Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Breve storia amorosa dei vasi comunicanti”

Dieci Buoni Motivi

di Davide Mosca

davide-mosca

per NON leggere “Breve storia amorosa dei vasi comunicanti” 

Breve-storia-amorosa-dei-vasi-comunicanti-davide-mosca

1 Il protagonista è un ragazzo di oltre un quintale che non apre bocca quasi mai.
2 La protagonista è una ragazza di nemmeno mezzo quintale che non chiude quasi mai bocca.
3 Si incontrano per uno scherzo del destino.
4 La vicenda è ambientata in Liguria ed è piena di liguri.
5 Non solo è ambientata in Liguria, ma pure di inverno.
6 I personaggi tendono a non sapere cosa fare del proprio corpo.
7 Quando gli altri narratori scrivono “e vissero felici e contenti”, qui siamo ancora a metà della storia.
8 I baci sono quasi sempre baci mancati.
9 C’è un bellissimo colpo di scena, a pagina uno.
10 È un libro che si taglia con un grissino.

Dalla Terra alla Luna

Renato Cantore

(Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Cronache Lucane l’11 luglio in occasione dell’uscita del libro nelle librerie)

Petrone CronacheLucaneLa sera del 30 novembre 1609 Galileo Galilei puntò il cannocchiale per la prima volta verso la Luna, e quello che vide e che descrisse nel Sidereus Nuncius cambiò per sempre la percezione di essa, e fu l’inizio di quella rivoluzione scientifica, che ha mutato il nostro essere nel mondo.

La genialità dello scienziato consisté nel perfezionare il cannocchiale inventato dagli olandesi, per trasformarlo in un telescopio, come lui stesso lo definì, e puntarlo non sulla terra per scopi militari e difensivi, ma verso il cielo, rendendolo uno strumento scientifico capace di rivoluzionare l’astronomia.

Un piccolo ed efficiente telescopio è il regalo che all’età di dieci anni ricevette il baronetto Wernher von Braun dalla madre, che come una “fata ignorante” segnò inesorabilmente il destino del figlio, al quale da quel momento non sarebbe più mancata la voglia di guardare il cielo, come ricorda Renato Cantore, giornalista e scrittore lucano, in “Dalla terra alla luna”,  l’entusiasmante e sobrio racconto per la casa editrice calabrese Rubbettino, della missione spaziale per eccellenza, che portò cinquant’anni fa, dopo tre secoli e mezzo dalla prima “visione” galileiana, il 20 luglio 1969, l’uomo sulla Luna, segnando il predominio culturale e scientifico degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione Sovietica, che pure solo qualche anno prima con l’impresa di Yuri Gagarin aveva mostrato quanto fosse più avanti nella tecnologia spaziale.

Il volume è introdotto dalla prefazione di Tito Stagno, il giornalista Rai che andò in onda per 25 ore per raccontare la missione spaziale agli Italiani, con una professionalità giornalistica che è rimasta nel cuore di chi l’ascoltò e nelle pagine del giornalismo televisivo italiano.

Con Marco Spagnoli Renato Cantore ha firmato anche il documentario “Luna Italiana Rocco Petrone e il viaggio dell’Apollo 11” prodotto dall’Istituto Luce-Cinecittà per A+E Networks Italia con il patrocinio di Agenzia Spaziale Italiana e in collaborazione con NASA, che andrà in onda il 18 luglio alle 22.40 su History, canale 407 di Sky

(altro…)

Nello Zaino di Antonello: TRA #LISTEBELLE E PICCOLE RASSEGNE

TRA #LISTEBELLE E PICCOLE RASSEGNE

Foto di copertina di EMILIANO ZAMPELLA
Foto di copertina di EMILIANO ZAMPELLA

Rianimare un piccolo borgo appartato del centro storico con la Cultura e i Libri è lo scopo della nostra mini rassegna estiva “E… state nel borghetto”. Nonostante il caldo infernale, le adesioni dei lettori e degli appassionati di cultura è massiccia. Abbiamo raggiunto un record di presenze Venerdì 5 luglio durante la tappa parmigiana del Festival Internazionale della letteratura di viaggio. Erano oltre cinquanta le persone accorse all’Anteprima parmigiana di questo Festival, giunto alla sua IV edizione, e che prevede numerosi appuntamenti in tutta Italia prima delle celebrazioni conclusive in Sardegna, con anteprime in diverse città e sinergie con numerose librerie e realtà culturali. Anche quest’anno i Diari di bordo hanno collaborato con il Festival Internazionale della letteratura di viaggio ospitando un incontro doppio con Antonio Boschi e due musicisti dei Best Before War, Matteo Scheggia e Giorgio Alfano per la presentazione del nuovo libro di Antonio Boschi e Lorenz Zadro, edito da Arcana, “Blues Pills e altre storie” e, nella seconda parte, presentazione di “Ctrl – Persone, luoghi e altre storie”, Gli ultrauomini con il direttore Nicola Feninno. (altro…)

