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Il cecchino

paziente

di Arturo Pérez-Reverte

 Patrizia http://www.leultime20.it/

twitter: @patrizialadaga

 Giuditta

twitter: @tempoxme_libri

1. Dai un voto alla copertina e spiegalo
Voto:8.

Una copertina inquietante e fedele al testo, quella scelta da Rizzoli. Con la sua lacrima di sangue l’immagine promette pagine più cruente di quelle che il lettore potrebbe immaginare osservando la versione originale, che ritrae un writer incappucciato in azione. Entrambe le copertine sono esteticamente gradevoli, ma quella di Rizzoli ha un tocco di raffinatezza in più.

Voto: 5.

La copertina, in sincerità, non mi fa impazzire. Nonostante i dettagli, come il teschio riflesso nell’iride, trovo che non dica né lasci presagire nulla del libro. Anche i colori non catturano l’attenzione, con la loro cupezza. Essendo un libro sui writers si poteva azzardare di più!

2. L’incipit è …

Suggestivo. Pérez-Reverte introduce in modo efficace il mondo dei writer. Un’abilità descrittiva che si ritroverà spesso nel corso del romanzo.

Erano lupi notturni, cacciatori clandestini di muri e superfici, bombardieri impietosi che si spostavano nello spazio urbano, cauti, sulle suole silenziose delle loro scarpe da ginnastica.

Eccoli gli eroi, fieri e feroci, di “Il cecchino paziente” nella straordinaria traduzione di Bruno Arpaia.

Incipit di presa immediata.

3. Due aggettivi per la trama
Insolita e ingeniosa. Corrosiva e tagliente
4. Due aggettivi per lo stile
Lucido e asettico. Acido e pieno di sfumature.
5. La frase più bella

Ne Il cecchino paziente ci sono diversi passaggi sull’arte e sulla vita che meriterebbero di essere evidenziati, ma io ho scelto una frase vicina al mio sentire e che riassume una filosofia di vita:

Hay quien toma aspirinas como analgésicos, y yo tomo libros.

C’è chi prende aspirine come analgesici e io prendo libri.

Sono stata affascinata dalle riflessioni sull’arte e la cultura, nello sguardo demistificante dei writers. Una visione dionisiaca dell’opera d’arte, che porta parossisticamente a compimento il binomio arte e vita.

Scelgo tra le tante che ritraggono con tensione e attenzione il mondo e i valori artistici dei writers, quella che la protagonista medita in un momento di forte appartenenza che poi scopriremo non priva di dolore e sofferenza:

L’eccitazione intellettuale, la tensione fisica, la sfida alla tua stessa sicurezza, la paura dominata dalla volontà, il controllo di sensazioni ed emozioni, l’immensa euforia di muoversi nella notte, nel pericolo, trasgredendo tutto ciò che di ordinato il mondo imponeva, o pretendeva di imporre.

6. La frase più brutta

Pregiudizi e stereotipi sono parte integrante della narrazione di Pérez-Reverte (numerosi quelli sull’Italia dove si svolge buona parte dell’azione). Una frase che mi ha infastidito per la verità che contiene riguarda le donne:

No soy una mujer especialmente atractiva para los hombres; pero soy una mujer, y estoy acostumbrada a que me calibren durante los primeros minutos.

Non sono una donna particolarmente attraente, ma sono una donna e sono abituata ad essere giudicata nei primi minuti.

Per Napoli mi sembra che lo scrittore spagnolo si lasci andare ai facili clichè, alle cartoline o alle riflessioni stereotipate come la seguente:

In questa città, il fatto che un poliziotto ti spari significa che sei rispettabile. Di fiducia.

7. Il personaggio più riuscito
Sniper. Ho trovato credibili i deliri di onnipotenza e l’ideologia antisistema che guida le sue azioni. Un personaggio cupo eppure pieno di colori. Non sapevo nulla dei writers e di come vivessero il loro essere “artisti”, anche se sono da sempre un’ammiratrice dell’arte di strada. Ho trovato eccezionali tutte le numerose figure di writers, con le loro storie particolarissime e variegate, che si inseguono nel romanzo. Tra loro mi è davvero difficile scegliere e mi sembra troppo scontato nominare Sniper, l’eroe nero del romanzo, carismatico e misterioso.
8. Il personaggio meno azzeccato
Lex (Alexandra Varela), la voce narrante. In varie occasioni l’ho trovata più adatta a un fumetto che a un romanzo. Troppo sicura di sé e con una mente da agente segreto più che da scout editoriale. Un po’ di umana debolezza non avrebbe guastato. Qualche perplessità sui personaggi femminili. C’è un tratto di eccesso nelle loro figure a partire dalla protagonista, come in Faccia Magra che potremmo definire l’antagonista di Lex, fino ad arrivare, e ad aumentare, nella donna napoletana di Sniper. La violenza e la ferocia delle prime due è urticante, mentre la terza è una caricatura della donna napoletana, già nella descrizione fisica.

Un’immagine fortemente virile o stereotipata quella delle donne di “Il cecchino paziente”, che non mostra Arturo Perez-Reverte come un grande conoscitore della femminilità.

9. La fine è…
Sorprendente. Non una parola di più. “Chi l’avrebbe mai detto!” Riuscita. Nera, feroce, che lascia allibiti, ma di sicuro effetto narrativo.
10. A chi lo consiglieresti?
A chi ama il noir raffinato e i dialoghi brillanti, ma può fare a meno del rapporto empatico con i personaggi. “Il cecchino paziente” è un libro che si presta a diversi lettori. Tra tutti però il mio consiglio personale è rivolto a chi come me, non essendolo per natura e stile di vita, ama leggere di personaggi trasgressivi, anticonformisti, ribelli.

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P&G Il cecchino paziente
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