Appuntamento alla Libreria Minimum fax con Tiziana Albanese e Carola Susani. Il luogo l’ha scelto Tiziana e non poteva che essere accolto dal mio entusiasmo, una libreria nel cuore più vero della città, su una delle piazze più belle, quella di santa Maria in Trastevere che mi riporta con un sorriso di nostalgia ai fervidi anni dell’università. Poterli rivivere!

Piazza di Santa Maria in Trastevere

Va bene, sto barando di nuovo … anche se questa volta poteva essere credibile, ma spero che sia un appuntamento già fissato per salutare dal vivo due splendide interlocutrici, che ho contattato per un progetto che ha destato la mia piena e simpatetica curiosità: I piccoli maestri.

Piccoli maestri è di per sé un invito alla lettura di un testo trascurato, ingiustamente, nelle scuole. C’è anche un’implicita necessità di rivalutazione di certe opere nella scelta del nome del progetto, o solo il richiamo semantico al mondo della scuola?

Tiziana: Il nome al progetto della nostra scuola di lettura per ragazzi è stato proposto, nel corso della prima riunione organizzativa, ormai un anno fa, dall’ideatrice di tutto il progetto, Elena Stancanelli.

E’ piaciuto subito a tutti. Racchiude in sé l’idea che nel cammino della crescita culturale e umana che si compie attraverso i libri e l’amore per essi siamo tutti sempre “piccoli”, sempre in crescita, appunto, perché ogni volta che si apre un libro, si spalanca un mondo nuovo davanti ai nostri occhi e c’è qualcosa da imparare, un’esperienza di cui fare tesoro. E magari c’è chi l’ha intrapreso prima, questo cammino, e può porsi a fianco di chi arriva dopo sostenendolo e dandogli qualche indicazione. Ecco perché “Maestri”.

L’idea di Elena, ispirata a quello che succede in America nel centro fondato da Dave Eggers o da Nick Horby a Londra, è tanto semplice  quanto rivoluzionaria.

Scegliendo di andare nelle scuole, nei centri di aggregazione giovanile, a raccontare i libri che hanno alimentato il nostro amore per la lettura, libri che riteniamo importanti e imperdibili, non vogliamo “colmare i vuoti” del sistema scolastico, bensì vogliamo affiancare e sostenere quegli insegnanti volenterosi che ogni giorno cercano di sopperire alle tante carenze di quel sistema, cercare un dialogo coi ragazzi, offrire loro l’occasione di soffermarsi su una pagina scritta a pensare con calma, e non a consumare in fretta, come accade con il resto delle esperienze che vivono.

Vogliamo alimentare, con la nostra passione per la lettura, la scintilla della curiosità che naturalmente risiede nei giovani, ma che è sempre più sopita, anzi “stordita” dai mille input che ricevono ogni giorno.

Insomma, stiamo tentando di inoculare in questi ragazzi un virus pericolosissimo, te lo confesso: si chiama voglia di leggere, e ha come immediata conseguenza la voglia di pensare, di porsi delle domande, e magari di trovare delle risposte, diventando maggiormente consapevoli del loro stare al e nel mondo. Insomma, vorremmo favorire la crescita di una generazione “pensante”. E quindi libera, aggiungo io. Se non è questo un gesto rivoluzionario…

 

