Stringo la mano paffutella di Giusi e quella sfuggente di Nuccia e ci inoltriamo nel luogo di tutte le fiabe: il bosco. In una radura assolata, come una delle tante figure protettrici e benevole che non possono mancare in nessuna fiaba, ci attende Emanuela Nava.

Mentre io e Nuccia abbiamo già chiacchierato insieme, più volte, con una scrittrice o uno scrittore che l’avevano conquistata (la scelta infatti spetta sempre a lei!), questa è la prima volta che interviene anche Giuseppina con sua e mia grande emozione. Dimostrazione che la scrittrice con cui ci intratteniamo arriva al cuore di tutti.

ritratto di Daniela ZeddaGavoi, Isola delle Storie, 2013 © Daniela Zedda

 

Ed è proprio a Giuseppina che lasciamo la prima domanda.

Ciao, Emanuela. Sono Giuseppina e ho 7 anni. Con la mamma ho letto “C’era una mamma, c’era un papà”. I genitori del tuo racconto cercano i figli nel portambrelli. A me questa cosa mi ha fatto molto ridere. Come ti è venuta in mente?

C'era una mamma, c'era un papà

Cara Giuseppina, grazie per avere letto il mio libro. L’idea del portaombrelli, l’avevo da molto tempo. Ho sempre pensato che sia molto gioiosa una casa in cui vive un bambino. I bambini, secondo me, sono profetici: vedono oltre le pareti, oltre l’orizzonte. Stanno nel portaombrelli, qualche volta, perché sono i grandi ad avere bisogno della loro profetica protezione…

Sono Nuccia. Ho appena terminato la quarta elementare e sono una grande lettrice. Soprattutto adesso che non vado a scuola, leggo fino a tarda ora tra i rimproveri di mio padre, che si preoccupa per la mia stanchezza e mi esorta a spegnere la luce e addormentarmi. Ma io non ci riesco e vado da mamma, a lamentarmi che non prendo sonno e lei mi propone di leggere qualcosa!

Tutti giù dal tram

Ho letto “Tutti giù dal tram” in due giorni, perchè mi ero molto incuriosita se alla fine Irene, il capotreno, si convinceva a far salire gli stranieri. Il personaggio che mi è piaciuto di più, oltre a Irene e Jhon, è la mummia Aimen, che fa battute, però legate a qualcosa di serio. Mi ha fatto sorridere soprattutto quando propone a Irene di darle le sue fasce, e tutti la implorano, emozionati che l’amica riceva delle fasce provenienti dall’antico Egitto. Ma lei sul tram, dove possono salire solo italiani, non ammette nemmeno oggetti o vestiti, prodotti da altri paesi. Questo libro mi fa pensare alla seconda guerra mondiale, o a un altro libro, che però non ho letto “L’autobus di Rosa Parks“, perchè sono temi riguardanti il razzismo.

L'autobus di Rosa

Il mio sogno da grande è diventare una scrittrice-giornalista. A te come è nata l’ispirazione di diventare una scrittrice?

Cara Nuccia, anch’io non ho letto “L’autobus di Rosa Parks”, ma grazie, lo leggerò.

Il mio libro non vuole parlare solo di razzismo, descrivendone la violenza, ma soprattutto parlarne, descrivendo l’assurdità e il ridicolo di certe situazioni. Oggi una maglietta o una lattina di coca cola può girare tutto il mondo, senza essere fermata, ma un essere umano non ha la stessa libertà. Ma ciò che è più grave e anche più ridicolo al tempo stesso è che in una classe primaria di bambini nati in Italia o comunque in Italia da quando erano piccoli, che studiano solo la storia italiana, solo la geografia italiana, solo i poeti e gli scrittori italiani, e che insomma parlano l’italiano perché l’italiano è diventato la loro lingua madre, per il solo fatto di avere origini straniere non possano considerarsi italiani a tutti gli effetti…

Sono diventata una scrittrice perché amavo e amo molto le storie. Si è lettori e ascoltatori prima di essere scrittori e narratori.

Continua a leggere, Nuccia, è un bel modo per iniziare a scrivere, ma anche per addormentarsi.

La tua produzione, Emanuela, è numerosa e tocca diversi temi, però per la maggior parte dei piccoli lettori e dei loro genitori sei conosciuta per essere la scrittrice della “genitorialità”. Non sai a quanti fratellini e sorelline abbiamo regalato “Mamma Nastrino, Papà Luna” che è uno dei nostri libri preferiti, insieme a “C’era una mamma, c’era un papà” che è entrato nel nostro cuore per la dolcezza e l’allegria con cui tratti il tema dell’adozione. Tema che rimane quasi tra le righe, senza essere mai nominato, come ho avuto modo di esplicitare nella lettura a più voci pubblicata sul sito.

Ti senti particolarmente legata al tema dell’essere genitori, oppure è solo un tassello della tua variegata produzione?

Cara Giuditta, credo che ogni lettore scelga il libro dentro il quale desidera trasformarsi. Sai, le storie sono tutte inventate, ma nella loro accezione etimologica: scoprire quello che c’era ma non si sapeva che ci fosse.

Così, non sempre, nelle mie storie, i genitori fanno una bella figura, un esempio è il libro “Nessuno è perfetto” (Piemme) che avrei voluto si intitolasse “la Scemamma”.

