbo come tutti, e quindi è curioso, e se succede qualcosa che non capisce ovviamente ci chiede perché. Non ha ancora capito che ha due genitori che non aspettano altro, e quindi si mettono lì e tentano di spiegargli le cose. Non sempre lo convinciamo, e questo è la prima difficoltà. Non sempre sappiamo le risposte a quello che ci chiede, e questa è la seconda cosa. Per esempio, Leonardo è affascinato dai numeri, e un giorno ci ha chiesto: babbo, mamma, è vero che ogni numero pari è somma di due numeri primi, cioè di due numeri che non hanno divisori? E noi, perplessi, gli abbiamo dovuto rispondere: crediamo di sì. Di solito succede. Ma non l’ha mai dimostrato nessuno. Anzi, c’è gente che è impazzita nel tentativo….  Una cosa bella delle scienze è che molto spesso i bambini sono in grado di fare domande a cui neppure gli adulti più preparati sanno rispondere, e questo semplicemente perché la risposta che cercano non è ancora stata trovata.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. In “Leonardo e la marea” si trova tutto il meglio del Malvaldi per adulti: ironia, leggerezza, precisione scientifica unita a una grande chiarezza espositiva, freschezza narrativa e il gusto per l’indagine e lo svelamento di un mistero. Perché sì, sveliamolo pure, anche questo libro per ragazzi ha l’andamento di un giallo, che porta a scoprire il mistero che si nasconde dietro l’attrazione del mare per la luna.

A chi dei due è venuta l’idea di scrivere un libro per ragazzi, oppure vi è stato proposto? Che differenza avete riscontrato nello scrivere per destinatari diversi dal solito? L’idea di organizzare l’esemplificazione scientifica come un’indagine è venuta da sé, quasi fosse naturale, oppure è stata una “trovata” consapevole e ricercata?

L’idea del libro è venuta, in realtà, a Giovanni Carletti di Laterza, che ci ha chiesto di scrivere un libro per ragazzi di divulgazione scientifica. A quel punto, Samantha ha tirato fuori una storia che aveva imbastito su due piedi per spiegare a nostro figlio per quale motivo il mare lasciasse tutti quei legnetti sulla spiaggia: per essere sicuri che un bambino capisse bene le nostre spiegazioni, all’inizio abbiamo provato raccontando la storia a nostro figlio. Macché, non la capiva. Allora, ci siamo messi a pensare a degli esperimenti. E lì le cose sono andate molto meglio… Ci siamo resi conto che un bambino accetta molto meglio la realtà delle parole, e che quindi il modo migliore per far capire qualcosa di scientifico potesse essere raccontare, insieme, dei sogni e degli esperimenti: entrambe cose che un bambino capisce benissimo.

Per chi ha fatto ricerca scientifica, la scienza è un’indagine: con il vantaggio che la natura non ti mente, nasconde semplicemente molto bene. E non lo fa con cattiveria, anche se a volte ci mette un pochino di malizia: pensa te, andare a nascondere gli antibiotici proprio nella muffa. Sembra scorretto, no? 

Sia a me che a Samantha, per contrasto, non piacevano le lezioni scientifiche classiche, quelle che ci facevano al liceo, in cui ogni nozione sembrava provenire direttamente dalle tavole della legge: l’energia è la forza moltiplicato lo spostamento e non azzardatevi a chiedere perché. Abbiamo pensato quindi che raccontare la scienza esattamente come la si fa, cercando, ipotizzando, sbagliando, riprovando finché non si arriva non alla risposta giusta ma a quella più vicina possibile, quella che spiega più cose.

 

Per Samantha: c’è una ragione per la quale il tuo nome sia venuto allo scoperto (ma io appassionata di ringraziamenti ti conosco da sempre) in un libro per ragazzi, oppure è un percorso personale che esula dal prodotto finale?

La storia così come la si legge, l’ho raccontata io a nostro figlio Leonardo perché un giorno mi aveva chiesto come mai ci fossero tutti quei legnetti sulla spiaggia. Io avevo provato a tirare fuori una spiegazione romantica, quella che si trova all’inizio del libro, ma poi mi sono resa conto che lui ci stava costruendo sopra: allora è il mare che d’inverno non vede più bambini allora porta tronchi sempre più grossi alla luna quindi è per questo che d’inverno si trovano quegli alberi enormi sulla spiaggia… a quel punto, dovevo fare qualcosa per fermare lo stesso mostro che avevo creato. Però in questo caso non è stato difficile uscire allo scoperto. Di solito preferisco rimanere nascosta perché in questo modo, agendo come Marco e Samantha e dando tutte le responsabilità a Marco, se nel libro ci sono posso sempre dare la colpa a lui… Scherzi a parte, in questo caso Marco ha insistito. Ha detto: o fai uscire anche il tuo nome oppure questo libro non si fa, visto che per il 90% è roba tua.