Carola: Siamo per lo più scrittrici e scrittori, perciò non è un caso che dentro il nome Piccoli maestri convivano parecchi messaggi. Il nome l’ha trovato Elena Stancanelli, ideatrice del progetto. Credo che in primo luogo ci sia il richiamo a un sentimento di responsabilità. I protagonisti del libro di Meneghello sono giovani che scelgono la via della montagna, giovani intellettuali che si fanno partigiani. C’è nel nome questo richiamo alla responsabilità verso il mondo che condividiamo e verso chi dovrà abitarlo per più tempo di noi. Poi c’è la sensazione che la cattedra, il pulpito da cui parliamo, quello della scrittura, è un piccolo pulpito. È una cattedra che dipende interamente dalla passione e dall’esperienza. Dalla passione, dall’esperienza e da un prestigio antitetico a quello del denaro e del potere, un prestigio che viene dal fatto semplice di avere sposato la libertà e la passione come proprio destino. Ecco, anche gli insegnanti spesso lo fanno. E quelli, quelle, che lo fanno, godono di un prestigio analogo. Da piccoli maestri ci avviciniamo alla scuola con molta umiltà. Sappiamo che il coraggio, la battaglia vera è quella che ogni giorno insegnanti e allievi combattono in classe sullo stesso fronte. Cosa possiamo offrire noi? Noi possiamo aprire le nostre biblioteche, raccontare le nostre passioni, farci spacciatori di libri, senza troppe pretese. Ci fidiamo tanto della passione, ci sembra che sia contagiosa.

 

Tiziana: Quindi per Carola siamo spacciatori e per me portatori di virus… Insomma, tutta bella gente, eh!

 

Ci sarebbe da dire “meglio tenersi alla larga”! Ma la lettura è anche sovvertimento della scala dei valori, delle credenze comuni, degli stereotipi e il vostro messaggio sta veicolando delle riflessioni meravigliose: grazie! “Spacciatori di libri” è una definizione sorprendente e straordinaria. Mi riporta alle letture “proibite”, per me nella mia adolescenza “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”. Che forse non scandalizzerebbe più gli adolescenti di oggi. Anche se devo confessare che anche a me allora lasciò nell’incertezza del perché mia madre mi avesse impedito di leggerlo, io anzi lo trovai per i miei quattordici anni un libro importante per capire il fenomeno doloroso della droga di cui tanto si parlava. Forse anche nel rapporto adulti-ragazzi, ancora di più insegnante-alunni, si dovrebbe superare un certo “bigottismo” nel suggerire e consigliare certi libri, perché edificanti e formativi e abbandonarsi più intimamente al piacere della lettura di per sé, svincolato da intenti didattici e tradizionali. Puntare sui propri gusti di lettore piuttosto che sul compito di educare attraverso la lettura.


In che modo si può creare nei giovani lettori “dipendenza” dalla lettura? Perché credo che il problema, forse, sia qui: formare nei ragazzi una coscienza da lettori.

Carola: Le storie sono potenti. Noi siamo convinti che siano anche formative, certo. Che ci aiutino a cambiare prospettiva, a dare elasticità al pensiero, a infilarci nelle scarpe degli altri. Che siano uno strumento per la convivenza e per l’incontro. Aiutano a rendere più ampia, a sfondare la mente. Ma prima ancora le storie sono potenti. Sono il primo e più profondo modo per affrontare la condizione umana. Dalla notte dei tempi. Ciascuno di noi è dipendente dalle storie fin da poco dopo la nascita. Molti le conoscono attraverso film e cartoni, pochi privilegiati attraverso le narrazioni orali, ma nessuno vive senza storie. I libri scritti sono speciali perché sono solo una partitura, l’opera, il film è quello che produce il lettore attraverso il suo mondo immaginario. Se il libro è una droga, è come l’acido lisergico, ti mette in condizione di viaggiare, ma il viaggio è il tuo, tue sono le immagini, tue le suggestioni. A differenza dell’LSD non ti brucia il cervello. Ne vieni fuori più ricco di prima, con più spazio nella mente. Nessuno è obbligato a leggere, ma leggere libri belli è talmente appassionante che a noi viene voglia di comunicarlo a tutti. Certo, ci sono libri che parlano moltissimo ad alcuni e che ad altri suonano muti. Bisogna che ciascuno incontri i suoi libri. Perciò ne proponiamo tanti. Perché da qualche parte si nasconde il libro che ti sta aspettando. Se entri nel mondo dei libri, scopri che non sei mai solo. Che le oscurità che attraversi, le sta attraversando qualcun altro. Che il mondo ha molti strati e che non è mai semplice o noioso. Che da lontano, nel tempo e nello spazio, c’è sempre qualcuno che ti parla. E i libri belli, non quelli educativi, ti parlano più degli altri.

