I Libri di Alice: Guardami: Sono nuda

di Alice Pisu

Libraia e giornalista, al timone con Antonello Saiz dei Diari di bordo, libreria indipendente a Parma, con la rubrica "I libri di Alice"
Libraia e giornalista, al timone con Antonello Saiz dei Diari di bordo, libreria indipendente a Parma, con la rubrica “I libri di Alice”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guardami: sono nuda. Antonia Pozzi

Letture di Alice Pisu. Approda alla poesia di Antonia Pozzi il viaggio nell’editoria indipendente di Alice Pisu (Libreria Diari di bordo), per riscoprire le parole e l’attualità dei versi della poetessa fotografa morta suicida a 26 anni

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È una gelida mattina di dicembre del 1938. Il corpo nudo di Antonia Pozzi è disteso in un fossato nelle campagne attorno a Milano. La sua pelle è così pallida da far intravvedere le vene blu, dalle membra magre si scorge l’incavo del ventre, incerta è la curva dei fianchi, i capelli neri inquieti sono ormai immobili sul selciato. Ha ventisei anni. Dopo essersi imbottita di barbiturici si lascia morire, adagiandosi nuda sulla terra gelida, richiamando le immagini dei suoi versi. La sua storia è la sua poesia, e proprio la sua fine permetterà di capire meglio la tristezza e la profonda solitudine delle sue parole. “Guardami: sono nuda”, inizia così il suo Canto alla nudità, che apre e racchiude il senso ultimo dell’antologia, uscita nella sua terza edizione per Clichy a cura di Ernestina Pellegrini. Nudità che non è legata a pulsioni sessuali, ma che richiama un ricongiungimento ultimo, definitivo, con la terra, senza più alcun ostacolo, in quel viaggio senza ritorno agognato ormai da tempo nei suoi versi. “Morire per sapere”, come scrive in una lettera a Antonio Maria Cervi. (altro…)

Trenta per zero

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Solo alla fine, e non voglio essere io a svelarlo, la protagonista di “Trenta per zero” (il Palindromo, raffinata casa editrice siciliana, dal catologo innovativo e dall’accurata e originale manifattura libraia: nello specifico la copertina del libro di Mara Di Tella è strepitosa) rivela con chi si è identificata nel suo vagare per le strade di Roma, in un itinerario quotidiano e familiare, che si rivela un nostos, perché la riporta lì dove l’abbiamo sorpresa alla mezzanotte che apre il giorno del suo trentesimo compleanno: il letto di G., a casa del padre di lui.

Mi identifico in lui perché siamo entrambi senza meta, disoccupati e fuoricorso, persi tra una mattina e un’altra. Come naufraghi in mare, aggrappati con tenacia a un pezzo di legno, sbattuti dai venti andiamo alla deriva, eppure non abbiamo il coraggio di lasciare quell’unico appiglio e inventiamo motivi per continuare a cercare una riva. (altro…)

Chiacchierando con… Giuseppe Zucco

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Lo so, ti aspetteresti che io ti dica un bosco, o un posto in cui i cani corrano liberi e senza guinzaglio, ma è una delle estati più calde che io ricordi – così te la direi con Hemingway, ma con una variante stagionale. Un posto pulito, illuminato bene, ma dove fanno le granite buone, questo sì.

Questa è la risposta di Giuseppe Zucco, quando gli chiedo di immaginare uno sfondo per la chiacchierata sul suo primo romanzo, edito da Minimum fax. Lascerei che la granita si sciolga nel bicchiere, perché le risposte di Zucco sono così piene e autentiche, che mi dimenticherei certamente di tutto ciò che ci circonda.

Leggete il seguito, e capirete che ho ragione. (altro…)

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Le pietre”

Dieci buoni motivi

di Claudio Morandini

Foto di Fabiana Piersanti
Foto di Fabiana Piersanti

per NON leggere Le pietre

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1 – Il romanzo è ambientato in montagna. In montagna, capite? Ambientazioni che non si leggevano dai tempi di Rigoni Stern, o Buzzati, a parte qualcun altro più alla moda. Una montagna che non presenta alcun motivo di fascino, poi, aspra, polverosa, sassosa, opprimente. Chi ci andrebbe davvero su montagne così poco romantiche?