È tempo di ricominciare

dav

“È tempo di ricominciare” a leggere il proseguo dei destini incrociati di Henny, Käthe, Ida e Lina, quattro donne fantastiche nate ad Amburgo nel 1900 dalla penna e dalla fantasia di Carmen Korn, in omaggio alla città in cui vive.

davLe ho conosciute in “Figlie di una nuova era”, pubblicato da Fazi nella traduzione di Manuela Francescon e Stefano Jorio, e con loro ho attraversato le vie e i ponti di Amburgo, sono entrata nelle loro case, nella clinica di ostetricia in cui Henny e Käthe lavorano, nell’elegante dimora di Ida e nella scuola dove Lina insegna. A braccetto di ciascuna di loro ho incontrato vari personaggi, talora meschini più spesso di grande umanità. Mi sono innamorata con lo sguardo di ciascuna di loro del fascinoso Tian, del poetico Rudi, del generoso Theo e dell’infantile Lud, e della splendida ed esuberante Louise.

Con loro ho attraversato la Storia del primo Novecento, il clima sospettoso del nazismo e le atrocità della guerra, che scompagina le vite e disperde affetti e amicizie, mette in crisi scelte e suggerisce reazioni e comportamenti, gesti e decisioni. (altro…)

Chiacchierando con… Francesca Capossele

atlantic Berlino

Cara Giuditta, io credo che viviamo molte vite e incontriamo sempre le stesse persone, per cui sono molti i posti dove avremmo potuto chiacchierare davanti ad un bicchiere di vino. Ma io amo la Germania, e mi piace credere che ci incontreremo al caffè Atlantik, a Berlino, quartiere Kreuzberg. Ammesso e non concesso, che esista ancora, fino a cinque anni fa c’era.

Francesca CaposseleE allora ammesso e non concesso che esista ancora a distanza di cinque anni da quando Francesca Capossele l’ha frequentato, c’è posto anche per voi accanto a noi, così che possiate ascoltare, pardon leggere, le parole sublimi che la scrittrice mi riserva in questo confronto così ricco e suggestivo su “Nel caso non mi riconoscessi”, il secondo romanzo di Capossele sempre edito da Fandando Playground.

Con il giusto equilibrio tra ritmo narrativo incalzante e cura e passione per i dettagli che rendono l’ambientazione precisa e puntuale, in “Nel caso non mi riconoscessi”, seconda prova narrativa per Francesca Capossele, dopo l’esordio sempre per Fandango Playground con “1972” pubblicato nel 2016 (di cui ha parlato sul blog la Recensora della Domenica, Francesca Maccani QUI), la seconda metà del Novecento viene guardata da un punto particolare e nevralgico: al di là del Muro di Berlino, dall’altra parte della Cortina di ferro, la cicatrice che ha tagliato in due l’Europa per tutta la seconda metà del Secolo Breve e la cui scomparsa ha di fatto rappresentato la fine di un’epoca, quella nata all’indomani della seconda Guerra mondiale con i due blocchi contrapposti e la guerra fredda. 
La storia della protagonista Alda, laureata in matematica a Ferrara, è scandita in tre tappe temporali: 1939-1953 il tempo tragico della guerra e la fuga nella DDR una volta ristabilita la pace; 1953-1989 la guerra fredda vista dall’angolazione del tutto particolare di una donna italiana emigrata volontariamente in un paese socialista; ultimo breve battito di tempo 1989-1995 con la fine delle grandi ideologie del secolo e la speranza di un mondo nuovo senza più cicatrici né barriere né muri, che però in virtù dell’ottica particolare di Alda viene investita dalla malinconia e dalla nostalgia non tanto di un’epoca quanto degli ideali che l’hanno sorretta e tradita.
Per me nata negli anni Settanta la storia di Alda è la storia di una generazione responsabile della mia epoca e del mondo in cui sono vissuta e che da insegnante oggi sento lontana e sconosciuta alle nuove generazioni con un misto di sofferenza e di rammarico.  (altro…)

