Dieci buoni motivi per NON leggere “Senti le rane”

Senti le rane

di Paolo Colagrande

1. Non galleggia. Il mio amico Afro Somenzari di Viadana ha provato sperimentalmente a metterlo in una mastella piena d’acqua: “Va subito a fondo – dice il Somenzari – e non torna in superficie; ho anche aspettato una decina di minuti, ma niente”. Libri così possono diventare illeggibili.

2. Mancano passati remoti e aoristi. Quanto ai modi, nessuna traccia dell’ottativo futuro.

3. L’autore non dà garanzie: niente casa di proprietà, ha frequentazioni discutibili, un’autostima indecisa, un’automobile che ha fatto 247.663 chilometri (ultima rilevazione 19 febbraio 2015, tardo pomeriggio).

4. Troppe scene di sesso implicito.

5. Non contiene le seguenti frasi:

“Carla entrò”.

“L’odore di mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati”.

“Ho visto le sue labbra muoversi e dire: ‘Valter..’”.

6. Contiene la seguente frase: “…gli etologi e gli antropologi, anche non fiamminghi, bisognerebbe impiccarli”.

7. Può disturbare la notte, specie in certi periodi dell’anno.

8. Di “Senti le rane” non è stato detto:

“…la storia si snoda rocciosa e sanguigna, liberandosi dalle anguste prode del segno grafico per erompere bollente come un geyser dalla camera sotterranea dell’Es narrante”.

“…Si frantuma in un pirotecnico cosmorama di sentimenti circolari, trasfigurati nel gemito concavo dell’io-protagonista”.

“…visionario plastico e versicolare, più rabelaisiano che joyciano, con derive svevo/strimberghiane capricciosamente in bilico lungo la sottile ipotenusa di una stream of consciousness ove il segno favolistico fa buongoverno di paratassi e paranomasia”.

“Complimenti per la scelta del prodotto”.

9. Nessun lutto grave. I decessi sono tutti per cause naturali e non lasciano vuoti incolmabili. Non ci sono orfani. C’è una vedova, se può interessare, ma è già abbastanza anziana.

10. L’autore non ha mai scritto tesi di laurea su: Lalla Romano, Anna Maria Ortese, Elsa Morante, Heriberto Herrera detto Il Sergente, Tony Astarita.

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Senti le rane”