2 – Ma il romanzo fa ridere o inquieta? E perché inquieta quando dovrebbe far ridere e viceversa? L’autore dovrebbe decidersi, una buona volta.

3 – Il solito problema del finale. A Morandini i finali definitivi non piacciono, ormai lo abbiamo capito. Ma perché dovremmo risolvere sempre noialtri lettori la sua riluttanza a concludere?

4 – Ehi, dov’è Adelmo Farandola? Speravamo tanto in un sequel o in un prequel di Neve, cane, piede, con quel matto del vecchio montanaro e quella sagoma del suo cane di nuovo protagonisti. Invece in Le pietre fa una semplice comparsata il guardiacaccia, sai che roba. E queste pietre nemmeno parlano!

5 – Metafore, allegorie, ipotiposi, cosa si nasconde dietro alle pietre? Perché l’autore non ci fa la cortesia di dircelo più chiaramente? Altrimenti potremmo anche pensare che lui dissemini le figure a vanvera, e che a noi tocchi dare un senso anche a questo, oltre a tappare tutti i buchi (le crepe, anzi, le voragini) del plot.

6 – Si sentono troppe letture e troppa letteratura tra le righe, anche se l’autore sceglie di raccontare il tutto attraverso le voci di ingenui montanari. Alcune fonti vengono anche citate, come se ne sentissimo il bisogno: stavolta sono Ramuz, Ionesco, i narratori liguri come Paolo Bertolani o il Biamonti, e la Corinna Bille, che chissà chi era, poi – una svizzera, di sicuro, come troppi scrittori di riferimento del Morandini, da quando si è intestardito a scrivere di montagna.

7 – Non c’erano già troppi libri in giro con la parola “pietre” nel titolo?

8 – Ma perché tutti quegli “orca madosca”? C’era proprio bisogno di quell’infornata di turpiloquio? Lo sappiamo tutti che invece i montanari sono gente pia, schiva, che si sciacqua la bocca due volte prima di parlare.

9 – Perché l’autore si ostina a misurarsi con ciò che gli sta lontano, gli è ignoto, gli sta pure un po’ antipatico? Perché non segue l’andazzo, non scrive di sé, erigendosi a paradigma del mondo, o almeno della sua fascia d’età, invece di animare quelle figurette, quei personaggetti con cui nella realtà non scambierebbe nemmeno due parole?

10 – Scusate, infine, ma non vi sembra che manchi un po’ di Trascendenza? Non è tutto troppo terra-terra, o roccia-roccia, quel che leggiamo? Anche il mistero, alla fine, risulta essere fatto solo di sabbia, pietra, vita minerale… E già che ci siamo: dov’è il Messaggio? Perché abbiamo cercato dappertutto, anche sotto le famose pietre, ma non ci pare di averlo trovato…

I libri di Alice: Gilgi, una di noi

di Alice Pisu 

Libraia e giornalista, al timone con Antonello Saiz dei Diari di bordo, libreria indipendente a Parma, con la rubrica "I libri di Alice"
Libraia e giornalista, al timone con Antonello Saiz dei Diari di bordo, libreria indipendente a Parma, con la rubrica “I libri di Alice”

 

 

 

 

 

 

 

 

Gilgi, una di noi. Irmgard Keun

Letture di Alice Pisu. Prosegue il viaggio nell’editoria indipendente di Alice Pisu (Libreria Diari di bordo) per raccontare Gilgi, una di noi, di Irmgard Keun, tradotto per la prima volta integralmente e pubblicato da L’orma, dopo più di ottant’anni dal rogo nazista e dall’edizione censurata dal fascismo

 

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Da qualche parte, a Colonia, risuona una canzone d’amore da un grammofono, Marilù, Marilù, ascolta me… lui non è l’uomo giusto per te. Colonia può essere molto triste negli anni Venti. Gilgi tiene ben stretta la sua vita ordinaria, le certezze del lavoro da stenotipista nella ditta del signor Reuter, la vita da figlia unica in una famiglia borghese, i Kron, in cui i momenti di condivisione, come la colazione, scorrono in silenzio a mangiare pane imburrato e a bere una miscela di caffè macinato, cicoria, orzo e caffè di Karlsbad. L’abitudine sconfigge ogni resistenza. Si sente una donna libera Gilgi, con i suoi 150 marchi al mese può permettersi una mansarda in cui rifugiarsi di tanto in tanto, andare in pasticceria con Olga che è il colore più bello della sua vita, comprare bei vestiti e avere sempre in borsetta la cipria di Houbigant che però non è più come una volta, meglio quella di Hudnut. Non si farà turbare troppo neanche da una scoperta legata al suo essere al mondo. Sa che le sue azioni e il suo destino dipendono solo dal suo volere, le sue pretese non sono mai oltre la sua portata: è questo a renderla libera. (altro…)

Nello Zaino di Antonello: ULTIMO ZAINETTO PRIMA DI SETTEMBRE

di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

 

Arrivederci a Settembre, con questo spazio che mi ha salvato la vita.

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Per molti mesi nel mio blog, Verso il sole, ho raccontato, con durezza e lucidità, giorni, ore e istanti di quel baratro nel quale eravamo caduti io e il mio compagno a causa della sua Leucemia. Una grande e bella storia d’amore che si andava a interrompere e finire dolorosamente per via di quella inaspettata malattia che mi scaraventava nell’esercito degli abbandonati. Dopo una battaglia di sei mesi mi ritrovavo solo, sopraffatto e soffocato da un dolore persistente. Poi all’inizio dell’autunno arriva quello strano e insolito invito a collaborare, con uno spazio di suggerimenti, sul Blog di Giuditta Casale. Come un segno, una traccia per me, questa possibilità di raccontare. Con il racconto delle cronache dalla Libreria io, che con la scrittura non sono un portento di grammatica e sintassi, mi sono ritrovato. Scrivere e documentarmi mi hanno aiutato a superare quelle orribili sensazioni di tristezza; scrivere mi ha aiutato a tirar fuori non solo il vissuto ma a trasmettere le mie esperienze di libraio e lettore, le mie emozioni e le mie sensazioni. Allora, al diavolo le bestemmie sintattiche! Scrivere di libri mi è servito per aiutarmi a liberarmi dal peso di quel dolore che, inconsapevolmente, avrebbe potuto condizionare il mio presente. 20158374_10214264062024118_260907673_n (altro…)

I Tre Colori di Marco Patrone (Recensireilmondo)

Marco Patrone blogger
Marco Patrone
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www.recensireilmondo.com

 

AMARANTO

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Amaranto, con un certo margine di approssimazione e incrocio con altri colori, è la copertina de “L´amore dell´ultimo milionario” di Francis Scott Fitzgerald qui edito da Alet. Ho scoperto e preferito questa ad altre edizioni (dove il romanzo viene ad esempio chiamato Gli ultimi fuochi) in quanto curatissima, ricca di cenni sulla gestazione del romanzo, sofferta come spesso accadeva allo scrittore americano, e liberata dalle propaggini e interpolazioni che Edmund Wilson inserì per poter pubblicare il romanzo postumo e in forma completa (ma non in quella in cui l´autore ce l´aveva lasciata). Ci troviamo di fronte a un romanzo incompiuto, ma lo stesso un capolavoro di uno scrittore maturo e che avrebbe potuto dare ancora tantissimo, visti i livelli raggiunti nella padronanza della lingua, nel dialogo, nel creare le atmosfere (qui una Hollywood che già presagisce la propria decadenza).

Il colore e lo scrittore

L´ultimo Fitzgerald è amaranto, con striature luttuose di viola, amaranto come potrebbero essere le luci di un bar o di un club, come potrebbe essere la decadenza, ma una decadenza gloriosa. (altro…)

La fine dei vandalismi

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Ho scelto di non prendere “La fine dei vandalismi” di Tom Drury (NN Editore) di petto, ma di leggerlo a piccoli passi, solo di sera, prima di chiudere la giornata con il sonno. Perché la storia della comunità di Grouse County ha un respiro lungo e profondo, che gode della lentezza e della permanenza. Forse perché è uscito a puntate sul New Yorker, nel 1994, e credo che questa modalità editoriale non possa essere indifferente nell’esito della narrazione e negli intenti del romanzo. (altro…)