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Il romanzo dell’anno”

Dieci buoni motivi

di Giorgio Biferali

Giorgio Biferali

per NON leggere “Il romanzo dell’anno

Il romanzo dell'anno

  1. Per il titolo, ma l’autore chi si crede di essere?
  2. Per la copertina, in cui c’è il mare, e guarda caso il romanzo è uscito non appena è arrivata l’estate.
  3. Per la copertina, in cui c’è una ragazza che rimane a galla, nel mare appunto, e guarda caso la protagonista è in coma, non sarà un po’ troppo didascalica?
  4. Perché anche se finge di guardarsi intorno, con le elezioni americane, la Brexit e tutto, sotto sotto, il romanzo è ambientato a Roma, come quello precedente.
  5. Perché parla dei millennials, anche se non ho ancora capito bene che cosa siano.
  6. Perché ci sono intere pagine dove c’è una sola frase, cos’è, Fabio Volo?
  7. Perché è un romanzo fatto di lettere. Dai, su, ma chi le scrive più le lettere?    
  8. Perché parla d’amore, come il romanzo precedente, e anche di più.
  9. Perché c’è un lieto fine.
  10. Perché è pieno di elenchi, che somigliano un po’ a questo.

 

Ballata dei miracoli poveri

Mimmo Sammartino

Il seguente articolo è uscito il 3 luglio su Cronache Lucane

Prima Pagina Sammartino_LIEra il 2004 quando per Sellerio vedeva la luce “Vito ballava con le streghe”, una storia antica incistata negli elementi antropologici e ancestrali del Sud e in particolare della Lucania, che trovava aderenza anche in un luogo, il percorso delle sette pietre a Castelmezzano, paese natale di Mimmo Sammartino. L’opera era piaciuta molto a Elvira Sellerio, che nel 2006 pubblica nelle eleganti edizioni blu che hanno contraddistinto la casa editrice che porta il suo nome “Un canto clandestino saliva dall’abisso”. In entrambi i racconti la voce di Mimmo Sammartino prende le sue caratteristiche più vere e intime, nonostante la diversità del tono e dei contesti narrativi, delle voci narranti e dei contenuti. In quel miscuglio di lirico e teatrale germoglia “Il paese dei segreti addii”, edito nel 2016 per un’altra casa editrice nata e coltivata da una donna che i libri li sa fare e ama farli: Francesca Chiappa di Hacca edizioni. Per Hacca nel 2017 rivede la luce anche una nuova edizione di “Vito ballava con le streghe” con una postfazione dello stesso Sammartino che è una riflessione di poetica fondamentale, che tanto ha a che vedere con il labor limae e la piena maturità di cui “Il paese dei segreti addii” è rappresentazione piena e consapevole (QUI la mia lettura).

IMG_20190703_102258Di recente in libreria, sempre per Hacca, “ballata dei miracoli poveri”: apparentemente il proseguo narrativo di “Vito ballava con le streghe”, in realtà un ulteriore passo nella scrittura di Mimmo Sammartino, che rende il libro un proseguo stilistico di “Il paese dei segreti addii”, nonostante il protagonista sia proprio il misero Vito, in preda al senso di colpa per aver causato la morte della moglie strega, e alla ricerca di una fine che lo liberi ineluttabilmente da esso.  (altro…)

Lo Scaffale di Andrea: Tesoretto

di Andrea Cabassi

Andrea Cabassi

 

 

 

 

 

ALMANACCHI, LUNARI, RACCONTI

Recensione al libro di Johann Peter Hebel

TESORETTO dell’amico di casa renano (Quodlibet)

Tesoretto

In “C’è una cometa in cielo. Nota d’almanacco in onore dell’Amico di casa renano, saggio iniziale del suo bellissimo libro “Soggiorno in una casa di campagna” (Adelphi. 2012) W. G. Sebald  dedica pagine molto sentite allo scrittore di origini svizzere Johann Peter Hebel da lui molto amato. C’è una parte di quel saggio fortemente evocativa. E’ quando Sebald parla di almanacchi, calendari, del nonno: (altro…)