Ottoline, o la scoperta della lettura

di Chiara Mezzalama

Non ricordo esattamente quel momento. Quando le lettere smettono di essere segni misteriosi di cui soltanto gli adulti conosco il segreto e il potere e diventano chiavi che aprono le porte del mondo della conoscenza. Prima lentamente, una lettera accanto all’altra, come perle infilate in una collana, poi più velocemente sillabe, abbinamenti di perle e pietre, e sempre più in fretta parole, parole, parole che diventano frasi, e con la rincorsa frasi che diventano storie e infine storie che sono lunghe, lunghissime e che si chiamano romanzi.

Ecco in questi mesi ho assistito a questo prodigio attraverso l’esperienza di mia figlia. 7 anni. Ha smesso di balbettare lettere, di leggere ogni insegna o cartello incontrato per strada, di decifrare brandelli di titoli di giornale. Come Alice nel paese delle meraviglie che precipita nella tana del coniglio, ho avuto la sensazione che Livia sprofondasse nei libri sempre più velocemente. Che ne fosse progressivamente risucchiata, come in una spirale.

È successo con un libro che le hanno regalato, “Ottoline va a Scuola” di Chris Riddell, edizioni Il Castoro. Ci è caduta letteralmente dentro e quando ne è uscita fuori, non era più la stessa persona.

“Mamma” mi ha detto con un misto di soddisfazione e di stupore, “ho letto un libro intero.”

Che il libro in questione sia delizioso, ha riempito di soddisfazione e di stupore anche me. Chris Riddell è un illustratore per bambini, vignettista per l’Observer, e ora anche scrittore. I disegni che accompagnano la storia di Ottoline, una bambina simpatica e stravagante e del suo amico Mister Munro, sono un piacere per l’occhio. Umorismo, cura incredibile per i dettagli, fantasia; le illustrazioni si intrecciano con il testo nella giusta proporzione per chi comincia a leggere.

Ovviamente Livia è diventata una lettrice seriale, con “Ottoline al Mare” e “Ottoline e il Gatto Giallo”. Leggere, si sa, è un vizio nonché una trappola mortale. Me ne accorgo subito perché quando comincio a chiamarla, non ricevo risposta; lei è sprofondata nel libro e non mi sente. O fa finta. È lì, chiusa tra le pagine, rapita da una storia. Non disponibile. Oppure la sera, che non vuol più dormire e dice che se non legge, il sonno non arriva. E mi è venuta una nostalgia di quando anche io riuscivo a leggere così, che poteva cadere il mondo e non me ne sarei accorta. Adesso mi succede meno. Soltanto con alcuni romanzi. Mi distraggo più facilmente. Sono più esigente. Eppure quella sensazione di essere lontana mille miglia da ogni luogo abitato, me la ricordo ancora e talvolta ancora mi succede.

E a mia figlia dico: benvenuta al mondo per la seconda volta!

Ottoline, o la scoperta della lettura
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