Ma ho scritto anche storie con protagonisti bambini di tutto il mondo o anche progetti speciali per l’ospedale o storie sull’adozione, una anche con mio figlio Khurshid che si intitola “Sognando l’India” (Piemme), e così di volta in volta hanno detto di me che sono una scrittrice dell’intercultura o una scrittrice sensibile all’handicap o una scrittrice esperta di adozione, ma sai, Giuditta, uno scrittore desidera solo, come ogni lettore, scegliere un tema dentro cui potersi trasformare. Quindi non c’è nessun limite, se non quello della propria capacità di “inventare”. Forse è anche per questo che si può parlare di adozione o di radioterapia, come nel “Il gatto che aveva perso la coda” (Carthusia), senza nominarle. Ciò che più conta in un libro per bambini è la metafora, non il letteralismo.

 

Grazie delle tue risposte, che per noi è stata una grande gioia leggere e commentare insieme.

Quello che ci ha conquistato dei tuoi libri è proprio la metafora, con la straordinaria capacità di puntare diritto al cuore.

Ultima tornata di domande, perché siamo in tre e la rete, ahimé, non ammette troppe lungaggini. Altrimenti continueremmo all’infinito.

Ci consigli tre libri da leggere dal tuo variegato catalogo, una per ciascuna di noi tre? Una per me mamma-lettrice, una per Nuccia di 9 anni che l’anno prossimo andrà in quinta elementare, e una per Giusi di 7 anni che si prepara ad affrontare la seconda. Anzi aggiungi una lettura da fare insieme a Luigi, il fratellino di appena un anno. Siamo tutte orecchie.

Ma che bella e grande famiglia!

Allora, ecco i libri per:

Giuditta: “Il filo d’oro del mare” Piemme

ilfilodorodelmare.jpg

Nuccia: “La bambina strisce e punti” Salani o “Margherita a piedi nudi” ed. Lo Stampatello o “Il distributore di mamme” Piemme

  il-distributore-di-mamme

Giusi: “La bambina che amava la bellezza” Piemme o “Sognando l’India” Piemme o “Nessuno è perfetto” Piemme

Luigi “Basta Pannolino” (senza parole) ed Lapis

E per TUTTI (papà compreso): “L’albero e il bambino“, uno dei libri a cui sono più legata.

L'albero e il bambino

Grazie ancora per l’intervista, un abbraccio a tutta la vostra bellissima tribù.

Nel libro “Tutti giù dal tram” ho notato che i ragazzi stanno recitando, invece di vivere la situazione realmente.Come mai? Sei appassionata anche tu di teatro?

Quando ero piccola mi divertivo molto a recitare spettacoli con le mie amiche. Nella prima prova improvvisavamo, e se poi la battuta ci piaceva la scrivevamo su un foglio. Alla fine quel foglio con una quindicina di battute diventava il nostro copione. Poi iniziavamo a ripetere la storia. Però già dal primo momento non ci ricordavamo alcune battute. Così iniziavamo a ripassarci il copione, ed entro tre giorni lo spettacolo era pronto. Uno degli spettacoli che mi è rimasto impresso è quello che ho fatto con la mia amica Giulia, intitolato “L’acrobata snaturata”. Molly (io) e sua sorella Nella (Giulia) sono due ragazze che fanno parte del circo. Molly non riesce ad accettare di fare tanto esercizio per poi guadagnarci quattro soldi, però con l’aiuto di sua sorella cambia idea. Ora però, con i miei cuginetti più piccoli sono la regista per fare spettacoli brevi e con poche battute.

Credi che il teatro sia importante per i bambini e che spieghi loro meglio delle cose?

Hai scritto dei pezzi teatrali?

In francese e in inglese recitare si dice giocare. E infatti ogni volta che i bambini giocano, se ci pensi, Nuccia, non fanno altro che recitare a essere questo o quella. Tu facciamo che sei Zorro e io facciamo che sono la Regina d’Inghilterra. E anche quando ci si traveste, a Carnevale, ma anche negli altri giorni, si gioca a essere questo o quella. Da bambina giocavo sempre a interpretare tutti i personaggi dei libri, ma anche dei teleromanzi che vedevo a puntate. Mi divertivo anche a essere Sandie Shaw, una cantante che cantava a piedi nudi, e infatti poi da grande ho scritto “Margherita a piedi nudi”. Insomma il teatro è stato il primo amore, ma sono convinta che sia il primo amore di tutti i bambini. Continua fare la regista e a mettere in scena gli spettacoli che ti piacciono, Nuccia. Un bel battito di mani da parte mia!

Cara Emanuela, del tuo libro mi è piaciuta molto anche la passeggiata che i bimbi fanno con la loro mamma e il loro papà attaccati ai fili colorati. Ho detto alla mamma che anch’io volevo andare a spasso unita a lei e al mio papà con un filo colorato. Non sarebbe bello?

Cara Giusi, c’è un altro libro, che tu conosci, che si intitola “Mamma nastrino”, dove i bambini hanno nastrini che legano il loro cuore a quello delle loro mamme. Vedi: i nastrini e tutti i fili colorati mi piacciono molto. Quando vado a trovare la mia mamma che ha 92 anni, le dico sempre: il nastrino si è accorciato! E quando esco da casa sua, le dico sempre, il nastrino ora si allunga si allunga, ma poi si accorcia si accorcia. Allora lei alza la mano, allunga un altro nastrino e saluta anche la sua mamma (la mia nonna) che è in cielo.

Insomma trovo che sia una bellissima idea andare a spasso con un filo legato alla tua mamma e al tuo papà, ma anche se ti dimentichi di legare un filo prima di uscire, sai meglio di me, Giuseppina, che il nastrino c’è già, c’è sempre (in casa e fuori) anche se non si vede!

Da oggi noi avremo un nastrino dorato e luccicante che lega noi tre e ci unisce a Emanuela Nava con la sua capacità di regalare commozione.

Chiaccherando insieme a Nuccia e Giuseppina con… Emanuela Nava
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