La balena della tempesta

– È mio! Chesto è mio! – esclama Luigi, 2 anni quasi, dinnanzi al mio invito di leggere con me e la sorella di 8 anni, Giuseppina, “La balena della tempesta” di Benji Davies (trad. di Anselmo Roveda, Giralangolo 2015).

Ad attirare la sua attenzione la copertina che è di per sé già un racconto, con Nico e la piccola balena spiaggiata a causa della tempesta.

La nostra lettura a tre ha previsto due fronti: la storia per Giuseppina con la forte simpatia che entrambe abbiamo provato subito per Nico, un bimbo con una strana cuffietta nera per capelli (come ci ha fatto subito notare Nuccia, che nonostante a 10 anni si senta  grande per certe storie, con mia grande gioia non rinuncia mai alla magia di una storia letta dalla mamma) che soffre la solitudine e sente la mancanza del papà che è fuori per lavoro per tutta la giornata; le immagini per Luigi, ricche di particolari che il piccolo non faceva che indicare perché glieli narrassi. Tra tutti i dettagli ha attirato la nostra attenzione un piccolo gattino arancione, alter ego animale di Nico, sempre accanto al papà o malinconico per la sua assenza, di cui abbiamo raccontato la storia servendoci delle immagini.

La sera successiva è stato Luigi a prendere in mano il libro e a gesticolare, accomodandosi sul divano che è il nostro luogo prediletto della lettura, perché di nuovo, tutti insieme, lo leggessimo. Già commossa dall’invito del piccolo di casa, sorpresa gradita è stata la proposta di Giuseppina, lettrice pigra quanto ascoltatrice attenta, di leggere lei il libro. Forse per il lettering chiaro e con un’invitante grandezza di carattere,  per la sintesi della storia che la rende ancora più sentimentale, per la semplicità e l’immediatezza del lessico, qualsiasi sia la ragione che le ha innescato il piacere del leggere è un altro punto di merito che nella mia personale classifica imputo a “La balena della tempesta” e alla collana Giralangolo.

Eccoci quindi di nuovo in compagnia di Nico, con Giuseppina che legge e ogni tanto glossa perché la storia la conosce oppure aggiunge un particolare traendolo dalle immagini.

A lettura terminata, riprendiamo a sfogliare le grandi pagine del testo, su richiesta di Luigi e a gara raccontiamo i dettagli della storia, arricchiamo la percezione dei sentimenti dei personaggi osservando i disegni dai tratti plastici e semplici: la tristezza di Nico e del gattino per l’assenza del papà, la paura ingiustificata che il papà lo sgridi, la nostalgia di Nico per la balena, la necessità che l’animale torni in mare, l’importanza della presenza del papà durante l’addio tra Nico e la balena.

L’ultima parola spetta a Luigi, che dinnanzi alla scena finale in cui Nico realizza il desiderio di rivedere la sua amica, indicando la pinna più grande tracciata accanto a quella piccola, esclama: – Mamma!

Eh sì, ha proprio ragione: quello che il testo non racconta, lo suggerisce l’immagine: la piccola balena salvata da Nico ha ritrovato la sua mamma.

La balena della tempesta
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