 

Come si articola il progetto di Piccoli Maestri? Quali le vostre iniziative? A chi vi rivolgete?

Tiziana: Beh, con questa domanda e la precedente arrivi al cuore di tutta la nostra vicenda. Quelli che tu ci poni sono stati i due interrogativi da cui siamo partiti e con cui ci siamo confrontati nel corso di delle prime riunioni informali e durante tutto questo primo anno di attività. Io credo che il motore primo di ogni cosa sia la curiosità, che secondo me è insita nella natura umana e che spesso, però, sembra sopita; anche nei ragazzi, soprattutto nelle ultime generazioni che hanno davvero tanto a disposizione, tra tecnologia e media, per sedare ogni domanda. E allora bisogna sorprenderli, e l’unico modo per farlo è presentare le storie e i libri con tutta la passione che ci guida e che ci fa restare attaccati alle pagine da sempre, da quando noi eravamo, a nostra volta, ragazzi. Il metodo, forse l’ho già detto, cambia da scrittore a scrittore. Ma le parole-chiave sono queste: curiosità e passione. Stimolare la loro curiosità attraverso la nostra passione e alimentare un circolo virtuoso per cui la loro curiosità diventerà, a sua volta, passione.


In merito agli insegnanti, alle scelte personali e meno curricolari che potrebbero fare, io penso che tu abbia ragione. Mi sono confrontata anche con diversi insegnanti sull’argomento, e le posizioni al riguardo sono molteplici, ma anche chi vorrebbe “personalizzare” di più le proprie lezioni deve comunque fare i conti con i tempi istituzionali e lo svolgimento del “famigerato” programma, soprattutto negli istituti superiori.
E poi rimane il fatto che, per quanto ci possiamo sforzare per concepire in un nuovo modo il rapporto insegnante-alunno, comunque il docente rappresenta l’autorità (è il primo esempio di autorità, anzi, al di fuori della famiglia) con cui i ragazzi si confrontano e il più delle volte si scontrano, e questo non aiuta la categoria a esercitare un grande fascino nei confronti degli alunni.


Infine, per quanto riguarda il nostro progetto, abbiamo iniziato con degli incontri in alcuni centri di aggregazione giovanile, come MaTeMù, all’Esquilino e la Scuola Popolare Piero Bruno di Garbatella. Poi alcuni insegnanti delle scuole della Capitale ci hanno contattati, soprattutto grazie al tam tam del blog e dei vari social network e abbiamo cominciato ad andare in alcuni istituti superiori romani, e poi anche Pesaro, L’Aquila, Crotone, per citare alcune tappe. E poi sono arrivate anche le partecipazioni a vari festival letterari per ragazzi e altre manifestazioni culturali  (Tribù dei lettori 2012 , Fuochi dell’Aquila – Stelle di Italia 2012 e altre) in tutta Italia. L’idea è creare un contagio, creare tanti “piccoli maestri” sparsi per l’Italia. E ci stiamo riuscendo, in qualche modo, grazie ai contatti di chi già conosce e partecipa al progetto e anche a chi, come voi amici di Tempoxme, ci ha conosciuto attraverso la rete e ci sostiene con un entusiasmo che ci rende oltremodo felici, offrendo al progetto grande visibilità e quindi importante possibilità di crescita.

 

Sono molto felice, entusiasta e anche un pizzico emozionata di condividere un piccolo tratto di strada con Piccoli Maestri, un’iniziativa che dal primo accenno in un incontro con Chiara Mezzalama e poi su twitter ha acceso immediatamente il mio interesse, pieno, confermato ora dai vostri bellissimi interventi che aumentano il mio orgoglio di ospitarvi. Scattano ancora due domande:


Si parla di “affiancare e sostenere quegli insegnanti volenterosi”: passaggio a mio avviso importante, dopo le ripetute e continue polemiche nei confronti della scuola di disincentivare l’amore per la lettura, confinandola eccessivamente nella didattica. Anche io mi sono trovata da insegnante in questo dilemma: forse che la scuola, come diceva Vincenzo Latronico questa estate su La Lettura, non sia il luogo più adatto a promuovere la lettura?