 

Uno dei brani che mi ha fatto più simpatia nel libro è il battibecco tra la mamma e il papà con l’episodio del treno. Il papà doveva occuparsi dei biglietti e invece si ritrovano a fare il viaggio in piedi. Se il libro trae spunto da un episodio vero di vostro figlio Leonardo, anche quella situazione ritrae i vostri veri caratteri? 

Esattamente. Diciamo che io sono una delle persone meno affidabili del pianeta. Samantha, invece, ha una genetica incapacità di rilassarsi. 

Leonardo invece è un bimbo, e fa il bimbo, con una sincerità che talvolta imbarazza…

 

Quello che ho apprezzato del vostro racconto è la scientificità della spiegazione senza rinunciare al guizzo della narrazione. Se la spiegazione romantica non è stata in grado di soddisfare la curiosità del piccolo Leonardo e da scienziati siete dovuti passare a un discorso più articolato, è servita però a creare un filo conduttore, anche linguistico, giocato sull’ambivalenza del termine “attrazione”che ho trovato particolarmente azzeccato. 

Come si siete trovati nei panni di scrittori per ragazzi? Vi siete divertiti? e Leonardo nei panni del protagonista?

Credo che per spiegare la fisica, e in generale gli argomenti scientifici, sia necessario trovare delle analogie potenti. Noi umani ragioniamo spesso per analogie: i proverbi, le frasi fatte, le metafore non sono altro che analogie che servono per dare un’idea in modo compatto e al tempo stesso efficace.

Ci siamo divertiti principalmente perché per spiegare ai ragazzi bisogna dare il massimo: in primo luogo, se non capiscono te lo dicono in faccia senza problemi. In secondo luogo, hanno meno mezzi per capire, perché sanno meno cose, ma quando capiscono davvero si entusiasmano in un modo che a noi grandi ormai è sconosciuto.

Leonardo, poi,  da quando è protagonista di un libro non si regge più. È diventato quasi più montato del papà…

 

Le illustrazioni del libro sono di Desideria Guicciardini, una delle illustratrici che preferiamo. Interpretano come meglio non si potrebbe lo spirito del libro, con il realismo delle immagini, la lucentezza dei colori e un piglio vivace e frizzante. C’è una corresponsione profonda tra testo e disegno nel loro dettato narrativo, ma soprattutto coincidenza nel tono e nella piacevolezza che è la nota dominante sia della narrazione che delle illustrazioni. 

Che rapporto avete intrattenuto con lei? Vi siete consultati, avete scritto il testo e poi lei in autonomia lo ha designato? Avete suggerito qualche scelta?

E per Marco, dopo la trasposizione televisiva della serie del BarLume, l’illustrazione di un testo. Quale dei due prodotti è stato più vicino a quello che avevi immaginato?

Le illustrazioni di Desideria sono state una vera e propria chicca: con lei abbiamo interagito parlando del libro, e spiegandole come volevamo che fossero fatti i disegni. Lei ci ha messo la sua abilità, ha capito esattamente lo scopo che volevamo raggiungere ed è andata oltre. I disegni non sono come me li aspettavo: sono molto molto meglio. In un libro illustrato, la qualità dei disegni è fondamentale, così come il loro contenuto: non basta fare dei bei disegni, è necessario che i disegni integrino il testo mettendo in chiaro e spiegando quello che il testo a volte non riesce a fare, per sua natura. Sono molto, molto più soddisfatto dei disegni di Desideria che della fiction.

Ci piace immaginare che Marco e Samantha, dopo la nostra chiacchierata, rimangano sulla spiaggia a costruire un bel castello di sabbia insieme a Leonardo, come nelle ultime pagine del libro, e a tutti voi consigliamo di lasciarvi attrarre da “Leonardo e la marea”, come è successo a me e Nuccia. 

Chiacchierando insieme a Nuccia con… Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone