Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Tenebre”

Dieci Buoni Motivi

di Elia Gonella

Elia Gonella

per NON leggere “Tenebre

Tenebre

 

Non leggete Tenebre perché:

  1. È una raccolta di racconti: cosa c’è di peggio?;
  2. Se proprio dovete leggere dei racconti, in giro se ne trovano di più rassicuranti;
  3. Voglio dire, nella prima storia una ragazza si ritrova uno scarafaggio vivo dentro il cranio;
  4. E andando avanti, le cose non migliorano;
  5. Come se non bastasse, non è sempre facile dividere i personaggi in buoni e cattivi;
  6. E spesso non hanno nemmeno un nome! “L’uomo”, “la ragazza”, “il bambino”… l’autore poteva impegnarsi un po’ di più!;
  7. Non ci sono descrizioni di paesaggi suggestivi né di piatti della tradizione regionale;
  8. Ho già detto che si tratta di una racconta di racconti? E i racconti non vendono – non vorrete mica essere gli unici a comprarli?;
  9. Il libro è permeato da un certo pessimismo: non vi motiverà a essere più in forma, più felici e più produttivi;
  10. Si parla di paura, di perdita, di case abbandonate, demolite, infestate dagli oggetti lasciati dai morti, di amicizie tradite. Tanto valeva allegare al libro un proiettile per spararsi in testa.

I Tre Colori di Educhiamo!

Valentina Ferri blogger di "Educhiamo!"
Valentina Ferri
blogger di “Educhiamo!”

La vita è fatta di colori e così i libri, che della vita parlano. Quando però Giudittalegge mi ha invitato a raccontare tre letture abbinate ai colori, la scelta non è stata così immediata, ma come al solito mi sono affidata all’istinto.

E così, ho scelto tre colori e di conseguenza, i libri che me li ricordavano: forse quello era il colore preponderante delle illustrazioni o forse semplicemente, quello era il colore dell’emozione associata a quella lettura.

La letteratura per l’infanzia offre una grandissima scelta e… spero che questa piccola selezione vi piacerà! (altro…)

Nello Zaino di Antonello: Narrazioni che nascono dalle librerie.

di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

Narrazioni che nascono dalle librerie.

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Le librerie sono contenitori di storie e per poter stare in piedi devono saper creare una comunità a partire da quelle storie. Le narrazioni che nascono all’interno di una libreria ma anche in Rete scaturiscono dalla scelta dei libri, dai racconti legati a quella libreria, dai librai ma anche dagli autori e le case editrici che vengono ospitati. In questi racconti e narrazioni che nascono in libreria ci deve essere sempre una umanità toccante che coinvolge il lettore.
A proposito di storie da narrare… Qualche giorno fa un giornalista mi ha scritto a proposito delle mie NonRecensione su “Vincoli” di Kent Haruf che io devo limitarmi a vendere libri, a fare il libraio e non allargarmi in territori che non sono i miei. Con il dovuto garbo, gli ho fatto capire che il mestiere del Libraio é profondamente cambiato negli ultimi anni e che se si vogliono vendere libri e non biro e non matite e non souvenir e bicchieri di vino devi attrezzarti a saper fare di tutto intorno a un libro. Anche raccontare Storie. Ho cercato di tranquillizzarlo, spiegando che non è mia intenzione sconfinare in campi che non sono di mia competenza. Occorrono competenza e professionalità per certi mestieri, ed io non ho strumenti tecnici per fare recensioni e non ho fatto un percorso di studi sull’analisi critica, per cui mi limito a mie impressioni, a piccole cronache e narrazioni, cercando semplicemente di coinvolgere. Io, certo, faccio di mestiere il libraio e lo rivendico pure a gran voce. Ma se il mio scopo principale è quello di andare ad intercettare il pubblico dei lettori pigri e dei non lettori e farli diventare lettori veri, iper-lettori, questo implica anche mettersi un cappello di lustrini e le piume di struzzo al collo. Sì per vendere libri si deve fare anche quello che io chiamo lo sciò. Stupire e raccontare storie. Se vuoi creare una comunità intorno ai libri, non puoi assolutamente pensare di startene nascosto dietro una scaffalatura e togliere la polvere. I libri se vuoi venderli li devi comunicare. Ecco perché anche questa settimana è arrivato in Libreria il nostro fotografo Emiliano con la sua attrezzatura e gli specchi e io e Alice siamo andati fuori a fare i “Poseur”. E siamo felici quando in libreria arrivano quei tre monelli di Jacopo Masini, Ivano Porpora e Roberto Camurri e ci aiutano, con ironia, a rendere vivaci le presentazioni, frizzanti le serate intorno ai libri. Queste sono le belle narrazioni che scaturiscono in libreria e quando a fine presentazione vedi i lettori circondare la cassa per acquistare i loro libri, anche quelli vecchi di qualche anno, allora dici: – questa formula funziona. Questo allargarsi aiuta. (altro…)

Chiacchierando con… Biagio Russo e Daniela Pareschi

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Non chiedo, com’è tradizione del Chiacchierando, a Biagio Russo e Daniela Pareschi dove ci saremmo visti per chiacchierare di “Aiaccio” (Lavieri), perché non sarebbe possibile luogo diverso dal tendone del Circo Aladin sotto il cielo di gomma a spicchi colorati, sentendo ancora l’afrore nauseabondo della chiazza di merda di Menelik, in cui il pagliaccio, ex acrobata, Aiaccio è caduto di faccia.

AiaccioSedetevi intorno a noi sulle gradinate del circo, breve spazio d’oblio separato dal resto del mondo: citazione di Henry Miller sul circo che come poche si attaglia al poetico “Aiaccio”.

È così sapiente l’equilibrio tra il testo di Biagio Russo e le illustrazioni di Daniela Pareschi in “Aiaccio” che sembra che abbiano lavorato fianco a fianco, scambiandosi spunti e condividendo impressioni.  (altro…)

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Una serie ininterrotta di gesti riusciti”

Dieci motivi

di Alessandro Giammei

Alessandro Giammei

per NON leggere Una serie ininterrotta di gesti riusciti”

Una serie ininterrotta di gesti riusciti

  1. Dicono tutti che questo è il mio primo romanzo, ma penso sia una questione di marketing. Ad essere onesti, è una specie di almanacco di fatti miei che, ogni tanto, sembra perfino un saggio. Chi ha cuore di sacrificare il tempo angusto della lettura sull’altare dei fatti miei? I saggi poi, se non ti pagano per leggerli, corteggiano addirittura il masochismo.
  2. C’è un’appendice bibliografica di ben dieci pagine. Piena di donne tra l’altro. Sull’autofinzione, per dire, c’è Teresa Ciabatti ma non c’è Michele Mari.
  3. Simone Marchesi, un filologo e traduttore che sta appunto scrivendo un libro su filologia e traduzione dopo aver preso la tenure a Princeton (non un passante, insomma), ritiene che a pagina 84 io abbia sbagliato a trascrivere un verso da una poesia che Fitzgerald ha scritto a vent’anni su Princeton, quando studiava a Princeton. Marchesi, che ha studiato a Princeton anche lui, nota che il verso in questione è ipermetro, e che con ogni probabilità ho banalmente latinizzato “sequestered” in “sequestrated”. La mia traduzione sulla pagina successiva poi (“segregata”) non è affatto pacifica. Inoltre, varie altre cose non tornano: Valerio Magrelli non ha mai parlato in radio del ponte della Garbatella, l’uscita dal raccordo per arrivare a Mostacciano non è la 27, Severino Antonelli di Marsilio ha praticamente l’età mia, Domenico Starnone e Dacia Maraini non sono venuti in America nello stesso semestre, io e Michela Murgia non stiamo su whatsapp solo la sera, eccetera. E poi tutto questo namedropping diventa insopportabile.
  4. Sebbene la mia professoressa del liceo mi trovasse immancabilmente ‘verboso’ e la mia mentore a Princeton mi abbia ricordato più volte che ‘writing is knowing when to stop’, questo libro è pieno di frasi lunghe—a loro volta piene di avverbi, aggettivi e simili chincaglierie. Assurdamente, contiene al contempo un capitolo intero dedicato a Jhumpa Lahiri, che forse è l’autrice meno verbosa e più assolutamente sobria dell’intero canone occidentale. D’altronde Fitzgerald diceva che il sintomo primario di una vera intelligenza è la capacità di tenere in mente due idee opposte eccetera eccetera.
  5. Tutti i miei amici e colleghi italofoni mi scrivono assai carinamente su facebook e per email dicendomi che gli è piaciuta moltissimo la scena del primo capitolo in cui mi lavo le mani dai succhi dell’hamburger usando la brina nell’erba del prato davanti a Nassau Hall. Non ho il coraggio di ammettere che quel passaggio è un plagio clamoroso dal primo canto del Purgatorio, in cui Virgilio fa quella cosa lì per lavare il viso di Dante dalla fuliggine e dalle altre zozzerie dell’inferno. Tutto ciò mi pare, per molti versi, increscioso.
  6. A un certo punto nel libro dico che tornerò sulla questione di Fitzgerald a Roma, che è interessantissima. Non è vero, non ci torno mai.
  7. Verso l’inizio mi vanto di aver incontrato Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, in un bar, ma non sono sicuro che fosse davvero Jeff Bezos. Più avanti parlo di un incontro col premio Nobel Toni Morrison e sembra una faccenda incantevole e mitologica, ma in realtà si è trattato di un mezzo minuto piuttosto sbrigativo e pioveva.
  8. È un libro inquietantemente narcissico, nel senso che parla continuamente di sé. Parla della propria copertina, del proprio editore, della propria collana, di altri libri di quella collana, della propria bandella, della propria appendice, persino della propria quarta di copertina. E in quella quarta di copertina ho tradotto la prima pagina del Grande Gatsby usando incongruamente “accolli” per “bores” solo per fare uno scherzo a Chiara Valerio.
  9. Il finale, pur nel suo ottimismo, è tristissimo.
  10. È un libro che parla di cose imbarazzanti. Parla di finzione, speranza, incanto, soldi, accademia, genealogia, vittoria, nostalgia, ostinazione, ambizione, razza, vergogna. Su queste cose sono stati scritti tanti libri decisamente migliori di questo. Per esempio, Il Grande Gatsby.

La Recensora della Domenica: Vincoli

di Francesca Maccani

Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.
Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.

Eccomi reduce dall’ultimo viaggio a Holt. La valigia ancora giace accanto al letto.

Ho appena concluso la lettura dell’esordio letterario di uno degli autori cui sono maggiormente legata perché è da lui che sono partite la mia nuova vita fra i libri, la passione per la casa editrice NN Editore le indipendenti e, da ultima, l’idea del blog che poi è diventato una pagina fb.

000“Vincoli” è, in ordine di pubblicazione, il primo romanzo che lo scrittore americano pubblica, diversi anni prima della trilogia, nel 1984

L’ambientazione è sempre la stessa, la piccola cittadina del Colorado, sorta grazie a un’ondata migratoria tardo settecentesca, generata dalla famosa conquista del West a opera dei pionieri. (altro…)

Le Comodine a Holt

Disegno amiche

Non ricordo la prima volta che ci siamo incontrate ciascuna con il suo libro da condividere con le altre, ripescato nella libreria tra quelli che più hanno modificato il modo di essere di ciascuna. Ricordo, invece, nitidamente come ci siamo costituite: un tweet, che è stato come un segnale di fumo, per riconoscersi e ritrovarsi. Me lo scrive Cinzia Grenci, giornalista lucana della Rai:

che tristezza i comodini senza libri.

Risponderle è stato facile: il mio è sommerso dai libri! Potete immaginare che anche il suo lo sia, nonostante per la verità, lei è una lettrice digitale.

Da quel momento, abbiamo chiamato a raccolta le amiche dell’una e dell’altra per incontrarsi, scambiarsi impressioni e suggestioni sui libri appena letti o letti tanto tempo fa ma ancora vivi nella memoria. Una volta al mese, per ritrovare insieme la parte più vera di ciascuna.

Le “Comodine” ci siamo chiamate, e mi piace nominarle per voi una a una: io e Cinzia ci siamo già presentate, Federica (che chi legge il blog ben conosce come lettrice dal gusto impeccabile e dallo sguardo sottile), Adriana e Anna (che documenta in una lista dettagliata gli scambi e i suggerimenti che abbondano in ogni riunione, e che ha contagiato la prima in un vezzo che racconta bene il loro rapporto con i libri e il perché siano amiche: se amano un libro preso in prestito, se lo ricomprano per averlo sempre con loro. Inutile dirvi quanti ne hanno comprati con questo sistema), Dina (che spesso ci ospita nel suo studio di traduzione, offrendoci dell’ottimo thè, sempre accompagnato dal dolce), Rosaura (lettrice dai gusti precisi e chiari), Donatella (dalle radici scientifiche e dall’anima umanistica, come l’illustre conterraneo Leonardo Sinisgalli), ben due Maria, una compagna di sempre di avventure letterarie e l’altra che è lettrice di acuta sensibilità, ultima arrivata ma come se ci fosse sempre stata, Patrizia. Talvolta si aggiungono, e per noi è sempre una gioia, Annarita e Daniela. (altro…)

Nello Zaino di Antonello: HOLT, PARMA,COLORADO.

di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

HOLT, PARMA ,COLORADO.

_2011632Qui nella libreria di Holt, Parma, sono accadute da sempre strane cose. Tra noi campagnoli semplici e alla buona della contea di Holt, Parma, Colorado, siamo stati vaccari spalatori con tanto di camicie a quadri e stivaloni western per il lancio di “Crepuscolo” nel maggio del 2016 ma pure Addie e Louis de “Le nostre anime di notte” nel marzo del 2017.
0000000000000Situata nella pianura sconfinata del Colorado, Holt è diventata una cittadina molto conosciuta e amata tra i lettori della nostra libreria di Borgo Santa Brigida fin dalla primavera del 2015. Quella tipica cittadina della provincia americana aveva trovato dentro il cuore di quei lettori speciali un posto particolare sin da subito. In quella contea in cui il tempo e lo spazio sembrano essere sospesi e come amplificati, i lettori dei Diari di bordo ci hanno costruito casa e hanno eletto Holt a loro capitale letteraria. E potrei citare a memoria quel sabato pomeriggio estivo in cui convinsi in un solo colpo Anna Maria e Claudio e Andrea e Igino ad andare a Holt. (altro…)