Partiamo poi con le provocazioni. Faccio mia una riflessione di una bravissima e preparata docente di un Liceo romano: in cosa il vostro lavoro è diverso da quello che gli insegnanti di lettere fanno durante le loro lezioni canoniche? 

Tiziana: Non ho letto l’articolo di Latronico, e non posso contestualizzarlo. Posta così, però, mi sembra un po’ polemica, come affermazione, e non mi trova d’accordo.

Sarebbe come dire che nelle scuole non c’è più spazio per il libero pensiero, per l’approfondimento di un qualsiasi tema che non rientri nei programmi, e anche per i dubbi e le domande dei ragazzi.

E lo stato di salute delle istituzioni scolastiche è pessimo, è vero, ma non fino a questo punto. Proprio perché esistono ancora gli insegnanti che ti ho citato prima. E non sono neanche pochi. Solo che non fanno rumore. Io li vedo come una maggioranza silente ma operosa. E molti di loro li ho incontrati anche grazie ai Piccoli Maestri. Se non ci fossero loro non ci potrebbero essere neanche esperienze come questa.

I Piccoli Maestri sono diversi dagli insegnanti, perché di questi ultimi non hanno né la formazione professionale (anche se alcuni dei componenti sono insegnanti) né il compito educativo. Sono scrittori, per lo più, e il loro l’amore per la lettura e per il racconto è diventato una professione. Amano raccontare e affabulare.
Anche l’approccio coi ragazzi, naturalmente, è diverso da quello degli insegnanti, più libero, ed è diverso per ciascuno di noi. L’intento, ovviamente, rimane sempre quello: provare a spiegare che la lettura di un libro apre la mente a nuove idee, nuove prospettive, aiuta a trovare risposte, stimola nuove domande. Poi come si concretizza questa idea, beh questo dipende dall’esperienza e dalla sensibilità del singolo. Nel corso del nostro primo anno insieme ho assistito a diversi incontri: non me ne ricordo uno uguale all’altro. Però, alla fine degli incontri, abbiamo sempre avuto dei feed-back positivi, che ci hanno fatto ben sperare.

Ti racconto questo episodio. Al primo di una serie di incontri che abbiamo fatto alla Scuola Popolare “Piero Bruno” di Garbatella, Vincenzo Gallico è arrivato convinto di dover parlare de “Il giorno della civetta” con dei liceali. S’è ritrovato davanti, invece, dei ragazzini di 12, 13 anni. Per nulla spaesato, ha impiegato un attimo per stravolgere i suoi piani. Beh, Il giorno della Civetta è diventato un gioco di ruolo, un giallo con indizi, interrogatori e colpi di scena.

Osservavo i ragazzini attenti e presi dal racconto, curiosi di conoscere la fine della storia, di cui hanno dimostrato di cogliere la morale anche meglio di noi adulti. E alla fine un ragazzino ha chiesto come si fa a diventare scrittori, come si fa a raccontare le storie, e come si inventano le storie.

Cose come queste fanno capire che sta funzionando, che siamo sulla strada giusta.

Non vogliamo rivestire ruoli che non ci competono, dunque, ma vogliamo stare accanto ai ragazzi, a questa “avanguardia del tempo”, come li definisce Marco Lodoli, e fare con loro un pezzo di strada suggerendo un modo per arricchirla di belli incontri, quelli coi libri.

 

Come vere “spacciatrici di libri” mi hanno portato nella tana del lupo e non posso che tornare a casa contagiata e travolta dalla loro passione e carica di libri!

Chiacchierando con… I Piccoli Maestri: Tiziana Albanese e Carola Susani